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2009

boeven

Concludo il 2009 scrivendo le mie avventure di fine anno mentre intorno a me fiocca la neve e risuonano i botti dei primi fuochi d’artificio. Ho deciso di stare a casa e andare a dormire presto piuttosto che unirmi alla folla festante perchè sono stanchissima dopo quella che probabilmente resterà negli annali come la vacanza più costosa della mia vita: tre giorni a Londra. Ma, per citare le immortali parole del filosofo contemporaneo Johann Cruyff, ogni svantaggio ha il suo vantaggio (elk nadeel heeft zijn voordeel) e questi tre giorni sono stati una vera e propria lezione di vita. Col passare degli anni mi faccio sempre più convinta della forza del karma universale e dell’inutilità di combattere contro il proprio karma individuale: ognuno di noi ha un ruolo assegnato nell’universo spaziotemporale e il gioco consiste nello scoprire quale. Il mio ruolo per esempio è quello di guadagnare ogni soldo col sudore della fronte e di pagare il prezzo pieno per ogni necessità materiale. E’ perfettamente inutile che tenti di aggirare il destino comprando biglietti della lotteria o partecipando a giochi di fortuna: non ho mai vinto e mai vincerò nulla. E’ altrettanto inutile che mi faccia sedurre da offerte speciali e affari d’oro perchè è garantito che si riveleranno altrettante fregature. Gli unici affari d’oro sono quelli che realizzo comperando le marche più fidate e infatti sono ancora caldamente avvolta nello stesso cardigan di cachemire Pringle del 1987 che sembra nuovo, ascolto radio, CD e perfino LP e cassette ormai consunte sul mio Thorens dello stesso periodo che non ha mai perso un colpo e lavo la biancheria nella Miele che ancora non ha visto un tecnico. Insomma, nel mio caso vale il proverbio squisitamente olandese ‘goedkoop is duurkoop’ (le cose più a buon mercato sono in realtà le più care). E’ un karma difficile da accettare con serenità e fermezza in un mondo sempre più largamente composto da individui che sbandierano ai quattro venti la loro fortuna al gioco e la loro perizia commerciale: è impossibile far capire loro che devono il loro felice status ad individui come me che riequilibrano l’entropia universale, ed è altrettanto impossibile non cedere ai canti delle sirene.
 
Tutto è incominciato perchè avevo nostalgia di Londra ma mi sentivo moralmente colpevole di indulgere in una spesa così voluttuaria in periodo di crisi finanziaria. Invece che prenotare quindi uno dei miei alberghi di fiducia ho ceduto alla tentazione di consultare le offerte speciali su booking.com e dopo un lungo dibattito col vikingo – per il quale un ostello della gioventù è già una spesa stravagante - ho prenotato tre notti al Park Lane Mews in Stanhope Row, sedicente 4 stelle in una stradina dietro Piccadilly. Fin dal momento in cui ho confermato la prenotazione mi sono sentita a disagio, un disagio che ho tentato di compensare prenotando un balletto a Covent Garden e una mostra al British Museum e consultando le recensioni dei ristoranti su Time Out.
 
Arrivati nella capitale dopo un tranquillo viaggio su un puntualissimo Eurostar, ci siamo diretti armi e bagagli all’indirizzo indicato e siamo entrati nella hall dell’hotel. Qui i campanelli d’allarme hanno cominciato a suonare: la reception aveva tutti i connotati di quelle tetre pensioni per studenti che si trovano dalle parti di Notting Hill Gate o Russel Square. Ma erano già le otto di sera e Matteo era visibilmente stanco del viaggio, per cui ho azzittito i campanelli e mi sono stoicamente sottoposta al check in, pensando che in fin dei conti quando si dorme un hotel vale l’altro e si trattava solo di tre notti. Arrivati al momento di presentare la carta di credito per il tradizionale swipe mi è stata presentata invece la ricevuta da firmare con l’importo delle tre notti prelevato in anticipo. La mia cosicenza ha inizato a protestare ma ho firmato a denti stretti e ho preso la chiave della stanza. Quello che mi aspettava dietro la porta può solo trovare un corrispettivo nei libri di Dickens o nella più moderna versione di JK Rowlings: un bugigattolo di due metri quadrati in cui era stato sapientemente incastrato un queen size bed, ovvero un letto di 140x180 cm e in cui nemmeno con l’intervento di Harry Potter si sarebbe potuto inserire il letto supplementare per Matteo che avevo espressamente chiesto nella prenotazione. Una rapida ispezione nel bagno lillipuziano e nell’unico armadio a muro mi ha peraltro rivelato l’assenza di tutte quelle componenti che qualificano le quattro stelle conclamate, ovvero aria condizionata, cassaforte, phon, minibar e stirapantaloni. Inoltre la TV non funzionava e il riscaldamento era fornito da una stufetta elettrica pericolosamente incastrata tra letto e muro. Inviperita sono tornata alla reception brandendo la prenotazione e alla mia richiesta di una camera più adeguata mi è stato risposto che questa era la migliore camera a disposizione e che il letto supplementare sarebbe stato portato all’arrivo del manager notturno, cioè alle 23. Sono rimasta senza parole - come sempre di fronte ai soprusi troppo grandi - ho fatto dietrofront, convinto un riluttante Matteo che si era già installato sul letto col suo nintendo a rimettersi scarpe e giacca e siamo partiti alla ricerca di un altro hotel. Il bello di Londra è che ci sono più hotel che taxi, per cui girato l’angolo di Piccadilly avevamo solo l’imbarazzo della scelta. L’insegna dello Sheraton occhieggiava invitante e alla sontuosa reception addobbata con uno scintillante albero di natale alto cinque metri ci è stata offerta una camera grande abbastanza per contenere un letto extra, che è stato prontamente portato con molte scuse (!) e con un set di asciugamani e toiletries deliziosamente superflui. Sistemato Matteo con un toast gigante e un bicchiere di succo di mela non mi restava che tornare all’orrendo hotel-pacco e recuperare i soldi anticipati. Già sentivo dentro di me che sarebbe stata un’impresa disperata e infatti dopo molti tentennamenti e svariate contraddizioni sono stata invitata a ripresentarmi il giorno dopo. A quel punto avevo già imparato la mia prima lezione: con i soldi che mai più mi sarebbero stati restituiti avrei potuto pagarmi una suite al Mayfair e questo è esattamente quello che farò la prossima volta che torno a Londra.
 
Siccome però sono una persona coscienziosa, la mattina dopo, ancora prima di ripresentarmi all’hotel, ho chiamato la centrale VISA di Milano per notificare il comportamento scorretto dell’albergatore e controllare che i soldi anticipati fossero stati stornati come promesso. Ovviamente questo non era avvenuto, ma quello che mi ha sconvolto è stato il comportamento dell’ufficio VISA, che ha subito preso le difese dell’hotel dichiarando che in fin dei conti avevo autorizzato la transazione e che quindi erano totalmente cazzi miei. Devo dire che qui non sono rimasta a bocca aperta ma ho avuto abbastanza presenza di spirito per replicare vivacemente che se questo era il servizio fornito dalla VISA mi sarei premurata di restituire la carta di credito quanto prima e ho concluso esigendo che la mia denuncia ufficiale di estorsione da parte dell’hotel in questione venisse messa agli atti.
 
Non mi ero ancora ripresa dallo shock che mi arrivava una notizia ancora peggiore. Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre la mia VISA era stata utilizzata per una serie di operazioni sospette negli Stati Uniti ed era stata bloccata. La notizia mi è arrivata mentre mi stavo imbarcando per riprendere l’Eurostar e alla mia richiesta di delucidazioni mi è stato reso noto che la carta era stata tempestivamente bloccata dopo che tutto il credito residuo era stato prelevato. “Mi scusi, in che senso tempestivamente?” ho chiesto a questo punto ma la mia ironia è del tutto sprecata sulle impiegate della VISA. Dopodichè la stessa impiegata mi ha informato che avevo 60 giorni di tempo per avviare la pratica di contestazione per i prelievi irregolarmente eseguiti a seguito di clonazione e che comunque lei non era in grado di garantirmi che gli importi non mi sarebbero stati fatturati. Ho passato gran parte della notte e tutta la mattina dell’ultimo giorno del 2009 in costosissime telefonate per capire che cosa devo fare e a quanto pare, se presento i chili di documentazione richiesta nei tempi richiesti ho buone speranze che i 2000 euro illegalmente prelevati mi vengano restituiti, sempre dopo averli pagati naturalmente. E a questo punto devo pure ringraziare il Park Lane Mews Hotel per non avermi restituito i soldi perchè sennò i ladri (boeven) avrebbero prelevato pure quelli. Ma ho anche il fortissimo e fondato sospetto che i due incidenti siano strettamente correlati. A detta della VISA l’unico modo di clonare una carta di credito è quello di passarla fisicamente in un apparecchio simile ai normali swipe. L’unico posto in cui la carta è stata fisicamente in contatto con uno swipe negli ultimi due mesi è il Park Lane Mews Hotel. QED.
 
Al termine di questa lunga e frustrante giornata ho preso la mia prima risoluzione per il 2010: mai più carte di credito italiane. Gli impiegati della VISA locale, tempestivamente interpellati per controllare che non vi fossero irregolarità sull’altra carta di credito, sono stati categorici nel rassicurarmi che tutte le spese fatte con la VISA olandese sono assicurate e che non avrei avuto alcun addebito nel caso di transazioni anche solo sospette. Dopodichè, senza batter ciglio o fare domande, alla mia richiesta di ridurre il credito e farmi avere un report giornaliero sui prelievi, hanno eseguito entrambe le operazioni in diretta. Ah, e qui si può contestare un prelievo indebitamente eseguito con una semplice telefonata e l’importo viene restituito entro 3 giorni lavorativi. Non ho altro da aggiungere.
 
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