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2010

stilte

Quando sono emigrata, nell’ormai lontano dicembre 2000, ho portato con me alcune abitudini milanesi per le quali sono stata lungamente sbeffeggiata. La mia smart è stata fonte di commenti di livello paragonabile alle battute dei ragazzini delle medie e un collega - ora direttore marketing di una prestigiosa casa editrice - mi ha chiesto se andava a pedali o se il motore era azionato da gnomi. Ovviamente oggigiorno le smart sono un normalissimo mezzo di locomozione e nessuno fa più una piega, anzi, sono perfino iconizzate nel bestseller The Undutchables come la quintessenza dell’olandesità sparagnina. Qui potrei aprire una bella polemica sul gretto provincialismo degli olandesi, ma non sono Sgarbi e vi risparmio.
 
Il mio Nokia 8210 è stato invece guardato con molta invidia dai possessori di GSM della prima generazione - tipo mattone per intenderci - finchè il suddetto Nokia 8210 non è squillato in sala riunioni. Squillato non è l’espressione giusta perchè avevo spento la suoneria, ma il rumore del vibracall ha catalizzato quindici paia di occhi sull’innocente rettangolino blu accanto al mio braccio e tra gli sguardi a metà tra lo sdegno e il disgusto il direttore ha chiesto con voce gelida di spegnere immediatamente l’oggetto dello scandalo nonchè di astenermi dal riportarlo in riunione. Ho tentato invano di spiegare che non potevo permettermi di spezzare il cordone ombelicale telematico che mi dava l’illusione di non essere a 120 km di distanza dal figlio unenne che avevo lasciato quella mattina con la babysitter e 40° di febbre: per il galateo olandese le madri devono dimenticare di essere tali nel momento in cui timbrano il cartellino e soprattutto al tempo ero l’unica madre in un mondo di singles rampanti.
Ho avuto il piacere di prendermi la rivincita qualche anno dopo quando l’orologio biologico delle mie colleghe ha suonato la sveglia e le madri con occhiaie e GSM in sala riunioni si sono moltiplicate esponenzialmente. Oggi non solo tutti hanno il telefonino in sala riunioni ma con l’avvento degli smartphones tutti controllano mails e twittano in diretta per tutto il tempo delle riunioni stesse, perfino in parlamento, tant’è che sono usciti articoli indignati e qualcuno ha perfino fatto un eposto al governo sul malcostume dei parlamentari. Qui potrei aprire una grandissima polemica sull’ipocrisia anglosassone che stigmatizza i comportamenti eccentrici delle minoranze etniche ma accetta e ingloba tacitamente nelle norme sociali ogni abitudine dei WASP autoctoni, ma non sono Santoro per cui mi astengo.
 
Non vi dico poi le occhiatacce e i commenti dei passeggeri del treno che prendo ogni mattina per recarmi ad Amsterdam e riprendo ogni sera per tornare a casa di fronte alla mia abitudine di telefonare ad amici e parenti durante il viaggio. Posso capire che il mio tono di voce sia troppo alto per gli standards locali (lo è anche per gli standards italiani), ma mai come qui mi sono sentita a disagio nell’esercitare il mio sacrosanto diritto alla comunicazione telefonica in luogo pubblico, che a Milano non ha mai nemmeno fatto alzare un sopracciglio. Vi dico solo che pur di non essere sottoposta alla disapprovazione dei compagni di viaggio ho preferito rinunciare all’esercizio del diritto e passo da ormai quasi dieci anni le interminabili ore di viaggio leggendo o ascoltando musica con l’iPod.
 
Ma come sempre, con l’avanzare inesorabile della tecnologia e della barbarie sociale, le NS (ferrovie statali) sono state costrette a correre ai ripari per proteggere i clienti, esasperati dal continuo trillo dei telefonini e dalle conversazioni urlate ormai diventate la norma, con la designazione di stilte coupés, ovvero scompartimenti silenziosi in cui è proibito non solo telefonare ma anche chiacchierare con i compagni di viaggio. Dopo aver avuto un saggio di come si viaggia in questi scompartimenti li evito come la peste: sono infatti popolati unicamente da psicopatici asociali. Mi spiego meglio con un esempio di vita vissuta.
Una fredda sera d’inverno, in un treno ritardato e sovraffollato, il telefonino di un poveraccio squilló nel silenzio chiesastro dello stilte coupé. Lo sventurato rispose. Dopo esattamente 5 secondi un formidabile sessantenne si alzò dal suo posto e con la voce stentorea di un uomo abituato solo a dare ordini declamò: “Moet je luisteren. Dit is een stilte coupé. Wil je bellen, ga je op de gang.” La traduzione letterale “Ascolta. Questo è uno scompartimento silenzioso. Se devi telefonare vai in corridoio” non rende l’idea dell'effettiva violenza verbale. L’equivalente italiano é ”Senti un po’ brutto pezzo di merda, siamo in uno scompartimento silenzioso, vai subito fuori tu e il tuo telefono del cazzo.” Il tizio in questione si è alzato rosso come un pomodoro e ha praticamente calpestato tutti i passeggeri in piedi nella sua corsa disperata per andare probabilmente a buttarsi sotto le rotaie dalla vergogna.
 
Una scena analoga mi è stata raccontata da Catia: nel suo caso sembra sia addirittura scoppiata una specie di isteria collettiva con passeggeri che si sono messi ad insultare e minacciare di rappresaglie la sciagurata proprietaria del telefonino offensivo. La vicina di posto di Catia pare abbia commentato a bassa voce “Mi pare che questi signori stiano facendo più rumore della telefonata di quella poveretta. Perchè per loro non vale la regola del silenzio?” E qui potrei aprire una colossale polemica sulla giustizia differenziata ma sarebbe come sparare sulla Croce Rossa per cui taccio.
 
Perchè anche se non mi piacciono gli stilte coupés, la discriminazione e il provincialismo, in questi dieci anni da emigrante ho imparato ad apprezzare il silenzio, l’educazione civica ed il rispetto per gli altri. Tutti valori di cui l’Olanda è giustamente orgogliosa. Peccato che stiano per scomparire anche qui. (3 novembre)
 
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