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2010

verloskundigen

I miei lettori più fedeli ricorderanno il mio sgomento otto anni fa nell’apprendere che per tutto il tempo della mia gravidanza non sarei stata seguita da un ginecologo ma da una levatrice e che i protocolli olandesi prevedevano 1 sola ecografia alla 12° settimana e parto in casa fai-da-te. Vi riporto alla serie di articoli del 2002 per gli approfondimenti. In sostanza l’Olanda si è ostinata a rimanere l’unico paese occidentale dove la gravidanza viene trattata come un normale lavoro domestico e tenuta rigidamente fuori dal circuito ospedaliero, adducendo la discutibile ragione che la gravidanza non è una malattia da curare e il parto non è un’intervento chirurgico.
A nulla sono valse le mie proteste e perfino la mia richiesta di avere un parto assistito in ospedale è stata accolta con fredda indifferenza e annotata come uno scompenso ormonale. Fortunatamente Matteo si è rifiutato di uscire finchè non fossi stata portata in ospedale e, passate le due settimane di protocollo dopo la data presunta del lieto evento, settimane in cui la levatrice ha tentato tutti i rimedi conosciuti alla scienza ostetrica compresa una tremenda manipolazione del collo dell’utero che mi ha lasciato senza fiato e piena di vergogna, la mia pratica è stata trasferita all’ospedale locale e da quel momento ho visto solo infermiere, ginecologi, pediatri e anestesisti. Fortunatamente, perchè anche così ci ho messo 3 giorni e abbiamo rischiato di lasciarci le penne in due (l’apgar di Matteo era 6, non so se mi spiego). Non oso pensare che cosa sarebbe successo se mi si fossero rotte le acque nei tempi regolari. La disumana pratica olandese infatti prevede che, in caso di complicazioni durante il parto in casa, la levatrice ha la facoltà di far intervenire le strutture sanitarie, il che vuol dire che fa una telefonata al reparto maternità dell’ospedale, carica la puerpera in macchina e la porta in sala parto dove teoricamente tutto il personale dovrebbe stare sull’attenti e pronto all’azione. Vi lascio visualizzare la scena. Mentre le madri si riprendono, spiego a maschietti e nullipare che durante un parto il dolore delle contrazioni è insopportabile e l’idea di camminare, magari scendere le scale, sedersi in macchina, viaggiare per un quarto d’ora sedute e rifare tutto alla rovescia prima di arrivare in sala parto equivale a farsi mettere una morsa attorno agli organi genitali e stringere. La favoletta che il personale ospedialiero sia poi sempre a disposizione delle telefonate delle levatrici non la crederebbe nemmeno un bambino di tre anni.
 
Il fatto che per secoli le donne siano state costrette a partorire senza supporto medico non vuol dire che questo sia giusto, ne’ che le donne siano favorevoli alla pratica. Se poi aggiungiamo che l’età media di una donna occidentale primipara nell’ultimo secolo si è rapidamente alzata, tanto che solo un secolo fa era ancora attorno ai vent’anni ed ora è largamente sopra i trenta, dovrebbe essere chiaro anche ai più ottusi che ogni donna ha diritto all’assistenza medica in strutture igieniche, sterili e preposte al trattamento di ogni possibile emergenza, senza contare il diritto al parto indolore. Infatti il resto del mondo occidentale è arrivato a questa conclusione già cinquanta anni fa. Gli olandesi no. Gli olandesi sostengono caparbiamente che il loro sistema offre migliori garanzie per puerpera e neonato (!) quando invece è chiarissimo che si tratta solo di bieco conto economico pienamente in linea con la spilorceria locale: una levatrice costa la metà di un ginecologo e l’assicurazione medica se la cava con l’invio di un pacco-parto-fai-da-te contenente (giuro) due guanti di gomma, un lenzuolo di plastica, un pacco di garze, una molletta taglia cordone ombelicale e tanti auguri; una sala parto corredata di personale medico costava nel 2002 più di 2000 euro al giorno. Lo so perchè ho visto il conto che l’ospedale ha mandato alla mia assicurazione.
 
E finchè tutto va bene nessuno può lamentarsi. Peccato che non va per niente bene. L’anno scorso è uscita una classifica delle morti neonatali in Europa e l’Olanda è al primo posto! La mortalità neonatale olandese è – tenetevi forte – 1%. Non 1 per mille, no. In Olanda un bambino ogni cento muore alla nascita durante o immediatamente dopo il parto.
La pubblicazione di questi dati è stata uno shock salutare per il sistema ed è subito partita un’interrogazione parlamentare con l’obiettivo di mettere in luce la causa di tale scandalo. Non sorprendentemente il sistema delle levatrici è stato messo in discussione e non ve la voglio fare lunga ma sul giornale di ieri troneggiava in prima pagina la notizia che una ricerca governativa ha dimostrato al di là di ogni possibile dubbio che la causa primaria delle morti infantili in Olanda sono le complicazioni durante il parto in casa. Le levatrici ovviamente si difendono dando la colpa ai medici ospedalieri che “sottovalutano la gravità della situazione d’emergenza” delle donne da loro portate in ospedale. Ma certo! Quando arriva al reparto maternità una donna con 8 cm di dilatazione e un feto con il cordone ombelicale intorno al collo che è stato sballottato per mezz’ora su e giù per scale, auto e strade, c’è poco da valutare. Io spero seriamente che a questo punto l’ordine dei ginecologi appenda metaforicamente queste maledette ciarlatane per i piedi e le frusti fino a che non chiedono pietà. La galera ci vuole per queste criminali e sono anche per il ripristino del rogo, se necessario.
 
La nascita di un bambino è sempre un miracolo, in Olanda lo è 100 volte di più. Vado ad accendere un cero alla madonna. (4 novembre)
 
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