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2010

italiaanse toestanden

Complessivamente ho passato più di un terzo della mia vita in paesi anglosassoni e sono pertanto più che abituata alla pessima immagine che gli italiani hanno all’estero. Non è difficile considerando che anche in Italia passavo più tempo a vergognarmi dei miei compatrioti che a godere sole, mare, pizza e mandolini.
 
Tra il 1979 e il 1982 sono stata ogni estate in vacanza-studio in Germania e ogni tedesco a cui venivo presentata chiedeva invariabilmente: Gastarbeiter? E successivamente si mostrava molto scettico alla mia dichiarazione che ero una studentessa di lingue in erba. Nel 1987 sono sbarcata a Londra per un progetto lavorativo di due anni e ho potuto constatare che l’apartheid non è un’esclusiva Sudafricana e non si limita ai nostri fratelli neri. Comprensibile se si considera che per l’inglese medio l’Italia era sinonimo di corruzione, mafia, malgoverno e pornografia televisiva [gli spogliarelli su Antenna 3] e gli italiani un popolo totalmente inaffidabile in base al loro scandaloso comportamento durante la seconda guerra mondiale. Fortunatamente per noi, l’era thatcheriana stava per finire e la new wave culinaria stava per arrivare, così quando il mio progetto si è trasferito a Bruxelles potevo contare su un paio di amicizie inglesi tra i radical chic che sorvolavano signorilmente sul nostro passato bellico e apprezzavano il made in Italy. Moda, mondiali e mani pulite hanno risollevato l’immagine dell’Italia negli anni novanta, per cui, arrivata in Olanda, ho trovato un terreno decisamente meno ostile.
 
Poi il pelatone è andato al governo e ci ha riprecipitati nel pozzo dell’ignominia. Vi risparmio gli articoli sarcastici e le vignette satiriche a cui sono quotidianamente esposta, vi risparmio anche i sorrisetti ipocriti e le battutine taglienti a cui sono sottoposta ogniqualvolta il pelatone ne combina una delle sue; come dicevo, ho un buon allenamento e la pelle dura. Siccome gli olandesi sono ipocriti tanto quanto gli Inglesi, hanno inventato un bellissimo neologismo che usano largamente: Italiaanse toestanden, ovvero, condizioni italiane. Mafia, malgoverno, corruzione, delinquenza e abuso di potere sono Italiaanse toestanden, insomma: tutto quello che ci distingue negativamente dall’Europa civile.
 
Ma, con mia grandissima sorpresa, col passare degli anni ho cominciato ad avere dei deja vu. Illustri personaggi olandesi mostravano raccapriccianti similitudini con la sbeffeggiata classe politica italiana. Il nostro dimissionario presidente del consiglio (CdA, la versione locale della DC) ha un profilo andreottiano. Nella serie piccoli emuli del pelatone troviamo John de Mol e Pim Fortuyn, entrambi repentinamente neutralizzati, rispettivamente dal giudizio del popolo e da un sicario – si sussurra prezzolato dai servizi segreti. Nella serie piccoli emuli del Bossi pre-ictus troviamo Rita Verdonk e Geert Wilders - al momento ancora vivi e vegeti - e di colpo i deja vu si sono trasformati in un corridoio apocalittico. Negli ultimi otto anni sono caduti ben quattro governi: in pratica nessun gabinetto è mai arrivato alla conclusione del mandato. Gli scandali dovuti alla corruzione governativa si susseguono sempre più serrati – finora sono stati tutti puntualmente insabbiati ma adesso la misura è colma e non basta tutta la sabbia del Sahara a coprire lo sfacelo delle istituzioni: nell’ultimo anno abbiamo avuto più crisi di governo che stagioni, rimpasti e voti di fiducia sono diventati procedure standard. L’ultima crisi di governo si è risolta con la caduta dello stesso mentre eravamo in vacanza in Italia: non potevo credere ai miei occhi quando ho letto i titoli sull’NRC e nella mia confusione linguistica ho controllato che non stessi leggendo la Repubblica. Voglio dire, quando ti trovi davanti, a titoli cubitali: “Caduto Balkenende IV” con tanto di foto di un Andreotti in versione quarantenne, hai tutti i diritti di chiederti se sei finita in un buco spaziotemporale e stai viaggiando in un universo parallelo.
 
Quindi, di nuovo elezioni anticipate, con lo spettro dei neofascisti Wilders e Verdonk che come Bossi risucchiano i voti dei delusi da CdA (DC) e PvdA (PD) a colpi di demagogia di bassa lega, tipo olanda agli olandesi e fuori tutti gli immigrati che mangiano a spese nostre e causano solo problemi in quanto delinquenti nati. Inutile dire che ne’ l’uno ne’ l’altra hanno alcun programma politico degno di questo nome e proprio per questo sono mine vaganti.
 
Martedì scorso, alla vigilia delle elezioni comunali che – come in Italia – vengono considerate rappresentative per i risultati delle elezioni politiche, durante un dibattito televisivo un illustre commentatore politico ha espresso la sua preoccupazione che il sistema elettorale corrente (proporzionale corretto) avrebbe reso l’Olanda ingovernabile: già adesso non si riesce a formare un governo con meno di tre partiti, figuriamoci se bisogna arrivare al pentapartito con Wilders e Verdonk! Italiaanse toestanden, ha risposto l’anchorman, al che c’è stato un silenzio imbarazzante e un altro giornalista ha commentato: in Italia le chiamano Nederlandse toestanden. Dopodichè tutti hanno cominciato guardingamente ad esplorare i vantaggi di un sistema elettorale maggioritario.
 
Non so voi, ma io sto guardingamente esplorando i vantaggi di una possibile emigrazione in qualche Banana Republic: probabilmente lì si sta meglio. (7 marzo)
 
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