paola cassone
romanzi
racconti
collezioni di racconti
collezioni di racconti
diario  
comprami  
scrivimi  
2009

lentekriebels

Stiamo entrando a singhiozzo nella breve primavera nordica, caratterizzata da temperatura 5-10°, vento, pioggia e nebbia con occasionali schiarite che per la popolazione locale sono una ragione sufficiente per togliersi maglioni e calze e affollare le terrazze dei bar. Venerdì scorso è stata una giornata splendida, senza una nuvola e temperatura tendente a 20°: Matteo ha giocato con gli amichetti al parco praticamente fino a che non è stramazzato al suolo, io ho preso il sole sulla terrazza del Wolfsberg e abbiamo concluso la giornata mangiando in giardino e giocando a Monopoli sotto un tramonto infuocato. Per contrappasso sabato siamo ripiombati nel grigiore invernale ed io nella corrispettiva depressione, per cui ieri ho accolto a braccia aperte l’arrivo dei suoceri per la pianificata gita al Keukenhof.
La mia vita a Tulipland non poteva essere completa senza questa pietra miliare che sta a pagina 3 di tutte le guide turistiche sull’Olanda dopo il giro dei canali di Amsterdam e le ceramiche di Delft e per questo viene snobbata dai locali, soprattutto se del Brabant. Il vikingo non ha fatto altro che lagnare (zeuren) l’abominevole livello di pacchianeria del posto, che oltre a ettari di tulipani in fiore e serre gigantesche contiene anche un organo a manovella gigante, un mulino a vento, un finto fienile, un coro dei marinai e la sua brava chiatta per fare il giro del canale locale. Il tutto indubbiamete kitsch, ma lo snobismo del vikingo è solo invidia: se il Keukenhof fosse sotto la Mosa (Maas) mi ci avrebbe portato ancor prima che all’Efteling!
Io invece, forse perchè mi considero ancora una turista, ho goduto ogni momento e mi sono riempita i sensi dei colori e dei profumi delle migliaia di varianti di tulipani, narcisi, begonie, viole e giacinti. Anche sotto la nebbia e il vento gelido, la vista di giardini pulitissimi e curatissimi con erbetta all’inglese e aiuole decorative multicolori, ruscelletti gorgoglianti e fronde fruscianti mi ha calmato i nervi. Se il Keukenhof fosse a Lissel (Brabant) invece che a Lisse (Zuid Holland) ci andrei tutte le domeniche.
 
La primavera – come è noto - non fa fiorire solo i tulipani, ma risveglia anche i sensi. Qui si dice ‘lentekriebels’, che tradotto al meglio significa ‘fregole di primavera’. Nonostante la recessione, da quando si vede un po’ di sole il pessimismo cosmico si sta affievolendo e i sorrisi stanno tornando perfino sui visi degli annunciatori televisivi, alla faccia dell’indice AEX. Tutti quelli che ancora se lo possono permettere cominciano a fare piani per le prossime vacanze ed è un fiorire di conversazioni leggere sull’opportunità di prendere l’ennesimo carro bestiame della Ryanair o di provare l’ICE ad alta velocità per le destinazioni meno lontane. In questo spirito avevo intavolato giovedì sera l’ennesima conversazione con l’ennesimo amico in visita al vikingo convalescente, ma mi sono trovata di fronte ad un caso di lentekriebles decisamente più drammatico. Il tizio in questione, ingegnere elettronico con specializzazione ICT, è partito questo weekend per una vacanza esplorativa di tre settimane in Messico, dove intende trasferirsi al più presto per aprire un ostello/b&b insieme ad un suo amico d’infanzia. Gli ho chiesto tra il divertito e l’esterrefatto che cosa lo avesse portato a questa decisione e mi ha risposto che è stufo marcio dell’Olanda, del governo sempre più invasivo e dei controlli insopportabili da stato di polizia. “Non voglio che un impiegato metta il naso nelle mie cose, non voglio dover chiedere il permesso per ogni fottuto piolo che pianto nel mio giardino e soprattutto non voglio più essere spiato dalle maledette telecamere che sono ormai ovunque!” Ho mantenuto il mio sorriso diplomatico e gli ho chiesto che cosa gli facesse pensare che la situazione in Messico fosse migliore. La risposta è stata talmente delirante che stento a riportarla: “Lì almeno c’è libertà di movimento e nessun controllo statale.” o qualcosa di comicamente simile, il tutto accompagnato dallo sguardo sognante che di solito i maschi sfoggiano in occasione di partite di calcio o pornografia. Non gli sono scoppiata a ridere in faccia per rispetto e perchè anche il vikingo aveva attaccato con la sua lagna preferita sull’insostenibile pesantezza dell’essere olandese – si badi bene, non centrata sull’incommestibilità del cibo e sulle temperature polari, ma sul Grande Fratello statale scatenato dall’incubo del terrorismo post 9-11.
Ora, per un paese dove al governo non c’è un dittatore totalitario che controlla tutti i principali mass media, prostituzione e droghe leggere sono (ancora) liberalizzate, l’abrogazione di eutanasia, divorzio e aborto non è nemmeno in discussione, dove l’obbligo del documento d’identità è stato introdotto solo quattro anni fa (peraltro in ottemperanza ad una legge europea), dove le telecamere si trovano principalmente sulle autostrade per controllare i limiti di velocità e dove il fisco spende milioni di euro ogni anno in campagne informative del tipo “Quest’anno controlliamo le detrazioni di tipo X: mi raccomando, controllate bene le detrazioni di tipo X che avete fatto e se avete bisogno di aiuto siamo a vostra disposizione al numero verde (che funziona)”, mi pare che l’Olanda sia piuttosto in fondo alla lista degli aspiranti Big Brothers di orwelliana memoria. Senza voler fare paragoni imbarazzanti, la probabilità che chiunque di noi riesca ad aprire un ostello/b&b è più elevata qui che nel resto del mondo a sud del 52° parallelo – se non altro perchè non devi pagare mazzette e pizzi a nessuno - e la probabilità che chiunque di noi qui finisca in galera per un errore giudiziario tende a zero.
Vero è che sui limiti di velocità non si scherza: a 56 km in centro abitato scatta già la prima sanzione e i vigili urbani sono tutti ex SS che ti fermano anche per un fanalino rotto sulla bicicletta, ma nonostante anche io come tutti bestemmi ad altissima voce ogni volta che una multa atterra sul tappetino, sono contenta che nessun pirata della strada potrà impunemente fare 150 all’ora nei paraggi della scuola dove va mio figlio e soprattutto che il parchetto dove gioca non è lastricato di bottiglie rotte, siringhe usate e cacche di cane, grazie al rigoroso controllo sociale e alle sanzioni ancor più rigorose.
Senza parlare del fatto che, quando il treno arriva in stazione la sera e io devo andare da sola nel buio nordico a recuperare la bici nel parcheggio del simpatico quartiere popolare dietro la stazione, sono ben felice che ci sia una nuova telecamera strategicamente posta all’uscita del sottopassaggio.
Sono stata fermata anche io decine di volte all’uscita di vari grandi magazzini perchè le commesse si erano dimenticate di togliere la placca anti taccheggio, ma non la considero una violazione della mia privacy!
Tralaltro gli stessi personaggi che si lamentano dell’invasione nella privacy non hanno alcun problema a lasciare numero di cellulare e indirizzo e-mail a mezzo mondo e a scaricare gigabytes di foto e video privati sui vari YouTube, Hyves e quant’altro.
Ma non ho detto niente di ciò al delirante amico in procinto di partire per il walhalla delle libertà che secondo lui è il Messico, perchè sono sicura che la realtà lo colpirà come un nugolo di mosche su un mucchio di escrementi: niente di meglio di una sana estate tropicale per toglierti le fregole di primavera nordiche!
 
torna su
« precedente     successivo »  
 
| design&development: Artdisk