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2009

hij komt, hij komt

Santa is back in town! Ovvero, l’unico e originale San Nicola à Sint Nicolaas à Sinterklaas à Santa Claus nella versione americana, vescovo di Myra (Turchia) nel quarto secolo a.D. e per ragioni imperscrutabili ora residente in Spagna, da dove ogni anno parte con un battello a vapore pieno di regali per i bimbi olandesi, è sbarcato a Schiedam il 21 novembre, accolto da sindaco, banda comunale e una folla di 40.000 bimbi urlanti. Di questa ricorrenza ho parlato ampiamente praticamente ogni anno da quando sono qui e in particolare l’anno scorso, per cui quest’anno lascio parlare le immagini, sotto forma di fotografie prese durante l’allestimento dei supermercati Albert Heijn, che anche quest’anno viene prodotto dalla spettabile ditta per cui ancora lavoro nonostante le due ristrutturazioni a seguito della crisi finanziaria.
Qui tutti dicono che la crisi è finita ma a dir la verità non si nota e nemmeno i vivaci addobbi festivi riescono a mascherare il profondo stato di sconforto di questo paese fondato sul commercio e sulle banche. La DSB è definitivamente fallita e con lei l’intero impero economico di Scheringa, la nazionalizzata ABN Amro ha avuto la sua seconda iniezione di capitale dopo aver riportato perdite astronomiche anche nel 3° trimestre e previsioni di perdite per tutto l’anno prossimo, le altre banche stanno metaforicamente col culo stretto sperando che nessuno faccia l’onda. Intanto l’onda è arrivata da Dubai e secondo me lunedì ci aspetta una bella mazzata: il titolo in prima pagina del serissimo NRC, giornale finanziario: “I creditori di Dubai World possono dire addio ai loro soldi”. La disoccupazione è salita al 5% - livello assolutamente inaudito per questo piccolo stato capitalistico - il NRC prevede funereamente che non ci saranno opportunità di lavoro per i giovani fino al 2014.
Sul fronte influenza messicana invece, dopo innumerevoli tentativi di terrorizzarci con previsioni catastrofiche, mappe del contagio e bollettini online, è finalmente trapelata la notizia che i decessi causati dall’H1N1 sono largamente inferiori a quelli della comune influenza annuale. Finora il numero delle vittime è 28, contro le oltre 800 dell’influenza dell’anno scorso. Anche i ricoveri ospedalieri, dopo un minuscolo picco (359) smisuratamente ingigantito dalla stampa, sono già in discesa. Della tanto temuta pandemia non si è visto nulla, i piani di contingenza per il 33% dei previsti assenti dal lavoro nelle industrie sono stati buttati nella monnezza quando è stato reso noto che la percentuale di assenze per malattia a novembre è stata dello 0,1% e la stessa fine avrebbero dovuto fare i 16 milioni di vaccini ordinati a giugno e arrivati quando ormai l’epidemia era quasi finita.
Ma ormai erano stati comperati e quindi adesso andavano consumati, per cui il governo ha emanato l’ennesimo protocollo rendendo obbligatoria la vaccinazione per tutti i bambini tra 6 mesi e i 5 anni. Fortunatamente Matteo è sopra il limite e il giorno in cui gli altri bimbi hanno ricevuto la cartolina di prescrizione ha avuto 39º di febbre e tutti i sintomi correlati, vanificando così ogni eventuale futuro piano del governo di alzare la soglia d’età. Per mettervi tranquilli vi dico anche che mai e poi mai avrei fatto vaccinare mio figlio, dopo aver sentito con queste orecchie il ministro della sanità dichiarare alla radio nazionale che il vaccino era sicurissimo e che in Italia era già stato somministrato due settimane prima a 2 milioni di bambini e che non risultavano reazioni o complicazioni (conservo il podcast a futura memoria). Ho prontamente telefonato in patria e mi è stato confermato quello che già temevo e cioè che la somministrazione del vaccino era appena iniziata, quindi adesso ho la prova che il nostro ministro della sanità è un bugiardo.
In compenso, a vaccinazione ultimata, si constata in tutti gli asili nido e scuole elementari un singolare picco di reazioni allergiche (718), che è il linguaggio politico per dire che i bimbi vaccinati adesso hanno tutti l’influenza, ma per la perversione delle relazioni pubbliche i casi di influenza dei bimbi vaccinati non possono essere registrati come tali, per cui adesso che veramente è arrivata l’epidemia - causata dal vaccino - i giornalisti sono obbligati a dire che tutto è sotto controllo. Le mappe del contagio e i bollettini online sono tutti spariti e per trovare notizie sull’influenza devi cliccare almeno tre livelli sotto la homepage dei quotidiani online. Vi giuro che è tutto sacrosantamente vero e con questo ogni residuo di fiducia che ancora potessi nutrire nei confronti degli enti statali e governativi locali è definitivamente sparito.
Restando (o tornando) in tema Sinterklaas, una proposta parlamentare vuol togliere la croce dalla mitra del nostro in virtù della convivenza multietnica. Voi tutti sapete quanto io sia favorevole alla separazione della religione dalla vita pubblica anche in assenza di convivenza multietnica, ma a tutto c’è un limite. Sinterklaas era un vescovo cristiano e la sua icona storica dal XIV secolo prevede una palandrana rossa, guanti bianchi, anello di rubino, mitra e bastone. Sulla mitra c’è la croce e il bastone ha il manico arricciato. La versione multietnica di Sinterklaas esiste già: si chiama Santa Claus, ha il costume disegnato dal marketing della Coca-Cola, arriva sulla slitta trainata da sei renne il 24 dicembre e porta regali a tutti i bambini che non vivono in Olanda.
O si dice chiaramente che Santa e Sint sono la stessa cosa o si lascia la croce sulla mitra di Sinterklaas. Altrimenti, come dice il mio comico preferito, perchè mai si dovrebbe chiamare Sinterklaas? In nome della convivenza multietnica chiamiamolo El Sinter, facciamolo venire in aereo invece che in battello a vapore, accompagnato da sei guardie del corpo con auricolare e giubbotto antiproiettile al posto degli Zwarte Pieten e facciamo distribuire i regali dalle sue venticinque mogli. Semplicemente ridicolo. Non toccatemi Sinterklaas!
 
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