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2011

integratie

Siccome ero partita con l’idea di parlarvi delle ultime esternazioni del ministro Donner, oggi che tutti sono a Cannes per il festival del film pubblicitario mi prendo il lusso di farlo, così poi posso andare in vacanza tranquilla.
Allora, venerdì scorso il nostro ministro dell’immigrazione ha battuto il pugno sul tavolo e ha chiuso il rubinetto dei sussidi agli immigrati (anzi, scusate, migranti) in quanto secondo lui il dovere di integrarsi nella cultura olandese non può essere a spese dello stato ma deve essere a carico del migrante stesso. Il quale migrante deve pagarsi i necessari corsi di lingua, cultura e galateo e procurarsi i vestiti consoni alla società da cui desidera essere accolto. Solo i migranti che dimostrano di essersi perfettamente integrati a loro spese verranno accettati, per gli altri è pronto il foglio di via.
Prima di dare libero sfogo alle battute che mi sono venute in mente vi devo dare un piccolo quadro del problema dell’immigrazione qui. Che è effettivamente diventato un grosso punto di imbarazzo governativo in quanto causato dal governo stesso. Negli idealistici e naif anni settanta, capro espiatorio di qualunque male contemporaneo, il governo socialista (ma egualmente opportunista) ha promulgato una serie di leggi a sostegno dell’immigrazione dalle colonie, in particolare Suriname, Antille e Indonesia, al tempo devastate dalle guerre civili che concludono invariabilmente il ciclo coloniale e/o dittatoriale.
Gli immigrati, sbarcati dai Boeing della KLM sovvenzionati dal governo olandese, venivano accolti a braccia aperte da gentili hostess che fornivano loro vestiti e scarpe pesanti e li indirizzavano ai pullman che li avrebbero condotti ai villaggi cui erano stati predestinati. Qui, ospitati in graziose case popolari con tanto di giardinetto e bicicletta, altre gentili assistenti sociali si occupavano di fornirgli corsi di lingua e cultura sovvenzionati con l’obiettivo di renderli produttivi il prima possibile e mandarli a lavorare nelle fabbriche sottooccupate di allora. Il problema è che son passati trent’anni e mentre le fabbriche progressivamente chiudevano, gli immigrati progressivamente aumentavano e nessun governo si è ricordato modificare le leggi ormai divenute anacronistiche. Inoltre, le nuove generazioni di immigrati, in particolare nordafricani, non ci pensano nemmeno ad integrarsi e importano dalla madrepatria mogli analfabete in burka con tutta la famiglia appresso, formando vere e proprie enclave musulmane radicali accanto ai mulini a vento dei polder. Come al solito, finchè è convenuto ai datori di lavoro si è chiuso un occhio sui palesi abusi della legge in nome della multiculturalità su cui si fonda la società olandese, ma le ripetute crisi finanziarie degli anni novanta hanno aperto gli occhi agli ariani e il resto è tristemente noto.
Solo che io mi chiedo, che intende il ministro Donner per integrazione? Posso permettermi di parlare olandese mettendo gli articoli determinativi a caso e pronunciando la G molle o devo anche fare un corso di fonetica e imparare a memoria tutte le eccezioni alle regole grammaticali per evitare il foglio di via? E devo mettermi gli zoccoletti o vanno bene anche le scarpe di Pollini? Devo farmi piacere per forza hagelslag e pindakaas o posso continuare a spalmare la mia baguette di brie? Anzi, posso mangiare la baguette del fornaio turco o devo per forza spalmare il brie sul roggebrood frisone? E devo conoscere a memoria la formazione del governo e l’inno nazionale o bastano i nomi dei capoluoghi di provincia e delle isole del mare del Nord? Posso ancora chiedere alla cassiera dell’Albert Heijn di passarmi un divider o devo usare l’ostico vocabolo olandese (buurtbalkje). Vi si gelerà il sorriso sulle labbra se vi dico che la ex ministra dell’immigrazione Verdonk ha avuto il coraggio di approvare un ‘inburgeringtest’ (test d’integrazione) in cui la risposta a tutte queste domande e molte altre ancor più specifiche è determinante ai fini del permesso di soggiorno. Come al solito, il test sta a prendere polvere in qualche cassetto ministeriale ma ci vuole un niente perchè venga opppotunisticamente tirato fuori e in un colpo solo l’Olanda si libererebbe non solo del 90% degli immigrati ma anche del 30% degli olandesi che ignora sia i nomi dei suoi ministri che il significato di buurtbalkje. (23 giugno)
 
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