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2010

dwaze dagen

Sono felicemente sopravvissuta ad un fenomeno sociale conosciuto qui come i 3 giorni folli, ovvero i saldi annuali della Bijenkorf (= Rinascente). Ho avuto modo di partecipare all’evento per la prima volta in dieci anni grazie al mio felice status di dimissionaria che mi consente di fare quello che mi pare e piace per i prossimi due mesi, unito all’incredibile mazzo che mi son fatta quest’estate e che mi ha consentito di chiudere anticipatamente la stagione delle strategie. Per cui addì 1 ottobre 2010, in perfetta tenuta da saldi secondo l’autorevole parere di Diana (body, collant, gonna a portafoglio e mocassini), mi sono presentata alla filiale Bijenkorf di Arnhem pronta all’arrembaggio. Ho resistito solo un’ora alla ressa e alla cacofonia, ho speso in media 14 euro al minuto – una bazzecola rispetto alle scorrerie milanesi del 2 gennaio – e posso riferirvi che le scene da malavita riferite dai giornali sono ampiamente esagerate. Si dice che nella filiale di Amsterdam la mattina presto ci sia già una ressa di iene in tacchi a spillo pronte a conficcare i medesimi negli occhi delle concorrenti pur di aggiudicarsi l’ultimo maglioncino in saldo; francamente, vista la qualità e i prezzi dell’offerta, dubito che perfino un’olandese spilorcia e priva di gusto arriverebbe a tanto. Anche senza episodi di colore, l’impresa richiede comunque notevole impegno, dedizione ed energia, tanto che dopo uno scandagliamento accurato del reparto donna e un sopralluogo sommario degli altri reparti ho deciso di proseguire le spese online: almeno lì non c’è nessuno che ti urla nelle orecchie o che ti dà gomitate nei reni.
 
Ma i dwaze dagen di quest’anno passeranno alla storia per un altro avvenimento: dopo ben quattro mesi e tre settimane, addì 30 settembre è stato presentato il nuovo governo di destra, composto dalla coalizione di minoranza tra liberali (VVD) e democristiani (CDA) con l’appoggio esterno del PVV di Geert Wilders. Vi risparmio la mefitica eruzione mediale sull’argomento che dura ormai da una settimana e il cui unico scopo è quello di far entrare un dildo da 30 cm nel culo degli olandesi attoniti davanti allo scempio della democrazia ad opera di Mark Rutte (VVD) e Maxim Verhagen (CDA), pupazzi di cera nelle mani dell’abilissimo negro ossigenato. E già, visto che il programma politico di Wilders è riassunto in una decina di insulti ben studiati sarà bene che mi adegui anch’io al tono della discussione. Demagogo dal naso camuso, immigrante pseudointegrato, difensore di una razza che manco è la sua e da oggi di fatto anche il nostro primo ministro (ufficialmente il primo ministro è Rutte, ma non ci crede nessuno). L’immancabile NRC, che in quanto a ironia ha giornalisti da vendere, ha subito compilato un nuovo vocabolario dagli sconsolanti echi bossiano-berlusconiani. Sostituite Roma ladrona con l’Islam e i comunisti con la sinistra e siamo a posto. Diritti sociali? Il passatempo della sinistra. Multiculturalità e libertà religiosa? Califfato dell’Islam. Alloctoni? Immigranti! Se non fosse agghiacciante ci sarebbe anche da ridere, ma qui non ride nessuno, nemmeno i cosiddetti vincitori delle elezioni. Solo il negro ossigenato ride: da una settimana ha il sorriso beato del gatto che si è mangiato un nido di topi senza passare dal via.
 
Che cosa ci possiamo aspettare da un governo del genere? Per chi ha visto l’ascesa di Bossi e Berlusconi la fine è nota. Gli olandesi, che pure hanno contribuito col loro voto di protesta a questo bel casino, stanno progressivamente prendendo le distanze, a cominciare dagli industriali che giudicano il programma di governo troppo socialista (sic) e ovviamente dai giornalisti che rappresentano il 75% di olandesi che non ha votato Wilders. I partiti di sinistra, causa principale di questo casino in quanto rifiutatisi di governare insieme alla VVD, tacciono e mi auguro solo che questo silenzio sia propedeutico ad un’opposizione tale da spazzare via questo abominio prima che il danno sia permanente. Per chi ha visto come si sono comportati i partiti di sinistra in Italia nell’ultimo ventennio, la speranza è altrettanto vana.
 
Un articolo di fondo sul giornale della domenica si chiede qual’è la differenza tra Wilders e Pim Fortuyn. Semplice: Fortuyn è stato ammazzato prima che potesse fare danni. Non ha avuto l’accortezza di farsi dare una scorta permanente ben prima di iniziare la scalata al governo, per cui non è riuscito a sopravvivere alle elezioni. Elezioni che il suo partito ha vinto nel 2002 e in seguito ha fatto parte del governo nel gabinetto più corto della storia: dopo poco più di un anno i suoi seguaci hanno gettato la spugna per evidente incapacità, il governo è crollato e nel successivo giro elettorale la LPF è stata cancellata dal parlamento e dalla storia. Morale? Bisognava ammazzarli da piccoli, con i peli del culo a batuffoli. E per i seguaci di Wilders ed altre forme di vita equiparabili dichiaro che questa è una citazione da una canzoncina della mia adolescenza. (3 ottobre)
 
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