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2010

giet it oan?

Qui le temperature siberiane persistono ormai da un mese e continua a nevicare. Gente come me comincia a dar fuori di matto ma l’olandese medio gira col sorriso beota di chi è appena stato soddisfatto oralmente. Naturalmente alla prima gelata tutti hanno tirato fuori dall’armadio i pattini e nel weekend di Natale, mentre noialtri si stava in coda in autostrada fino a tarda notte o si bivaccava in stazioni NS gelide in attesa di un treno che ci riportasse a casa, si sono precipitati su tutti canali, stagni e laghetti gelati col risultato di ‘passare attraverso il ghiaccio’ in massa e finire mezzi assiderati all’ospedale. Il ghiaccio infatti non era della qualità adatta per pattinare e questo mi ha offerto l’opportunità di ampliare la mia cultura al riguardo. Un accorato rappresentante dell’associazione pattinaggio nazionale (KNSB) spiegava alla radio che la neve caduta in abbondanza aveva reso il ghiaccio molto poroso e le temperature troppo alte (!) unite alla mancanza di vento non facevano altro che aumentare la porosità del ghiaccio ad ogni gelata senza peraltro inspessirlo. Quello che ci sarebbe voluto, concludeva il rappresentante KNSB, era un bel vento di tramontana forza 4 unito ad una temperatura notturna di -15° per almeno tre giorni e poi si sarebbe potuto godere appieno dei piaceri del ghiaccio (ijspret). Già solo il fatto che gli olandesi associano il piacere (pret) a ghiaccio e neve li qualifica come pazzi furiosi, ma la follia collettiva che si è di nuovo esternata in occasione di una calamità naturale come questo inverno inusualmente rigido li conferma un popolo totalmente schizofrenico. Auspici di tramontana e gelate siberiane si intrecciano quotidianamente su tutti i media con le proteste per gli enormi ritardi dei treni, le code autostradali apocalittiche, i black outs continui e le altrettanto continue cancellazioni dei voli in aeroporti sempre più congestionati. Insomma, il popolo olandese vuole l’Elfstedentocht ma anche strade pulite, treni puntuali, elettricità e riscaldamento non stop e aerei pronti a portarli ai Caraibi.

Massa di bambini viziati!
 
Sarà anche vero che in un passato non ancora remoto tutti gli inverni erano rigidi e questo non è particolarmente freddo paragonato ai ricordi dell’olandese medio, ma sta di fatto che da almeno dieci anni (secondo me anche venti) non si è mai andati così tanto e per così tanto tempo sottozero, ne’ ha mai nevicato così tanto e così a lungo. Di conseguenza le amministrazioni comunali, regionali e statali non hanno ritenuto opportuno continuare a stanziare fondi per garantire misure di sicurezza adeguate a situazioni climatiche ritenute improbabili, in questo sicuramente sobillati dal continuo martellamento mediale sul surriscaldamento terrestre e l’effetto-serra. Negli stessi anni, il traffico ferroviario, stradale e aeroportuale è cresciuto in maniera esponenziale: il parco treni dell’NS è stato quasi integralmente rinnovato e ampliato, sono state costruite 8 nuove autostrade e 2 nuovi aeroporti. E a nessun manager sano di mente sarebbe mai venuto in mente di mettere a budget (infra)strutture resistenti a temperature artiche – semmai il contrario!
Quindi non è strano che il primo inverno rigido dopo più di un decennio di farfalle a gennaio e rose novembrine abbia paralizzato la nazione, tantopiù che l’olandese medio non ha l’intelligenza sufficiente per capire che gli conviene aspettare che abbia finito di nevicare e/o che sia passato lo spazzaneve prima di mettersi in strada. No, l’olandese medio è rappresentato dalla mia collega che si mette in macchina durante la tempersta di neve più grande del decennio per tornare a casa in tempo per la cena “tanto ho l’ Hummer 4x4 con gomme da neve.” Risultato: un ingorgo di 5 ore sul raccordo anulare (ring) di Amsterdam che è stato dichiarato il più lungo del secolo (ma era successa esattamente la stessa cosa il 27 novembre 2005 – la memoria storica dei giornalisti fa le pippe a Memento).
 
Questo atteggiamento - che io credevo appartenere esclusivamente alla fauna milanese – è ben riassunto nel detto ‘je eigen straatje vegen’ (spazzare la tua stradina), che vuol dire fare esclusivamente quel che fa comodo a te quando pare a te e fanculo il resto del mondo. Ho dato ampio resoconto di una dimostrazione letterale del detto a dicembre, quando i miei vicini di casa non hanno mosso un dito per spalare la neve nella nostra strada privata ma hanno meticolosamente spalato il sentierino che parte dalla loro porta e arriva alla porta del garage o alla discesa del posto macchina e chissenefrega della vecchietta ottantenne del 2 o dell’immigrata italiana del 9 che non hanno l’Hummer 4x4.
 
Ma torniamo all’ijspret. Appena prima di Natale è uscito un film intitolato “De hel van ‘63” che racconta – pare molto fedelmente – le vicissitudini della più tragica e spaventosa Elfstedentocht della storia. Nella notte del 18 gennaio 1963, con una temperatura di -18°, 20 cm di neve e una tempesta con tramontana si è svolta l’Elfstedentocht che vanta ad oggi il maggior numero di feriti e il minor numero di finalisti: 127 su  9.862 (e 58 finalisti erano pattinatori professionisti). Ora, questo film ha rotto tutti i record d’incasso nel primo weekend ed era su bittorrents e youtube dieci secondi dopo la premiere. Quotidianamente vengono intervistati tutti i membri dell’Associazione delle città frisone e qualunque altro frisone che abbia mai pattinato per sapere se giet it oan? Si può fare? Da un mese tutti gli intervistati rispondono la stessa cosa e vi rimando al primo paragrafo. No che non si può fare: il ghiaccio è troppo sottile e di cattiva qualità. Delusione generale.
 
Ma come!
 
I treni viaggiano da Natale con ‘aangepaste dienstregeling’, che è il modo diplomatico per dire che ne vengono garantiti la metà del normale e quelli che ci sono hanno 10-20 minuti di ritardo standard. Le riserve di strooizout (sale antighiaccio) sono finite tanto che il comune di Etten-Leur ha acquistato al triplo del prezzo e utilizza sali da bagno (davvero!!!) per arginare i pericoli sulle provinciali, in autostrada è un terno al lotto tra continue tempeste di jachtsneeuw (neve leggera e asciutta spinta dal vento) e stuifsneeuw (dune formate dalla jachtsneeuw), Schiphol è chiuso un giorno su tre e la NUON (Enel locale) sta già attingendo alle riserve di gas per far fronte all’incredibile richiesta di energia che è la causa dei black outs sempre più frequenti che stanno paralizzando la vita di molti comuni. Se per caso viene dato l’OK all’Elfstedentocht che cosa pensano che succeda? La maggioranza dei partecipanti non arriverebbe comunque in tempo perchè bloccata in treno, aeroporto o autostrada. La massa di spettatori causerebbe ingorghi paurosi e incidenti a catena e per finire un black out stile Los Angeles 2005. Ci sarebbe da scrivere un libro di fantahorror che fa le pippe all’inferno del ‘63, anzi adesso chiamo Ben Elton. Insomma, in queste condizioni c’è solo da sperare che il disgelo (dooi) arrivi presto e che il governo si prepari adeguatamente alla possibilità che l’inverno prossimo sia veramente un inverno da Elfstedentocht.
 
Io, da buona olandese adottiva, spazzerò la mia stradina e comincio già a prepararmi adeguatamente per il mio sabbatical ai Caraibi tra dicembre 2010 e febbraio 2011. Giuro. (13 gennaio)
 
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