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2009

sneeuwpret

Certe volte mi faccio paura. Giovedì scorso stavo pensando di scrivere un articolo sulla neve (sneeuw) e su tutte le disavventure che mi hanno portato ad odiare questo fenomeno atmosferico quando la realtà ha brutalmente bagattellizzato tutte le mie disavventure passate e ha definitivamente compromesso ogni futuro sviluppo positivo delle mie opinioni al riguardo: la neve è una calamità naturale che va eliminata quanto prima. Altro che accordo di Copenhagen: viva l’effetto serra, voglio i tropici, voglio 20° anche d’inverno!
 
C’è di bello che questa volta me la cavo a buon mercato: non devo fare altro che tradurre un paio di articoli dell’NRC – tanto non sarei in grado di esprimere lo sdegno in maniera migliore.
 
Giovedí ha nevicato. Detto cosí non fa impressione e infatti in tutto tra Nijmegen e Amsterdam saranno caduti al massimo dieci centimetri. Diversa la storia in Friesland (Frisia), dove sembra sia caduto piú di mezzo metro. Per inciso faccio notare che tutti qui se la menano a sangue col fatto che non abbiamo dei veri inverni da almeno dieci anni. Beh, dico io, allora adesso che finalmente è arrivato un vero inverno siamo tutti contenti no? No, naturalmente perchè appena cade un centimetro di neve qui le NS (ferrovie statali) vanno in tilt e giovedì non ha fatto eccezione. “Le NS onorano la tradizione del primo giorno d’inverno” titolava ironicamente uno sdegnatissimo redattore dell’NRC nella pagina dei commenti. Già al mattino la stazione di Utrecht era in pieno caos a causa di innumerevoli guasti ai cambi; alle due del pomeriggio la direzione NS ha mollato la spugna e ha annullato tutto il traffico ferroviario da e per Utrecht. Considerando che Utrecht sta al centro dell’Olanda e da lì passano tutti i treni per Amsterdam, Den Haag e Rotterdam (oltre che Eindhoven, Den Bosch, Arnhem e Nijmegen), un simile annuncio equivale a fermare tutto il traffico ferroviario nazionale. Considerando anche che le NS vogliono proporsi come alternativa verde e veloce all’auto – continuava il redattore – sarebbe opportuno che si attrezzassero per mantenere la promessa. Soprattutto perchè – continuo la citazione – la nevicata di giovedì era stata largamente anticipata, prevista e commentata con precisione eccezionale a partire dalla settimana prima. Le NS hanno avuto quindi tutto il tempo di prepararsi ad un evento ricorrente quanto la caduta delle foglie e assolutamente non eccezionale fino a dieci anni fa. Lo sdegnatissimo redattore concludeva con la tirata standard sulla privatizzazione delle infrastrutture: “Dieci anni fa tutto questo non sarebbe successo. Dieci anni fa le NS (statali) erano ancora un esempio fulgido di efficienza che perfino gli ingegneri giapponesi venivano ad ammirare.”
 
In quanto a me, grazie ad una pia collega che ha messo a disposizione la sua auto per tutte le vittime dell’NS, sono arrivata ad Utrecht in tempo per prendere al volo il primo intercity che partiva quel pomeriggio e siccome era anche l’ultimo giorno ufficiale di lavoro ad Amsterdam prima delle vacanze di Natale ho concluso ottimisticamente che questa volta mi era andata veramente bene e tutto sommato 30 minuti di ritardo (per i quali mi verrá rimborsato il 50% del prezzo pagato) non sono un dramma.
 
Libera quindi di dedicarmi all’aspetto ludico della neve (sneeuwpret) e memore dell’assalto alle slitte di gennaio, ho incaricato prontamente la fida Anoeradha di procurare una slitta al pargolo. Per la cronaca: il primo fiocco di neve è caduto a Nijmegen alle ore 14 di giovedì 17 dicembre e Anoeradha era in pista alle 13 di venerdì 18 dicembre: nemmeno volendo avrei potuto fare prima ma nonostante ciò non è stato possibile trovare una sola slitta in tutta Nijmegen.
 
Ma nove anni di permanenza nel buco del culo del polder mi hanno reso una vera belva, per cui ho subito sguinzagliato il parentado nel sud ancora verde e soleggiato e nel giro di altre 24 ore mi ritrovavo felice proprietaria di una slitta che aveva ancora le ragnatele originali del millennio scorso. Mentre i parenti trovavano la slitta, io a mia volta partivo alla ricerca dei doposci per Matteo che, come tutti i bambini, ha il brutto vizio di cambiare un numero di scarpe all’anno e che ormai non entrava nei doposci dell’anno prima nemmeno tagliandogli le dita. Dopo aver girato tutti i negozi di Nijmegen sono riuscita ad aggiudicarmi l’ultimo paio di doposci misura 34 nel negozio di articoli sportivi specializzato in trekking artico, approfittando del temporaneo smarrimento della madre concorrente alla lettura del prezzo. Ho afferrato la scatola prima che la madre concorrente si ripigliasse e sono corsa alla cassa brandendo la carta di credito come una lancia. Stanca ma felice sono tornata a casa, giusto per far indossare i doposci al pargolo e ripartire subito alla volta di Deurne per ritirare la slitta testè acquistata per procura. Appena in tempo.
 
Sabato notte ha ricominciato a nevicare e domenica mattina c’erano almeno 30 cm, che sommati ai 10 precedenti cominciavano ad assumere una dimensione di tutto rispetto perfino per gli standard del millennio scorso. Ho quindi lasciato andare al parco il vikingo e un Matteo confortevolmente infagottato nei suoi nuovi doposci - giaccavento, cappello e sciarpa dotati dal previdente Sinterklaas - per un sano pomeriggio olandese sulla nuova slitta e io mi sono dedicata alla tradizionale confezione di due chili di biscotti natalizi in tre gusti. Intanto la neve continuava a cadere inesorabile e stamattina strade, campi e giardini erano uniformemente ricoperti da una spessa coltre bianca di oltre mezzo metro.
 
Inutile dire che a questo punto è scattato l’allarme su tutte le vie di trasporto. File chilometriche sulle autostrade e – ovviamente - traffico ferroviario fermo. Io sono ufficialmente in vacanza, quindi assente giustificata, ma mi è stato detto che stamattina si è presentato in ufficio a malapena un terzo del personale in servizio. Perfino gli abitanti di Amsterdam non ce l’hanno fatta a raggiungere l’ufficio in bicicletta e quando questo succede si sa che le condizioni meteorologiche sono veramente gravi. Io dovevo solo fare due cose: portare Matteo a giocare da un suo amichetto che abita nel quartiere limitrofo e andare a fare le spese per il cenone del 24.
 
Ci ho impiegato esattamente 3 ore e 45 minuti.
 
Confermo quello che già sospettavo nel 2000: la smart non è fatta per la neve. Ho spalato neve dall’uscio di casa fino a metà strada per consentire alla smart di immettersi nelle carreggiate disegnate dalle altre auto ma anche così non son riuscita a fare un metro. Se non fosse stato per due pietosi vicini che mi hanno spinto fino alla statale sarei ancora a sgommare nella nostra strada privata. Dopo meno di un km ho dovuto abbandonare la smart sul ciglio della statale e proseguire a piedi fino alla piazzetta dove abita l’amichetto di Matteo perchè non c’è stato verso di farle fare l’ultimo pezzo di strada interna piena di neve. Poi ho impiegato mezz’ora per arrivare al super a 20km/h sulle strade scivolosissime, slittando ad ogni curva e quando mi sono immessa sulla stradina del parcheggio ho capito di aver fatto l’errore più grave della giornata: il parcheggio e i vialetti di accesso interni non erano stati liberati dalla neve! Ma come è possibile, dico io? Il supermercato più grande della città, alla vigilia di Natale? Mi sono impantanata subito, creando un graziosissimo ingorgo che si è risolto quando un gentile signore è sceso da un’auto in coda e mi ha dato una robusta spinta fino al primo vialetto interno. Poi il gentile signore si è letteralmente lavato le mani dalla neve e se ne è andato, lasciandomi impantananta in mezzo al vialetto. Ogni dieci secondi venivo gentilmente invitata a togliermi di lì senza che nessuno mostrasse di volermi aiutare e ogni venti secondi una signora ultrasessantenne visibilmente scandalizzata mi informava che ero contromano (informazione oltretutto falsa, ma transeat). Dopo moltissime implorazioni di aiuto sono riuscita a farmi spingere da due gentili signorine fuori dal vialetto per ritrovarmi sul piazzale interno del super. Adesso dovevo solo curvare e ripercorrere il vialetto parallelo per uscire. Questa volta veramente contromano, perchè in quelle condizioni non avevo il lusso di poter scegliere il vialetto d’uscita più appropriato. Un riluttante ragazzotto mi ha dato una spinta per circa due metri, poi si è girato e se ne è andato lasciandomi impantanata a venti metri dall’uscita. Se non fosse stato per due robusti rappresentanti del sottoproletariato urbano che secondo me erano angeli in incognito (infatti, che ci facevano due sottoproletari chiaramente disoccupati nell'enclave borghese della città?) sarei ancora lì a farmi insultare da tutta la Nijmegen-bene. Tremando mi sono reinserita sul viale d’uscita e dopo molte sgommate, slittate e scodate, son riuscita a superare l’ultima barriera e ritornare sulla strada di scorrimento. Arrivata a casa non ho nemmeno tentato di entrare nella strada privata: ho chiamato i vicini che avevo appena omaggiato di biscotti fatti in casa e mi sono fatta spingere fino al parcheggio. Dopodichè sono andata a far la spesa al super locale, a piedi e con lo zaino da alta montagna.
 
Al ritorno ho sfogato tutta la mia frustrazione repressa spalando l’intera strada privata. Di tutti i vicini solo una ragazza sulla trentina mi ha dato una mano, anche lei reduce da un’allucinante avventura all’Albert Heijn e anche lei esterrefatta quanto frustrata dalle deplorevoli condizioni del parcheggio. Tutti gli altri vicini si sono limitati a guardarmi con scherno e a commentare che era tutto inutile perchè per togliere la neve ci voleva lo spazzaneve. Tipico atteggiamento maschile. Intanto lo spazzaneve non si è appalesato e stasera è prevista altra neve. Se non avessi spalato la strada domani ci saremmo trovati con un metro di neve davanti a casa.
 
Le NS hanno sconsigliato i viaggiatori di prendere il treno anche domani e io ho prontamente commutato tutti gli appuntamenti di lavoro in teleconferenze senza battere ciglio (essere ufficialmente in vacanza non esula dagli appuntamenti indetti dai clienti – ndr). Finchè funzionano radio, TV, internet e telefono non mi muovo di qui. E mi faccio portare a casa la spesa dal servizio a domicilio del super.
 
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