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2010

overgang

Ho esitato molto a mettere un argomento così intimo in un diario pubblico, ma giacchè a suo tempo non ho avuto problemi nel riportare la mia gravidanza e la sua spettacolare conclusione, mi sembra quantomeno doveroso scrivere adesso della più grande – e forse ultima – tempesta ormonale che sto vivendo. Ebbene sì, per noi nate all’inizio degli anni sessanta si avvicina sempre più la resa dei conti. Non c’è botox che tenga: la menopausa ci attende alla fine del tunnel e vi posso confermare che non è una passeggiata. L’olandese ha una parola molto dignitosa per questo evento che chiude definitivamente la porta della nostra femminilità per consegnarci al limbo della terza età: overgang significa letteralmente passaggio e tace diplomaticamente la destinazione. In Olanda, donne e uomini che compiono cinquant’anni hanno diritto ad una festa speciale: nel giardino del festeggiato si usa appendere bandierine e altri parafernalia a tema in modo che tutto il villaggio sia informato dell’evento e il neocinquantenne viene chiamato quel giorno rispettivamente Sarah o Abraham. Fino ad ora non avevo mai fatto molto caso all’usanza, ma da quando i miei ormoni hanno ricominciato a ballare il merengue mi viene un groppo in gola alla vista di questi simboli della resa e sto già meditando di darmi alla fuga quando toccherà a me.
 
Tornando al dunque, i sintomi della menopausa sono talmente vaghi e diversificati che ci ho messo un paio di mesi a capire che cosa mi sta succedendo, soprattutto perchè il sintomo principale non si è ancora appalesato – ma a questo proposito sono stata informata che l’intero affare si può protrarre per diversi anni per cui la festa è appena incominciata. Chieste delucidazioni a mia madre mi è arrivata la solita risposta vaga e confusa, del resto non avrei dovuto aspettarmi altro da una donna che definisce le doglie un mal di pancia più forte del solito e non riesce a specificare quanta farina, zucchero, burro e uova ci vogliono per fare la pastafrolla. Ci sarebbe voluta mia nonna, che a suo tempo mi aveva accuratamente descritto tutti gli orrori del parto minuto per minuto, ma purtroppo è riuscita solo a trasmettermi la ricetta della pastafrolla prima di lasciare questa valle di lacrime. Ho quindi cercato di intavolare il discorso con tutte le mie amiche e colleghe coetanee o più anziane ma queste sono state ancora più vaghe di mia madre per non dire decisamente evasive: se dovessi credere loro la menopausa non esiste e mi conviene continuare a ritagliare i buoni sconto degli Always fino al 2030. Ero quasi rassegnata a dovermi affidare a wikipedia, ma fortunatamente mi sono ricordata della moglie del mio cugino di Bari, quella che mi ha preso in disparte quando il vikingo ed io siamo andati in visita pastorale per mostrare il pargolo al parentado e mi ha sussurrato complice: fai bene a stare in Olanda, qui un figo simile non lo riusciresti a tenere manco una settimana! E ho pensato che lei era la persona giusta a cui rivolgermi. Non mi ha deluso e mi ha intrattenuto per una gustosa mezz’ora su tutti i sintomi ed i rimedi correlati, roba da fare invidia a mia nonna. Mi ha anche confortato sul fatto che quando la (secondo lei lunghissima) fase di passaggio sarà finalmente finita, sarà una vera liberazione, proprio come il parto. In attesa del lieto evento mi sono fiondata in un negozio di rimedi naturali per cercare sollievo e ho scoperto che il trifoglio rosso viene usato fin dai tempi di Cleopatra per contrastare emicrania e sbalzi di umore e può essere associato alla salvia per combattere le vampe di calore. Me ne sono subito fatta un’overdose e grazie a ciò adesso riesco a dormire la notte e pare, sembra, forse, mi dicono dalla regia che l’emicrania è sparita, ma sugli sbalzi di umore ho paura che ci vorrà qualcosa di più radicale, diciamo al livello di prozac o pere ormonali. Siccome sono un’ottimista nata, sto compilando una lista di vantaggi del mio stato, primo tra tutti il fatto che finalmente non ho più freddo ai piedi e alle mani e se vi pare poco vi invito a mettere entrambi in frigorifero per una settimana poi ne riparliamo. Secondo – ovviamente – la diminuzione dello sconforto mestruale, anche se qui devo dire che la dieta no fat no carb da 1000 calorie giornaliere e le 5 ore di palestra settimanali del decennio scorso erano state enormemente più efficaci: non c’è nulla come l’anoressia per eliminare la PMS (e le mestruazioni ad essa correlate, ovviamente). Sto ancora cercando il terzo vantaggio ma al momento non mi viene in mente altro. E adesso vado ad informarmi a quali bassezze bisogna arrivare per farsi prescrivere il prozac qui. Vi tengo informati. (15 aprile)
 
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