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2010

carnavalshit

Il Carnevale sta al Sud cattolico dell’Olanda (Brabant e Limburg) come il Palio sta a Siena. Si tratta di un affare serissimo, definito addirittura il cemento della convivenza civile, che comincia sei mesi prima del martedì grasso con la campagna per le elezioni del principe di Carnevale, riportata con gran rilievo da tutti i quotidiani locali. Ogni villaggio, anche il più minuscolo, elegge il proprio principe, il cui compito sarà di coordinare e presidiare i festeggiamenti il giorno di Carnevale. Le elezioni, che si tengono in tutti i villaggi contemporaneamente l’11 novembre, vengono festeggiate con libagioni smodate, equiparabili a quelle per la festa del compleanno della regina. Eletto il principe, seguono quattro mesi di preparazione dell’evento, che in Brabante e Limburgo assume connotati decisamente differenti. In Limburgo è una cerimonia molto raffinata, tipo carnevale di Venezia, con inni rigorosamente riferiti alla storia della regione, rappresentazioni teatrali in dialetto, abiti da sera in broccato e maschere nei colori de rigueur rosso, giallo e verde. In Brabante invece è un evento molto più spontaneo e alla buona, con gran dispiego di zoccoletti di legno e costumi contadini, corteo dei carri a tema e una pletora di canzoni carnascialesche. Dei carri a tema del Brabante ho già dato ampio resoconto nel 2001 e siccome tutto sommato la tradizione è equiparabile alla sfilata di Viareggio, quello che intendo coprire quest’anno sono le canzoni carnascialesche. E’ da pochi anni infatti che il mio livello di comprensione della lingua mi permette di capire la maggior parte dei doppisensi e dei giochi di parole locali, per cui la mia presa di coscienza di questo fenomeno è abbastanza recente. Per la precisione risale al 2007, anno in cui ho cominciato ad ascoltare con assiduità il podcast della mia trasmissione radiofonica preferita, che non riesco mai a seguire in diretta. Ebbene, le canzoni carnascialesche olandesi sono forse l’ultima manifestazione vivente della goliardia e sottoscrivo volentieri una petizione all’Unesco per il loro riconoscimento come patrimonio artistico da proteggere.
 
Di diversa opinione è invece il coordinatore nazionale del Carnevale, che ha rilasciato una lapidaria dichiarazione a seguito del successo di una canzone particolarmente scollacciata (cioè, per la morale beghina di qui: in Italia arriverebbe tranquillamente al festival di Sanremo): “Disconosco queste manifestazioni di basso sfruttamento del Carnevale da parte di loschi individui che non capiscono assolutamente la profonda raffinatezza dell’evento.” Che cosa ci sia di profondamente raffinato in un corteo di trattori pilotati da robusti e rubizzi contadini, trasportante maschere di fattura casalinga e gusto estrememente popolare per non dire volgare, nonchè nella successiva ubriacatura collettiva con tutti gli annessi e i connessi del caso, rimane per noi tutti non adepti un mistero. La canzone in questione invece si adatta come un guanto all’atmosfera del periodo, un’atmosfera sicuramente condannata dalla comunità protestante nonchè classe dominante, che sicuramente considera il Carnevale una versione moderna di Sodoma e Gomorra e a cui – credo, altrimenti la dichiarazione non avrebbe senso - il coordinatore nazionale del Carnevale deve leccare il culo per garantire la sopravvivenza della tradizione.
 
Ma basta con la suspence e veniamo al punto, cioè al testo della canzone incriminata. Per capirne la sottigliezza occorre che facciate un salto indietro e precisamente al diario del 2001, capitolo zachte G. La zachte G (G molle) è il marchio infame dei brabanti, un difetto di pronuncia per il quale vengono spietatamente stigmatizzati e crudelmente sbeffeggiati dagli olandesi ‘boven de rivieren’ che vantano la loro capacità di pronunciare la G come si deve e cioè dura (harde G). Ebbene, il testo della canzone recita: “da quando sono emigrato in Olanda (dal Brabante) tutti mi prendono in giro per la mia G molle, ma io rispondo: avró anche la G molle ma in compenso ho la M dura e se non ci credi chiedi a tua sorella.” Il tutto a tempo di mazurca, con rime facili e metrica perfetta. Ora, io ricordo ancora molto bene che Renzo Arbore nel 1986 ha praticamente vinto Sanremo con una canzone intitolata “Il Clarinetto” (per chi non ricorda, Arbore ha abdicato la vittoria al secondo classificato, un giovane esordiente, Eros Ramazzotti) che a mia memoria era solo poco meno allusiva di questa. Ma senza andare a cercare lontano, nel 2006 Theo Maassen, un cabarettista del Brabante di fama nazionale, durante uno spettacolo teatrale ha cantato una canzonetta che è stata prontamente convertita in singolo ed è balzata al primo posto della classifica nazionale nella settimana di Carnevale del 2007. Titolo: “Piscia tiepida”
 
Allora, la P è ammissibile ma la M no? Siamo fermi alla fase anale o all’umorismo da prima elementare? Gesù che popolo di repressi! (9 febbraio)
 
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