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2010

kaapstad (seconda parte)

Siamo qui da una settimana e abbiamo visto tutte le principali attrazioni del posto, compatibilmente con le esigenze di Matteo che ha chiarissime idee su quello che vale la pena di visitare ed esprime ormai le sue opinioni in maniera perentoria quanto inequivocabile. Per cui ci siamo dedicati principalmente allo studio della fauna locale e successivamente alla sua degustazione. Kaapstad vanta i migliori ristoranti del Sud Africa e se si arriva qui dopo dieci anni di dieta olandese anche il fish and chips sembra divino. L’offerta gastronomica locale è comunque al livello di quella italiana e francese, con porzioni gigantesche a prezzi incrediblmente contenuti. La qualità degli ingredienti è eccelsa: abbiamo mangiato pesce pescato sotto i nostri tavoli poche ore prima, pollo ruspante con più spazio a disposizione degli abitanti di Amsterdam e verdura e frutta così succosa e traboccante di vitamine da sembrare finta. Perfino il latte scremato sa di panna - non so se mi spiego. La cosa che mi ha più sorpreso è il culto per la gastronomia italiana: mai mi sarei aspettata di trovare sulla punta dell’Africa veri espressi e cappuccini confezionati a regola d’arte con caffè italiano da Lavazza a Illy, per non parlare delle pizze della rinomata catena Col’Cacchio (pronuncia kolkacio): simpatico scherzo linguistico coniato da qualche buontempone che tra le risate è anche riuscito a tramandare una ricetta di tutto rispetto. L’Italia qui va per la maggiore, testimoni i numerosi negozi di griffe italiane e l’onnipresente birra Peroni che qui è molto esotica e servita solo nei locali più chic.
 
Se invece si vuole rivivere l’atmosfera coloniale dei romanzi della nostra gioventù non si può fare a meno di prendere l’high tea al Mount Nelson Hotel: della stessa epoca e genere del Raffles di Singapore e dell’Oriental di Bangkok, con lo stesso tipo di servizio impeccabile, thè di qualità eccelsa e delicatessen di altri tempi come scones e cucumber sandwich, ma con una clientela decisamente meno formale. I sudafricani sono laid back e si presentano tranquillamente in polo e mocassini perfino nel ristorante La Colombe nell’esclusivissima tenuta vinicola di Constantia Uitsig – a detta di Time Out il miglior ristorante dello stato, degno di una stella Michelin e mia attrazione preferita insieme al MNH.
 
Siccome nel frattempo è cominciata la stagione delle piogge, ieri ci siamo rifugiati a Canal Walk, il più grande centro commerciale a Century City, praticamente una città artificiale come Milano 2, con ville, uffici, piazze e laghetti, oltre che 400 negozi, cinema, ristoranti e caffè, costruito con uno sfarzo che ho visto solo a Las Vegas. Mercoledì scorso siamo andati a vedere il concerto degli Spandau Ballet al teatro del casinò Grand West, altro esempio di architettura vegasiana con tanto di copia al coperto di una tipica piazza italiana con vere fontane e finto cielo con nuvolette e luce solare/lunare, proprio come al Caesar Palace.
 
Non mi resta che constatare che Kaapstad/Cape Town è una città di fighetti, nonostante i fantasmi dell’apartheid che aleggiano ancora nell’aria come gi orrori del nazismo impregnavano gli anni settanta in Germania. E nonostante non si possa fare a meno di notare con un certo imbarazzo come tutti, ma proprio tutti, i blue collars siano neri. Ma qui la presenza degli Afrikaners – discendenti dei coloni olandesi del XXIV secolo che parlano tuttora una lingua germanica molto affine all’olandese antico e costituiscono la fazione razzista dura e pura – è molto ridotta e tutti si sperticano nel disprezzarli apertamente per il loro anacronistico atteggiamento conservatore. Tutti i nostri coetanei si comportano come Spencer Tracy e Katherine Hepburn in Indovina Chi Viene a Cena e i ventenni sono la fotocopia della versione cinematografica: color blind. Anche davanti all’immensa township che si estende per quaranta km ad est della città e che ospita dieci milioni di neri per i quali acqua corrente e sapone sono un lusso.
 
L’amministrazione della città ha in progetto di ricostruire l’intera zona con parametri di igiene e sicurezza moderni, in modo da affrancare i blue collars dal loro stato di arretratezza e farli rientrare tra i cittadini di serie A. Progetto ammirevole che sarebbe già a buon punto se non fosse per l’incredibile corruzione degli amministratori che fa sparire il denaro pubblico in attività di stampo paramafioso. Sul giornale di domenica scorsa ho letto un articolo molto poco lusinghiero su un politico locale che sarebbe nel mirino della polizia per commercio di armi e altre numerose attività imprenditoriali illegali “Tutte calunnie infami” reagisce il politico in questione, vittima a suo dire di un complotto giornalistico. Nulla di nuovo sotto il sole ma una gran tristezza, per cui torno alle delizie turistiche tra cui Simons Town che ospita una comunita di migliaia di pinguini selvaggi e il Capo di Buona Speranza che ospita babbuini e struzzi allo stato brado. Sulla cima della Table Mountain abbiamo visto una coppia di marmotte tranquillamente sedute su una roccia a pochi centimetri dalla funivia, con l’aria interessata di turisti allo zoo e proprio come di fronte ai pinguini che ci fissavano dai loro nidi sulla spiaggia di Boulder Bay ho avuto l’impressione che gli animali in gabbia fossimo noi. (10 maggio)
 
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