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2010

schiavitu'

Avrete notato che tendo a non parlarvi del mio lavoro, se non in forma molto stringata e generica. Questo è dovuto al fatto che almeno qui, nel mio diario pubblico, voglio illudermi di avere una vita al di fuori di quella che serve a procacciarmi la vile pecunia che mi consente di mantenere la mia famiglia e altre amenità del genere tra cui appunto questo diario. Ma, essendo reduce da un mese di serrate trattative sul mio nuovo contratto di lavoro, sono talmente sensibilizzata sull’argomento che il resto della mia vita è trascorso in pilota automatico. Peggio ancora, la lettura del nuovo contratto mi ha aperto gli occhi sulla mia vera realtà di schiava senza diritti e senza speranze di affrancamento e mi chiedo come la mia generazione abbia potuto accettare di farsi fottere in questo modo.
 
Seguitemi un attimo. Siamo nati nell’epoca della guerra fredda e del boom economico. Fin dall’infanzia siamo stati condizionati a pensare che, se fossimo riusciti ad evitare gli orrori di un’altra guerra mondiale o di un olocausto nucleare, il paradiso in terra ci attendeva dietro l’angolo: massimo 40 ore di lavoro settimanale, tutela del diritto al lavoro, assistenza medica gratuita, 6 settimane di vacanze pagate all’anno e tutti in pensione a 60 anni, oppure dopo 35 anni di lavoro, whichever comes first. Abbiamo visto con i nostri occhi i nostri genitori e i nostri capi raggiungere questo paradiso, li abbiamo visti andare in pensione ancora giovani e di colpo trovarsi in un mare di agiatezza e tempo libero, mentre noi arrancavamo nei nostri lavori sempre più precari e malpagati perchè intanto la guerra fredda era finita ma era anche finito il boom economico e grazie ai sindacati un quadro del terziario guadagnava poco più di un metalmeccanico. L’illusione delle 40 ore settimanali è sparita appena ci siamo resi conto che nella societá del capitalismo sfrenato in cui siamo piombati dopo il crollo del muro di Berlino il plusvalore si crea sugli straordinari non pagati, ragione per cui tutti gli stronzi come me che facevano notte in ufficio sono stati fatti in fretta e furia dirigenti e strizzati come limoni con la spada di Damocle di targets annuali sempre più inverosimili, studiati apposta per non essere raggiunti. L’illusione dell’assistenza medica gratuita e della pensione statale ci è stata tolta a poco a poco con le annuali manovre di risanamento dei conti pubblici e infine ci è stato comunicato che la pensione integrativa e i fondi azionari in cui eravamo stati obbligati ad investire tutti i nostri risparmi e su cui contavamo per affrancarci dalle 80 ore di lavoro settimanale e la disponibilità 24/7 anche in vacanza non valevano più una cicca grazie alle ardite speculazioni finanziarie di banchieri senza scrupoli.
 
Ci troviamo a quasi cinquant’anni con lo spettro del licenziamento sempre più pressante grazie al progressivo annientamento della tutela del lavoro voluto dall’alleanza tra politica ed economia, ovvero dalla classe dirigente della generazione dei nostri genitori, a cui paghiamo la pensione con cui si possono permettere la seconda casa, la barca e le vacanze nei golf resorts. Loro. A noi invece tocca lavorare sempre di più per pagare tasse e balzelli sempre più iniqui, gli interessi esponenziali del mutuo trentennale sulla prima casa e i salatissimi premi dell’assicurazione sanitaria obbligatoria che ha sostituito la mutua. Senza speranza di ricevere mai una pensione, i risparmi mangiati dalla crisi finanzialria, a due gradi di separazione dalla povertà: lo stipendio di questo mese e l’indennità di disoccupazione del prossimo.
 
Per cui non vi stupirà sapere che ho dovuto lottare con le unghie e coi denti per mantenere le condizioni contrattuali stipulate nel 2006 a fronte di un lavoro di maggiore responsabilità e alto rischio, mentre i miei colleghi negli anni ottanta ottenevano dal 10% al 30% di aumento di stipendio ad ogni nuovo contratto. Inoltre, il mio nuovo contratto prevede che - oltre alla disponibilità 24/7 anche in vacanza - il mio datore di lavoro mi possa dare in subappalto a chi vuole lui (si chiama outplacement), che mi possa cambiare sede di lavoro come e quando vuole lui e soprattutto che i diritti di tutte le mie opere d´intelletto, di qualunque natura e genere, concepite anche al di fuori dell´orario di lavoro, siano AUTOMATICAMENTE suoi! Per cui fra due mesi anche questo blog non sarà più mio. Che differenza c´è tra la mia condizione e quella degli schiavi nei campi di cotone? A questo punto solo lo jus primae noctis. (26 settembre)
 
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