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il cibo che non c'è

let's play master and servant

Uno dei tanti vantaggi di questo stadio della coscienza è che posso selezionare tutte le nostre migliori scopate e farmi il replay finché non mi viene la nausea.
Il rovescio della medaglia è che anche le nostre migliori scopate non sono niente in confronto a questo stadio della coscienza. Tough luck. Sarà un duro colpo per lo smisurato ego di Luca.
 
Diciottesima settimana di lavoro. Il bodywork è completo, la voce è a posto, i ricordi embedded, quelli che riguardano la vita passata, sono stati inseriti. Comincia la parte più dura: dare la vita alla creatura. Mi vedo inserire i primi dati nel computer, che non riesce a processarli Mi vedo perdere la cognizione del tempo mentre tento per giorni interi di elaborare e far processare i dati, seguo morbosamente il processo di sofferta integrazione con lo strumento, prevedendo le sue risposte, correggendo e ampliando i punti che causano i crash: non posso più rivivere le sensazioni di quei mesi, ma solo recuperarne la memoria, che adesso lascio entrare piano in me, come l’eroina di quei giorni.
Nariko aveva ragione, Luca aveva ragione: non se ne poteva fare a meno. Non quando il progetto è così complesso, non quando la vita del personaggio dipende da te. Devi tenere il cervello sul pezzo per ventiquattro ore al giorno, sette giorni la settimana, venti settimane: è il tempo minimo necessario per far funzionare tutti i pezzi di una personalità mainstream. Nariko aveva ceduto dopo otto settimane su Mikami Kazuko, Luca dopo dodici su NK98; alla ventesima settimana di SR01 la scimmia era saldamente artigliata alla mia spalla.
Incontro Fabio in sala mensa, fuori orario. Io sono stravolta, lui ha i piedi sul tavolo, sta fumando e intrattenendo Ryoko, la sceneggiatrice di DK96.
“Rossà, da quanno stai ner gruppo de quer farabbutto de Ggelli nun ce se fili ppiù. Ma che cci hai? Nun tte fa contaggià da quello stronzo eh?”
“No Fa’, tranquillo, sono immune a quello stronzo. Lo conosco da una vita.”
“Ma è vvero quer che sse dice?”
“Non lo so. Che si dice?”
“Un zacco de cose se dice. P’esempio che quanno eravate regazzini tu e quer Gelli eravate fidanzati.”
“Sì, è vero. Ma era un sacco di tempo fa. Era quando abitavo ancora a Roma e tu non mi filavi per niente. Che altro si dice?”
“Se dice che quello stronzo t’ha mollato p’una troia de prima.”
“Questa è una verità, probabilmente la sua.”
“E quale sarebbe la verità vera?”
“La verità vera Fabio non esiste, come tu mi insegni. La mia verità è che mi ha fatto comodo fargli credere che la decisione di lasciarci fosse sua.”
“E ‘tte l’avevo detto che ssei pericolosa! Ammappala Rossà, è pesante questa.”
“No, è solo una versione della verità, la mia appunto. Hai finito di farmi il terzo grado o c’è altro che vuoi sapere?”
Fabio abbassa la voce, mossa totalmente inutile visto che non ci sono altri italiani in vista.
“Se dice che quello stronzo è un castigo de ddio. È vero?”
Rido.
“Perché lo chiedi a me? I miei ricordi sono piuttosto lontani. Ci sono almeno una decina di persone solo alla HoriPro che sicuramente hanno memorie più fresche.”
“A Rossà, nun me pijia ppo culo. Ar tuo jap je poi fa’ crede quello che vvoi, ma a Fabbrizzio tuo nun je poi mentì. Io ce lo so. Io te leggo dentro, Rossà.”
Gli dedico il mio sorriso da zoccola, quello che Luca ha voluto in SR01, gli scompiglio i capelli, mi abbasso e gli sussurro all’orecchio:
“A Fa’, come te non ce n’è.”
“Sei stronza e pure bugiarda.” Risponde lui ridendo “Ma è pper questo che ssei irresistibbile. Però senti che tte dice er saggio qua: stacce atenta. Stacce atenta perchè quello è ppiù pericoloso de te. M’o prometti?”
“Certo Fa’, te lo prometto. Starò attentissima.”
Come dice Fabio, sono stronza e bugiarda. Uscita dalla sala mensa non rientro nel mio ufficio ma vado direttamente al livello 32 e mi registro alla reception per 4 ore di riposo.
“Stanza 324, pronta fra cinque minuti.” Annuncia il videorobot.
Stanza 324 fra cinque minuti ingiungo al voicemail di Luca.
 
“Sei sempre una bella scopata, Rossana.” Dice Luca accendendo la rituale sigaretta postcoitale.
“Anche tu non scherzi.”
“Allora, ti sono mancato?”
“Come la cistite.”
“Tu invece mi sei mancata molto.”
“Vuoi dire nell’intervallo tra la scopata con Miss Florida e quella con Miss Texas?”
“Non sei spiritosa. Sai benissimo che ti ho amato più di ogni altra donna.”
“Oh certo, è per questo che non perdevi occasione di scoparti ogni cosa che portasse una figa e che hai fatto un paio di marmocchi con Miss teladosubito. Perché amavi me.”
“Non sei affatto cambiata, sai? Dici sempre le stesse stronzate.”
“Sì, beh, anche tu fai sempre le stesse cose.”
“E se ti dicessi che pensavo a te mentre scopavo con Miss Florida?”
“Ti chiederei a chi pensi quando scopi con me.”
“Ho capito, oggi non si possono fare discorsi seri.”
“Ne’ oggi ne’ mai più. Ho esaurito la mia dose di serietà con te molto tempo fa. Del resto, ricordo benissimo che ti dava ai nervi.”
“Sigaretta?”
“No, grazie, fumala pure tu per me.”
Tregua lunga un click dell’accendino e una boccata.
“Com’è poi che hai deciso di darla ai nativi? Tutto quel ben di dio nelle mani dei japs è sprecato.”
“In mancanza di meglio.”
Gencarelli è sicuramente meglio.”
“Fatti i cazzi tuoi. Non mi pare di averti chiesto un parere su chi mi scopo.”
“Touché. Allora, come è che invece di stare insieme a Gencarelli stai con quell’insulso Saitoo?”
“Ma proprio non riesci a farti i cazzi tuoi nemmeno sotto tortura?”
“Mah, non so, perché non ci provi?” dice porgendomi l’accendino.
Prima che possa fermarmi l’ho acceso e l’ho avvicinato alla pelle indifesa del suo fianco. Fa un salto indietro e mi spegne la sigaretta sul polso.
“Troia.”
“Stronzo.”
Ci avvinghiamo e cominciamo a graffiarci dappertutto, con cattiveria.
“Da quando ti piace farlo così?” mi chiede eccitato mentre lottiamo.
“Zitto e graffia.” Sibilo prima di mordergli un capezzolo. Lo mordo forte, fino a che sento il sapore del sangue. Lui urla e mi tira violentemente indietro per i capelli. Ci fissiamo negli occhi per un lunghissimo istante. Non è amore, non è odio, è molto di più e come sempre passa sotto silenzio.
“Sei peggio di quella troia di Reena.” dice Luca alla fine rovesciandomi sul letto, la voce rotta e l’occhio lubrico.
“Io sono Reena.” dico afferrandogli il cazzo di nuovo duro. “E adesso legami se non vuoi che te lo stacchi a morsi.”
 
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