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2010

verkiezingen 2010

In occasione dell’apertura ufficiale di questo blog ho scritto una piccola introduzione che è nascosta nel menù a destra dietro il titolo “il perchè”. La riporto parzialmente: Non tornerei piú indietro, ma questo non vuol dire che ami l’Olanda. L’Olanda é un paese molto piccolo, fiero e strano in cui capitalismo sfrenato e socialismo reale convivono placidamente. I suoi abitanti sono fermamente convinti di vivere nell’ombelico del mondo e rifiutano categoricamente contaminazioni estere. Allo stesso tempo accettano senza discutere le contraddizioni e i soprusi sempre piú enormi che il mantenimento dello status quo economico-sociale impone. La xenofobia brucia sotto la cenere e ogni tanto infiamma le strade. I politici sono al servizio delle banche e la famiglia reale gode di privilegi medievali. Per questo non amo l’Olanda. Ma in Olanda i diritti civili sono tantissimi, protetti ed indiscussi, i servizi al cittadino funzionano e la corruzione si mantiene sotto la soglia della decenza. Per questo non torno indetro.

 

 

I risultati delle elezioni del 9 giugno stanno mettendo a dura prova sia i diritti civili che il mio proponimento. Il partito di Geert Wilders (PVV = Partito per la libertà) ha sorpreso tutti ottenendo 24 dei 150 seggi parlamentari in gioco e diventando così il 3º partito nazionale dopo i liberali del VVD (31 seggi) e i laburisti del PvdA (30 seggi). I democristiani (CDA) del dimissionario Balkenende che potevano vantare 41 seggi nell’ultimo governo ne hanno perso la metà e nonstante gli exit polls si affannino a dichiarare che i voti democristiani sono migrati verso i liberali, le mappe del voto mostrano chiaramente che la migrazione è andata a favore del PVV.

 

 

I punti programmatici del PVV si possono riassumere in: l’Olanda agli Olandesi e gli altri fuori dai coglioni, a cominciare dai musulmani. Il Wilders ha un bel dire che tutti gli immigrati son benvenuti purchè si integrino nella società olandese, intanto mette la schedatura etnica obbligatoria tra le riforme proposte, insieme all’abolizione di burka e hijab e altre amenità consimili. La sua vittoria era quasi scontata, in un paese che vive ormai da un decennio la disgregazione del welfare state e l’incremento della criminalità. I musulmani sono una facile preda perchè si ostinano a formare enclave chiuse, non abdicano la loro religione e i loro costumi, ma continuano ad importare mogli dalla madrepatria, le fanno girare in burka e hijab, pretendono la costruzione di moschee e il mantenimento della doppia nazionalità. Aggiungiamo le dichiarazioni poco diplomatiche di un paio di ajatollah estremisti, l’assassinio di Theo van Gogh ad opera di un gruppo musulmano radicale, concimiamo bene con la politica del terrore islamico seminata da Bush ed ecco pronto un bel nemico da sconfiggere per far tornare tutto come ai bei vecchi tempi. Tutti sanno che in realtà l’odio razziale in Olanda, un paese da secoli liberale e liberista, ha radici molto più pragmatiche: ogni straniero residente acquisisce gli stessi diritti di un olandese e compete con lui per i servizi sociali, da anni in netto calo. Pim Fortuyn diceva “vol is vol” (non c’è n’è più per nessuno): fuori gli stranieri, più servizi sociali per gli olandesi. I musulmani sono solo la punta dell’iceberg: subito dopo di loro son già pronte le rappresaglie per gli antilliani e quando anche gli antilliani saranno finiti, Wilders può contare su ancora almeno quattro etnie ‘coloured’ da attaccare.

 

 

Wilders è un abilissimo demagogo che ha imparato a memoria George Orwell, ha copiato con intelligenza tutte le tecniche mediatiche di Berlusconi e Bossi e per evitare di essere fatto fuori come Pim Fortuyn ha fatto in modo di provocare una reazione violenta da parte della comunità musulmana con il suo film Fitna, a seguito della quale il governo è stato costretto a fornirgli una scorta armata permanente. Il nostro ha potuto così pazientemente tessere la sua tela populista per più di sei anni sotto la luce dei riflettori mediali senza possedere manco un blog. Tenacia e determinazione non gli difettano, come pure l’abilità tanto ammirata in Barak Obama di parlare in potenti ‘oneliners’: pochi concetti, semplici, chiari e ripetuti ad nauseam.

 

Possiamo analizzare le tecniche mediatiche di Wilders e tessere paragoni con Hitler e Goebbels ad libitum, il fatto resta che un governo senza di lui è ormai impensabile. La formazione più gettonata è VVD, PVV e CDA (76 seggi) anche se la più logica sarebbe VVD PvdA e PVV (85 seggi), peccato che i laburisti abbiano dichiarato ben prima delle elezioni che mai e poi mai avrebbero formato un governo col PVV e forse proprio per questo non sono stati penalizzati dall’elettorato.

 

L’unica – magra – consolazione in tutto ciò è che l’opinione pubblica olandese è in gravissimo imbarazzo. Questo voto rischia di compromettere l’immagine liberale del paese, un’immagine accuratamente nutrita e protetta da una civiltà che un secolo fa si è sottratta all’infamia dell’Anschluss per il rotto della cuffia e che finora ha sempre saputo evitare gli estremismi – si dice anche a costo di assoldare killer professionisti. Di ieri la notizia che il CDA esclude un governo con il PVV e di oggi la notizia che il popolo interpellato post-votum ha dichiarato unanime che non si aspettava una vittoria così grande del PVV e gli elettori di sinistra ora rimpiangono di non aver votato in massa PvdA per scongiurare un governo con Wilders – per la serie chiudere la stalla quando sono usciti i buoi.

 

Sospendo il giudizio fino alla formazione del nuovo governo. Mark Rutte (VVD) ha promesso di metterci una settimana. Stiamo a vedere. (13 giugno)

 
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