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2011

nederpop

Per la serie ‘forse non tutti sanno che’ vi intrattengo oggi sui gusti musicali popolari olandesi che si rivelano sorprendentementi simili ai nostri e quando dico nostri non mi riferisco ai miei gusti personali o a quelli dei miei amici ma alla top 40 delle radio private, alla canzone popolare da Canzonissima al festival di Sanremo e ai fenomeni tipo Nino d’Angelo, Casadei e Claudio Villa. Not my cup of tea, ma ognuno di loro vende molti più dischi di tutti gli autori che affollano i miei scaffali, tanto per intenderci.
Non ho nominato Claudio Villa a caso, infatti il cantante olandese ad oggi più famoso tanto da essere il paragone di tutti gli altri è un tal André Hazes che era in grado di produrre le stesse melodie e gli stessi vocalizzi della buonanima e se non fosse che non ho abbastanza competenza per affermarlo potrei azzardare l’ipotesi di plagio – una bestemmia per gli olandesi. La fama di Hazes dura da più di trent’anni e non si è spenta con la sua morte nel 2004, tanto che gli è stata dedicata una statua nel suo quartiere narale ad Amsterdam ed è in cantiere un musical sulla sua vita – che in cantiere resterà secondo la mia modesta opinione fino a quando aver sposato una minorenne a quarant’anni tornerà ad essere moralmente accettabile. Quello che trovo più agghiacciante della sua vita privata è la qualità delle sue melodie, che invece manda regolarmente in estasi legioni di olandesi insospettabili. Dello stesso stile sono i più giovani ma non meno famosi Frans Bauer e Jan Smit, entrambi miliardari quasi prima ancora di aver conseguito la patente di guida. Il paragone con Casadei e Nino D’Angelo è di rigore per quanto riguarda la qualità ed i contenuti delle loro opere musicali.
Di plagio vero e proprio invece posso accusare Marco Borsato, un italiano di seconda generazione che è arrivato alla fama traducendo in olandese tutto il repertorio dei migliori (cant)autori pop italiani degli anni ’70 e spacciandolo per suo. Wikipedia le definisce covers ma vi sfido a trovare un olandese che sappia che ‘Ik leef niet meer voor jou’ è ‘Cervo a Primavera’di Riccardo Cocciante e che il primo single di Marco Borsato ‘Dromen zijn bedrog’, per il quale è pure finito nel guinness dei primati (12 settimane di permanenza al 1º posto della locale Top 40), non è altro che ‘Storie di tutti i giorni’ di Riccardo Fogli. L’elenco delle covers è lunghissimo e ha consentito al nostro di ascendere tutte le scale dell’olimpo musicale senza dover scrivere una sola nota. Adesso che ha prosciugato gli archivi italiani si è dovuto dare alla beneficienza per nascondere il fatto di non aver materiale originale degno di nota ed è diventato ambasciatore di Warchild.
Oltre alla fama, le cosiddette covers hanno fruttato al Marco nazionale doppi, tripli e perfino sestupli dischi di platino, quindi spero bene che il nostro abbia almeno pagato le royalties agli autori italiani perchè dubito che si accontentino della soddisfazione morale per la stima indiretta in cui la canzone italiana è tenuta qui.
Ad onor del vero anche alcuni autori italiani sono apprezzati qui senza bisogno di traduzione: Laura Pausini, Eros Ramazzotti ma soprattutto Paolo Conte fanno regolarmente il tutto esaurito nelle serate olandesi ed un certo Tiziano Ferro, a me totalmente sconosciuto, qualche anno fa ha dominato le classifiche con la hit ‘Perdono’ ( la conoscete? È famosa?).
Gusti italiani a parte, il panorama olandese prevede anche gruppi e cantanti rock autoctoni che nulla hanno da copiare o invidiare a Ligabue &C, solo che qui sono prevalentemente donne: Ilse de lange, Anouk e Jaqueline Govaert sono rock chicks con i controcoglioni. Rigorosamente maschi sono invece i polderrappers tra i quali spiccano – oltre ai prevedibili immigrati marocchini – perfino biondissimi anglosassoni tipo Vanilla Ice. E per concludere in bellezza, l’Olanda vanta i DJ più pagati del momento: Tiesto, Armin van Buuren e DJ Jean per citare i top 3 e citiamo anche Junkie XL altrimenti il vikingo si risente. (26 aprile)
 
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