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2011

Arnhem

Uno degli aspetti migliori del mio nuovo contratto di lavoro è la possibilità di lavorare ad Arnhem almeno tre giorni alla settimana, o per meglio dire, l’obbligo di lavorare ad Amsterdam al massimo due giorni. Per una che dal 2 gennaio 2001 si fa Nijmegen-Amsterdam A/R tutti i giorni feriali questo privilegio vale almeno il 10% dello stipendio (e infatti). Tanto per darvi qualche cifra, la distanza da casa mia all’ufficio di Arnhem è 21 km. Da casa mia all’ufficio di Amsterdam è 115 km, che è già un miglioramento rispetto alla locazione di Kobalt (Amstelveen), la cui distanza in km era identica ma meno ben servita dai mezzi pubblici. Per andare a Kobalt dovevo prendere il treno fino ad Amsterdam Zuid (1 ora e 25 minuti) e poi il tram per 6 fermate (minimo 10 minuti). Adesso invece prendo lo stesso treno ma mi fermo ad Amsterdam Bijlmer (1 ora e 15 minuti) e in 5 minuti a piedi sono in ufficio. Vero è che a Kobalt potevo lavorare a casa due giorni a settimana, ma la possibilità era del tutto discrezionale, inoltre lavorare a casa non sempre è un vantaggio, perchè ogni minuto libero si trasforma in un lavoro domestico. Arnhem invece è una favola. Tanto per cominciare il viaggio in treno dura solo 15 minuti, poi l’ufficio non si trova nel solito tetro parco industriale tra la ferrovia e l’autostrada ma in pieno centro, a 10 minuti a piedi dalla stazione centrale e a meno di 5 minuti dalla zona pedonale con tutto il corollario di boutiques, caffè e ristoranti fighetti di milanese - ma anche londinese e parigina - memoria. Volendo posso pranzare in un vero ristorante o fare un paio di spese voluttuarie nelle boutiques del centro! Considerate che dopo 10 anni di deprimenti parchi industriali, mense aziendali e squallidi supermercati di periferia questa per me è una vera rivoluzione, tanto che per tutto il mese di dicembre, prigioniera delle mie abitudini, non ho nemmeno pensato di poter sfruttare questa opportunità e mi son mangiata il mio panino stinfio seduta davanti al PC come sempre. Ma martedì scorso, approfittando del fatto che la metà dei miei colleghi era in vacanza e non c’era veramente un cazzo da fare, sono andata per negozi. E ho scoperto la seconda ragione per cui Arnhem è una figata: è una vera città! Nijmegen, nonostante i suoi 120 mila abitanti, è solo un paesetto sulle rive del basso Reno (Waal) che si sta espandendo, con una bella promenade, la piazza del mercato e una sola via d’accesso ormai permanentemente ingolfata. Arnhem invece ha la planimetria e le infrastrutture delle metropoli: palazzi maestosi, boulevard spaziosi, immensi parchi e giardini pubblici curatissimi, svariate chiese e cattedrali con le loro belle piazze, teatri a profusione e soprattutto un numero imprecisato di vie d’accesso tanto che ancora non mi ci raccapezzo. Perchè non me ne ero accorta finora? Semplicemente perchè finora le mie sporadiche frequentazioni di Arnhem si erano limitate alla stazione centrale e alla Bijenkorf (= la Rinascente): essendo proprietaria di una tessera fedeltà, in occasione delle svendite prendevo il mio bravo treno da Nijmegen, uscivo dalla stazione e andavo diritta filata alla Bijenkorf, passando evidentemente per la via meno attraente di tutta Arnhem, quella piena di tutte le franchises commerciali che si trovano in ogni paese di qualunque dimensione: Free Record Shop, Blokker, Bart Smit, Etos, Kruidvat, Miss Etam e svariati negozi di scarpe, tutti egualmente pacchiani. E’ bastato cambiare strada per cambiare prospettiva: dal mio ufficio, attraversando il Jansbuitensingel (viale  alberato), si arriva nella pregevole Velperplein, sede del teatro Musis Sacrum, da cui si dipanano innumerevoli viette pedonali che nascondono altrettante delizie per occhi e palato, perfino un caffè dove il cappuccino è meno imbevibile del solito.
Purtroppo anche Arnhem è stata bombardata pesantemente durante l’ultima guerra mondiale, per cui il suo stile architettonico è piuttosto discontinuo per non dire sconcertante: maestosi palazzi in bugnato del XIX secolo si alternano a tremendi cubi di cemento, tirati su in tutta fretta e nello sprezzo delle più elementari regole estetiche, in tutte le sfumature di quel colore che si può solo definire merda. Davanti alla stazione centrale si trova un enorme cantiere permanente che – secondo le ultime previsioni – dovrebbe essere smantellato fra sei mesi, ma chi si fida più? Dietro la stazione sono state erette due arcologie in colori sgargianti secondo i dettami estetici degli anni novanta e davanti al fiume è stata costruita una spaghetti junction che ha definitivamente soffocato la già smilza promenade. Insomma, Arnhem non è certo la prima città olandese che vi consiglierei di visitare, ma considerando la sua distanza da Nijmegen e il fatto che la continua espansione demografica e cementifera sta unendo le due città in un continuum che ha già un nome – Kanstad – il fatto di avere una sede di lavoro qui è un privilegio che val bene qualche euro. E adesso vado a fare un po’ di shopping coi saldi! (4 gennaio)
 
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