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2011

Cara Concita,

Gentile Direttore,
 Siamo un gruppo di donne italiane residenti a Nijmegen, Olanda. Veniamo da tutti gli strati sociali e da tutte le regioni, siamo emigrate per motivi diversi e abbiamo professioni disparate. Le uniche due cose che ci accomunano sono il nostro Paese d’origine ed il fatto di abitare nella stessa città. Alcune di noi sono qui da più di quarant’anni, altre solo da dieci. Tutte noi torniamo regolarmente in Italia durante le vacanze e molte di noi seguono quotidianamente le vicende italiane attraverso internet o la TV via satellite.
 La ragione per cui le scriviamo è che, nonostante le numerose diversità culturali, sociali e politiche, ci siamo trovate unanimi nello sgomento di fronte alle vicende politico-sociali italiane dell’ultimo decennio, vicende che per noi sono incomprensibili ed ingiustificabili. Non intendiamo fare un compendio di tutti gli articoli pubblicati dal suo giornale e da altre fonti giornalistiche italiane ed estere, quello che non capiamo è come mai di fronte ai soprusi sempre più grotteschi di un governo il cui unico compito è dichiaratamente e palesemente quello di rendere invulnerabile se stesso e i suoi cari con metodi para-mafiosi, compresa la delegittimazione dello stato giuridico e l’uso illegittimo delle forze dell’ordine, non si sia ancora riusciti ad organizzare un’adeguata reazione e a fornire un’adeguata alternativa. L’accanimento contro le attività illegittime del presidente del consiglio – un vecchio malato e demente nelle parole della sua stessa ex moglie – pare essere l’unica manifestazione tangibile dell’esistenza di un’opposizione e come tale suscettibile di critiche non del tutto infondate. Come disse Beppe Grillo in un recente intervento ad AnnoZero: Berlusconi non è la causa, è solo un sintomo. Il sintomo di un sistema incancrenito e metastatizzato in cui ogni cellula si sta arrendendo alla malattia.
 Ci permettiamo di ricordarle che proprio grazie al voto di noi italiani all’estero è stato possibile cinque anni fa mandare al governo l’opposizione a Berlusconi e a tutto quello che il suo partito rappresentava. Ebbene, potrà capire quale enorme delusione sia stata per noi constatare giorno dopo giorno che i rappresentanti eletti anche col nostro voto non hanno saputo dar seguito alle promesse elettorali ed hanno perfino adottato pratiche non dissimili da quelle della classe politica che avrebbero dovuto spazzare via. Ci sarebbe quasi da dar credito alle teorie dietrologhe pubblicate qualche tempo fa secondo cui Berlusconi avrebbe tutto il PD sul libro paga: un’ipotesi alla quale non vogliamo credere per il rispetto che ancora portiamo ad una parte delle istituzioni italiane. Ma le pare ammissibile che oggi l’unico referente per la difesa dell’unità d’Italia e della costituzione sia l’onorevole Gianfranco Fini? Le assicuro che per noi, a millecinquecento chilometri da Roma, sembra un’allucinazione che nemmeno Andrea Pazienza avrebbe potuto concepire.
 Nei giorni scorsi, sulla stampa internazionale, sono stati fatti paragoni poco edificanti (comme d’habitude) tra gli italiani e le rane bollite vive. Secondo il New York Times siamo un popolo anestetizzato dalle televisioni di Berlusconi. Ebbene, noi che siamo immuni dall’anestesia in quanto fuori dall’area di ricezione delle suddette televisioni, diciamo che non si può sempre e solo dare la colpa ad un capro espiatorio per deresponsabilizzarsi. Le colpe e i misfatti di Berlusconi e della sua banda sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia non è la Cina: la libertà di stampa esiste ancora e per ogni emittente televisiva e testata stampa di Berlusconi ce n’è una con opinioni contrarie, altrimenti non si capirebbe l’accanimento – altrettanto criticato – di Berlusconi contro la TV e la stampa comunista. Non accettiamo l’ipotesi che in Italia ci sia un’unica voce mediatica, un solo grande fratello che domina le vite di tutti gli italiani. Se fosse così nessuno guarderebbe Ballarò, AnnoZero, Che tempo che fa, L’infedele e tutti gli altri programmi che fanno opposizione. Nessuno leggerebbe l’Unità e la Repubblica e nessuno avrebbe firmato il suo appello della settimana scorsa.
A noi sembra che l’opposizione in Italia sia ora affidata unicamente a giudici e giornalisti. Dove è l’opposizione politica? Quell’opposizione che ha il dovere prioritario di far sentire la nostra voce, ha il dovere primario di delegittimare il governo e di disconoscere il parlamento con qualunque mezzo possibile. E se il voto di sfiducia non basta, ha il dovere di trovare altre forme di lotta adeguate alla portata del problema e soprattutto soluzioni davvero alternative alle logiche e alle pratiche del governo che intende sostituire.
 Gentile direttore, noi siamo donne, madri, nonne italiane che per tutta la vita hanno dovuto trovare il modo di adattattarsi ad un ambiente nuovo, ad una cultura diversa e ad una lingua non romanica. Abbiamo cresciuto i nostri figli tra ariani orgogliosi e sempre meno tolleranti. Abbiamo lottato per conquistarci il rispetto degli autoctoni. Lo abbiamo fatto da sole, contro le istituzioni, la cultura e la società locale, con il solo appoggio dei nostri mariti e della nostra fede in noi stesse. Ci pare inconcepibile che in Italia i partiti dell'opposizione non siano capaci di detronizzare un despota vecchio e malato e la sua corte di lacchè e mandarini. La preghiamo cortesemente di farsi portavoce delle nostre opinioni presso il movimento politico che il suo giornale rappresenta ma che ha smesso da troppo tempo di rappresentare noi.
 Cordialmente (31 gennaio)
 
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