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2010

normen en waarden

Da qualche settimana i riflettori mediali sono puntati sulle norme e sui valori della società olandese. Norme e valori ormai alla deriva, come le rivelazioni delle vittime di preti pedofili e i sempre più efferati omicidi di bambini innocenti per mano di familiari e conoscenti testimoniano. Lo scandalo dei preti pedofili sta allargando a macchia d’olio: fioccano denunce, si accendono dibattiti e fervono commenti. Sulle prime pagine dei quotidiani, a caratteri cubitali, la notizia che il Vaticano è in trattativa con la più prestigiosa società di assicurazioni olandese per garantire il risarcimento danni alle vittime delle molestie, equiparato per fini assicurativi alle cicatrici a seguito di incidenti. Interessante il particolare che il Vaticano ha istituito l’assicurazione sulla scorta dell’esperienza americana e australiana. Meno in rilievo qui la connessione tra gli internati tedeschi e il Papa, in compenso si sprecano interviste a sedicenti vittime, che poi sono sempre le stesse perchè anche a grattare il fondo del barile più di una dozzina di casi in trent’anni non si sono trovati: l’Olanda non ha certo le dimensioni di USA e Australia, con gran dispiacere dei giornalisti.
 
Quello che più mi ha colpito è stato l’intervento al talk show serale della terza rete di un portavoce della locale curia che ha valorosamente difeso per mezz’ora le ragioni del celibato contro gli attacchi selvaggi di ben tre giornalisti, uno scrittore ed un comico – inutile dire, protestanti o atei. Sebbene non condivida norme e valori cattolici, soprattutto in tema di celibato, ho provato pietà per il prete portavoce e l’intera vicenda mi ha ricordato i primi martiri cristiani. In fin dei conti un talk show televisivo è la versione moderna del pasto dei leoni al Colosseo, soprattutto quando la diatriba verbale è tragicamente impari. Che cosa può infatti un prete educato in seminario e condizionato da quarant’anni di servizio in chiesa di fronte alle provocazioni estreme di altrettanto stagionati animali da palcoscenico che spaziano dalle polluzioni notturne all’omosessualità nelle comunità ecclesiastiche, marinare e carcerarie? Che risposta può mai dare un intellettuale latinista al comico che ha raccontato in diretta ai telespettatori una barzelletta talmente sconcia che non solo stento a riportare, ma mi chiedo con quale diritto la televisione di stato si permetta di trasmettere all’ora di cena, con almeno 20% di telespettatori minorenni. Con tutto il rispetto per la tragedia degli ex-bambini molestati e con tutto il disprezzo per l’abuso di potere dei preti pervertiti, mi appello alla convenzione di Ginevra, se non al comune senso del pudore, che impone rispetto per i rappresentanti innocenti di un potere nemico e vieta le torture ai prigionieri di guerra.
 
Diametralmente opposto il trattamento della stampa nei confronti dell’omicidio più efferato del momento: Milly, dodicenne, scolara modello, abitante in un tranquillo quartiere residenziale di provincia identico a quello dove vive il 90% delle famiglie olandesi, è stata prelevata con forza da casa sua, forse stuprata e successivamente uccisa e seppellita in giardino dal suo vicino di casa ventiseienne, poliziotto. Tra la notizia della sparizione e il ritrovamento del cadavere c’è stato il solito circo mediale, dopodichè un compatto silenzio-stampa, sicuramente richiesto e ottenuto dal dimissionario ministro dell’interno e dal capo della polizia. Un simile delitto infatti getta una luce sinistra su tutta la forza dell’ordine, a partire dai criteri per il reclutamento dei cadetti fino alla maniera in cui sono state condotte le indagini. Pare infatti che l’ultima frase detta da Milly alla madre, per telefono, sia stata: “Metto giù che devo aprire la porta al vicino.” Da allora è passata una settimana e se non fosse stato per la confessione spontanea dell’omicida la forza dell’ordine sarebbe ancora a fare ricerche a vuoto.
 
Non voglio fare classifiche di efferatezza tra poliziotti psicopatici e preti pedofili, mi auguro solo che per entrambi sia prevista una breve ma intensa permanenza in carcere tra i delinquenti comuni che notoriamente hanno poca empatia e compassione per entrambe le categorie. Constato solo l’aberrazione mediale dei tempi correnti e la deriva delle istituzioni, per la quale adesso non so più che istruzioni dare a mio figlio in caso di necessità o pericolo: certo non posso raccomandargli di rivolgersi ai vicini, alla polizia o alla parrocchia locale.
 
Sarà per questo che tre politici illustri, tutti ministri del dimissionario governo, hanno dichiarato nel giro di tre giorni di voler abbandonare la vita pubblica per dedicarsi alla famiglia trascurata dalle 120 ore di lavoro settimanale. Di fronte a simili dichiarazioni è lecito il sospetto che i suddetti abbiano segretamente stipulato un bel contratto come commissari degli enti parastatali da loro supervisionati durante il mandato governativo. Mi piacerebbe invece poter credere che nella coscienza di questi tre signori si sia accesa una fiammella di consapevolezza che il dovere primario di un adulto sia quello di proteggere la propria famiglia e non quello di delegare alle istituzioni la cura dei figli per potersi dedicare ai propri interessi personali, tra cui il carrierismo sfrenato. Sarebbe un pensiero confortante e un forte segnale di rinnovamento in una società sempre più sull’orlo del baratro. (22 marzo)
 
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