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2009

b.t.s.

Sono in una pausa di riflessionte tra due presentazioni nel maelstrom del Q4 (stagione delle strategie) e mi accorgo di non avervi mai parlato del sistema scolastico olandese, che differisce notevolmente da quello italiano sia per struttura che per contenuti. La ragione per cui ho aspettato finora è molto semplice: non ci ho mai capito niente e anche adesso non son sicura di sapere bene come funziona il tutto, ma almeno ho 4 anni di esperienza con la scuola di Matteo, che è una scuola del metodo Jena, ma a quanto ho capito non differisce sostanzialmente molto dalle altre. Qui sono egualmente disponibili e diffuse scuole laiche, religiose (cattoliche e protestanti), Montessori, Jena e Steiner e per quanto posso capire sono tutte abbastanza livellate sullo stesso standard, le variazioni più che altro consistono nel rilievo che si dà a determinate materie. Ad esempio è noto che le scuole steineriane danno molto rilievo alle attività espressive ed artistiche e le Jena all’educazione civica e sociale che qui, a differenza che in Italia, é una materia molto importante.
 
Dunque. Cominciamo col dire che qui i bimbi vanno a scuola al compiere dei 4 anni (letteralmente: il giorno del loro quarto compleanno o il giorno immediatamente successivo se il compleanno cade di sabato o domenica), che la scuola media non c’è e che le vacanze scolastiche sono molto più brevi e razionali, sul modello anglosassone dei ‘terms’: 6 settimane in estate, 2 per Natale, 2 a maggio, 1 a febbraio e 1 in ottobre. Le vacanze estive sono differenziate per regione: a rotazione biennale si va in vacanza all’inzio, metà o fine luglio e di conseguenza si ricomincia l’anno scolastico rispettivamente la seconda settimana di agosto, la quarta, o la prima di settembre. L’anno scorso Matteo ha iniziato la scuola l’11 agosto, non vi dico lo shock per la sottoscritta.
 
Tra 4 e 6 anni i bimbi frequentano  l’onderbouw, un corso propedeutico alla scuola vera e propria. Una specie di scuola materna ma molto più strutturata che in Italia: la frequenza è obbligatoria, gli orari sono quelli della scuola elementare, lo sviluppo intellettuale e sociale del bimbo viene valutato ogni trimestre e i genitori ricevono rapporti scritti due volte all’anno. Almeno tre volte all’anno i genitori vengono invitati a colloqui formali con l’insegnante per discutere i rapporti scritti e analizzare i lavoretti manuali dei bambini. Spetta infine agli insegnanti dell’onderbouw decidere se i bimbi sono pronti per la scuola elementare (middenbouw) oppure se devono fare un anno supplementare di materna: formalmente i bimbi devono avere compiuto 6 anni per essere ammessi alla 1° elementare, nella scuola di Matteo si è deciso di dare a tutti i bimbi che compiono 6 anni entro il 31 dicembre dell’anno in corso la possibilità di passare al middenbouw, ma solo con il nulla osta dell’insegnante. Non vi dico con che apprensione abbiamo seguito lo sviluppo di Matteo che – per il solo fatto di essere nato in ottobre – era nella categoria a rischio. Siamo quindi comprensibilmente molto orgogliosi che Matteo sia stato giudicato sufficientemente maturo per il passaggio quando aveva poco più di 5 anni e mezzo.
 
Entrati in 1° elementare, il metodo Jena prevede che i bimbi lavorino in classi separate (niveau) sulle materie di apprendimento nozionistico come grammatica, lettura, scrittura e aritmetica, ma vengano messi in un gruppo (stamgroep) che racchiude 3 niveaus per tutte le attività sociali, espressive e artistiche. Matteo ha a che fare quindi quotidianamente con 4 insegnanti e circa 40 compagni tra niveau e stamgroep. Quando mi hanno spiegato tutto il minuetto delle lezioni e dei docenti a me è venuto il mal di testa, fortunatamente Matteo sa dal primo giorno in quale classe deve andare ogni mattina e da quale classe esce ogni pomeriggio e mi accompagna pazientemente. Al di là delle complicazioni logistiche, il concetto degli stamgroep è enormemente avanzato: facendo interagire piccoli e grandi si stimolano orgoglio, responsabilità e solidarietà e si scatena il desiderio di emulazione. Ovviamente tutti i gagnetti di 6 anni guardano ai ragazzini di 8/9 anni come a dei semidei e i ragazzini più grandi sono orgogliosi di fare da mentor ai piccoli. Tra le mille regole sociali che vengono insegnate: nel primo trimestre, ad ogni ragazzo di 3° viene assegnato un bimbo di 1° come pupil. Il compito del grande è quello di favorire l’integrazione del piccolo nel gruppo e il suo successo in questo compito è parte integrante della valutazione scolastica finale. Tutti i ragazzi di 3° devono tener d’occhio i piccoli durante l’intervallo e hanno l’obbligo di giocare con quelli che stanno da soli. Tutti i ragazzi di 3° sono responsabili del buon comportamento dei piccoli: se due bimbi si azzuffano o urlano non è la maestra che corre a separarli ma i due (ex) mentors o altri in loro assenza. Praticamente i ragazzi di 3° sono dei piccoli G.O.!
E il bello è che tutti i bimbi di 1° non vedono l’ora di arrivare in 3° per poter avere lo status e le responsabilità dei grandi! Matteo ha già cominciato a segnalare le zuffe e giocare coi bimbi che se ne stanno in disparte solo per poter far vedere alla maestra quanto è maturo e responsabile!!!
 
In 4° elementare i bimbi del metodo Jena cambiano stamgroep e vengono messi insieme a quelli di 5° e 6° (bovenbouw). Al termine dell’ottavo anno di scuola (qui si contano gli anni a partire dalla materna, quindi la prima elementare qui è la terza, la quinta è la settima e l’ultima classe è l’ottava) i bimbi hanno un esame finale, il famigerato CITO test, che a quanto ho capito è un esame scritto con domande chiuse su tutte le materie nozionistiche studiate nel bovenbouw. I risultati del CITO test sono determinanti per l’ammissione del pargolo all’istruzione superiore. Solo i massimi punteggi garantiscono l’ammissione al liceo, altrimenti il bimbo andrà in una delle moltissime scuole professionali e tecniche di cui esistono almeno tre livelli – qui veramente mi sono persa, l’unica cosa che ho capito è che se il bimbo non va al gymnasium (liceo classico) non toccherà mai più un libro di letteratura, storia dell’arte o filosofia per il resto della sua vita scolastica, il che mi ha fatto una certa impressione. Del resto, anche al gymnasium il peso dato alle materie scientifico/tecniche mi pare preponderante rispetto a quello dato alle materie umanistiche, però sospendo il giudizio in attesa che Matteo ed i suoi compagni di niveau siano in età da CITO.
 
È universalmente riconosciuto che le scuole elementari olandesi sono di ottimo livello mentre da anni il sistema delle scuole superiori è in grandissima discussione. Pare che gli studenti provenienti dalle varie scuole tecniche non sappiano fare i calcoli più elementari, non abbiano alcuna nozione storico-politca e peggio ancora non siano in grado di mettere insieme quattro pensieri strutturati senza errori di ortografia, grammatica e sintassi. Inoltre si mette in dubbio che bimbi a malapena dodicenni, appena usciti dalle scuole elementari, siano abbastanza maturi per convivere con gli adolescenti e la proposta di introdurre una scuola (inter)media tra elementari e superiori spunta ciclicamente dalle pagine dei pochi quotidinai rimasti. Effettivamente a me sembra che passare di botto dal giardinetto curatissimo pieno di fiorellini, pupazzetti, scivoli e altalene della scuola elementare ai muretti pieni di graffiti e cicche di sigarette delle scuole superiori possa creare qualche scompenso o – come si dice qui – problema di adattamento. Ho incontrato recentemente una di queste bimbe dodicenni, una che fino all’anno prima giocava con Matteo e i suoi coetanei senza troppi problemi, ora in versione clone di Fergie / pantera del Tufello: truccatissima e cotonatissima, microtoppino leopardato, jeans inguinali e tacchi a spillo altissimi – irriconoscibile e sperduta nei codici adolescenziali mal interpretati e paurosamente travisati. Non è un caso che proprio tra i dodicenni della brugklas (prima classe delle superiori) l’incidenza di morti per overdose alcolica sia in grande ascesa. E non voglio nemmeno pensare al resto.
 
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