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2009

verkersteren

L’olandese, da buona lingua anglosassone, conosce molte parole impronunciabili ma questa volta trattasi di neologismo: verkesteren vuol dire letteralmente natalizzare, ovvero dare un tono natalizio agli oggetti quotidiani. Ho scritto non più tardi di tre settimane fa che ci si avviava alla festa più sentita dell’anno con spirito austero consono alla crisi, beh, nel giro di tre settimane è cambiato tutto! Sint Nikolaas era appena ripartito per la Spagna a bordo del suo battello a vapore vuoto e qui le strade si riempivano di sontuose decorazioni natalizie. Dico sontuose perchè in nove anni questa è la prima volta che son rimasta a bocca aperta. Il Natale – almeno fino a quest’anno – è una festa piuttosto austera, soprattutto nel Nord protestante, ma anche nel Sud cattolico si celebra più che altro in casa e le luminarie stradali rimangono contenute – diciamo, meno appariscenti di quelle per i mondiali di calcio. Invece già settimana scorsa il centro di Nijmegen era un tripudio di rami di vischio, corone di aghi di pino, nastri colorati, alberi illuminati e impallinati da far quasi impallidire Londra e New York; perfino presepi viventi con tanto di cori natalizi in costume e un clone di Babbo Natale a spasso con una vera renna! Non posso credere che tanta opulenza sia stata scatenata dalle notizie sempre più rassicuranti dell’NRC che siamo davvero fuori dalla crisi finanziaria e che il mercato del lavoro sta ripartendo, ma qualunque sia la causa di tanta abbondanza colgo l’occasione per aggiornarvi su un argomento da tempo promesso ovvero le fondamentali differenze culturali tra il Nord protestante ed il Sud cattolico.
 
Premetto che il vikingo è originario del Brabante, il cui capoluogo (Eindhoven, sede della Philips e del PSV) dista solo 125 km da Amsterdam, ma qui equivale a dire che è un terrone con tutti gli annessi e connessi. Il Brabante è terra di contadini cattolici e si contraddistingue per le famiglie prolifiche oltre che per l’ospitalità burgondica. La religione qui è una cosa seria anche senza bisogno di crocifissi in classe, quindi se sei cattolico per definizione non utilizzi contraccettivi e le povere donne fino alla generazione del dopoguerra sfornavano un figlio all’anno fino alla menopausa: la madre del vikingo ha 12 fratelli e se pensate che sia un’eccezione vi rendo noto che la vicina ne ha 14. Fortunatamente il ’68 è stato una mano santa e ha dato un taglio a queste usanze barbare: il vikingo ha una sola sorella e solo un cugino dei 50 ancora viventi sembra proseguire nella tradizione con (al momento) quattro rampolli. Quattro sembra essere attualmente il numero magico per le famiglie cattoliche, tre il numero magico per le famiglie protestanti, due e uno sono appannaggio delle classi urbanizzate agnostiche e anche se casualmente mi trovo in una cittadina di 100mila abitanti nel cuore della terronia cattolica questo non cambia il mio status di stadmeisje (ragazza di città) internazionale, ne’ tantomeno quello di atea praticante.
 
Chi vive in paesi a religione unificata non può capire che cosa sia l’orgoglio religioso nei paesi anglosassoni, dove cattolici e protestanti convivono a denti stretti dai tempi di Lutero e fino al ’68 avevano codici comportamentali da far invidia a Montecchi e Capuleti. In particolare qui coesistono due tipologie di protestantesimo: il comune calvinismo e la variante più radicale, i riformati (per intenderci tipo Amish e mi perdonino i puristi). I riformati sono una sorta di paria, un blind spot che tutti fanno finta di non vedere ma che è profondamente radicato nella locale Bible Belt che va dallo Zeeland all’Overijssel passando per alcune provincie del Gelderland (in particolare Ede e Barneveld). Perfino il vikingo - che certo non è un cattolico praticante – non perde occasione di schernire questa setta anacronistica in un paese ormai largamente ateo (44% secondo le ultime stime): invitato al matrimonio di un suo collega riformato, al ritorno ha commentato: “Mi sono divertito di più al funerale di mia zia.” Il mio comico preferito ha recentemente dichiarato: “Nella versione per la comunità riformata, il nuovo dizionario della lingua olandese non comprende le parole pene, vagina e masturbazione. Incesto e aborto clandestino invece hanno una descrizione ampliata.” E mi fermo qui.
Sull’Olanda calvinista ho dato un ampio resoconto nel 2002 e constato alla vigilia del mio decimo anno di permanenza che da allora ben poco è cambiato. Ricerche recenti sui trends di consumo confermano che per l’olandese medio un ‘ampio assortimento’ nei supermercati è funzione del numero di varianti della zuppa in scatola e dell’hagelslag. Ho lavorato per anni per un importatore che ha cercato inutilmente di educare le masse a variare il menú standard AGV (aardappelen groente vlees = patate verdura e carne, il tutto rigorosamente lesso o stufato) con riso o pasta e si è arreso all’evidenza che l’unica variante di riso accettata qui è quella che cuoce in 8 minuti nel microonde: una schifezza immangiabile per il resto del mondo.
I cattolici invece banchettano con zuppa fatta in casa e riso in bianco, una stravaganza pari al caviale - che non é in vendita, nota bene - e trovano occasioni di giubilo perfino ai funerali, dove una considerevole parte di tempo viene dedicata alla versione nordica del ‘consuolo’ – fantastica tradizione mediterranea consistente in un banchetto preparato da amici e vicini di casa - durante il quale è di rigore ricordare i momenti più divertenti della vita del morto. Tra i riformati una simile pratica non solo è impensabile, ma meriterebbe la lapidazione.
 
Ma tornando ad eventi più lieti, per i riformati Natale si limita alla messa di mezzanotte condita da un robusto digiuno penitente prima e dopo, in quanto nei giorni dedicati al Signore è vietata qualunque attività compreso acquisto e preparazione di cibo. Per i calvinisti invece il Natale si traduce nella cena del 24 che, a differenza del menù standard AGV, comprende vol au vents o salmone affumicato, selvaggina o tacchino con composta di cranberry e una torta tipo panettone con un ripieno di marzapane, insomma: un comune pranzo domenicale italiano. Per i cattolici invece il Natale è una girandola di inviti a pranzi e cene con una decina di portate che non sfigurerebbero nemmeno in Italia. E’ bene peraltro notare che delle poche festività in calendario solo Natale viene celebrato con una cena. A Pasqua ci si limita a far colazione con uova e panini dolci al posto della quotidiana fetta di pane integrale con sottiletta di gouda e per Koniginnendag più che altro si beve. Ma perfino in questo il sud cattolico si differenzia: per Pasqua la colazione viene sostituita da un ricco brunch a buffet in un ristorante e si beve anche a Carnevale e l’11 novembre, giorno dell’elezione del Principe di Carnevale.
 
E per concludere, in una famiglia del sud cattolico un invito a prendere un caffé o a giocare a carte è un’occasione per preparare minimo una torta e svariati stuzzichini caldi. Un invito a cena invece prevede come minimo quattro portate, ma spesso e volentieri cinque o sei. In una famiglia protestante è preferibile astenersi dall’accettare inviti o mangiare prima.
 
Capite ora perchè i cattolici vengono definiti i terroni d’Olanda. Meno male che esistono!
 
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