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2010

jaarsluiting

E’ passato il 1 luglio ed è passato anche l’11 luglio ma l’Olanda non ha ancora ne’ un governo ne’ la coppa del mondo. In compenso l’ondata di caldo continua e questa si appresta a diventare l’estate più calda del secolo. Siccome le case qui sono costruite per attirare e trattenere ogni raggio di sole ed ogni caloria, in casa e in ufficio si soffoca, in compenso ciò offre una fantastica scusa per passare l’intera giornata nei numerosi e ricchi giardini per i quali l’Olanda va giustamente famosa. Fa niente che l’erba è uniformemente passata dal verde brillante al giallo paglierino: fa tanto California. Dieci anni fa riportavo esterrefatta le misure di sicurezza che il mio datore di lavoro ci aveva comunicato al tempo della prima ondata di caldo dell’anno (vedi tropici), adesso constato la generale indifferenza al fenomeno: o ci si abitua a tutto o gli olandesi sono segretamente felici di questa inaspettata pausa dal clima merdoso che li ha accompagnati nell’ultimo decennio. Non sento infatti nessuno lamentarsi per questo inusuale caldo e nemmeno per i temporali violenti che pare abbiano causato numerosi danni nell’ultima settimana.
 
Ieri si è concluso anche l’anno scolastico e, grazie ad una congiuntura lavorativa favorevole, per la prima volta mi sono ritrovata nel cortile della scuola di mio figlio insieme a seicento bambini e altrettanti genitori per la rituale celebrazione (jaarsluiting): un’usanza fantastica che i college americani hanno ereditato e ampliato come sappiamo da numerosi films e telefilms e che gli italiani farebbero bene ad importare se nel frattempo non l’hanno già fatto. Mi sono commossa alla semplicità e spontaneità dei discorsi (pochi e stringati), delle canzoni cantate a cappella (molte e colorite) e degli applausi con ola per i bambini che ieri hanno lasciato per sempre la fascia protetta dell’infanzia e della scuola elementare per proseguire il cammin di lunga vita nella selva oscura dell’adolescenza e della scuola superiore (nota per i lettori: la scuola media qui non esiste). Inutile dire che mi è anche venuta un’angoscia pazzesca nel pensare che fra soli 4 anni anche Matteo sarà in quel gruppo: mai come ieri lo scorrere inesorabile delle sabbie del tempo mi ha colpito con la sua inevitabilità.
 
Con la chiusura dell’anno scolastico è arrivato anche l’inevitabile vriendeweekend, che i miei lettori fedeli conoscono bene e per gli altri riporto agli articoli del 2008 e 2009. Quest’anno non sono stata io a sclerare ma il vikingo, che ha iniziato una lunghissima lamentatio sull’opportunità di chiuderci per tre giorni in una villa in culo al mondo insieme a 13 bambini urlanti e appena gli ho fatto notare con calma quazi zen che gli amici sono i suoi e che basta che lui comunichi la sua volontà di non partecipare più al weekend annuale per liberarci tutti da questa tortura, ha impacchettato vestiti e suppellettili senza fiatare. Io mi sono portata dietro PC e modem wireless con l’intenzione di vedermi tutte le puntate di House MD e Che tempo che fa che mi sono persa negli ultimi sei anni. Invece a sorpresa ci siamo trovati nel centro della ridente cittadina di Sleen (Drenthe), in un ex pub che conserva tutte le caratteristiche del locale pubblico, con bancone bar, cucina a dieci fuochi e terrazza con tavolini e ombrelloni, per cui a tutti gli effetti è come stare in un albergo e siccome siamo in centro città abbiamo anche fornaio e Albert Heijn a 150 metri da casa e una serie infinita di sale da the, ristoranti tipici e attrazioni turistiche progettate per rallegrarci la vita. Infine l’aspetto della casa trae in inganno molti turisti e ogni tanto troviamo una coppia di escursionisti seduta ai tavolini sulla terrazza, a cui viene naturalmente offerto un caffè on the house e che insistono per pagarci per compensare l’imbarazzo. Insomma, è un vero spasso. (continua)
 
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