paola cassone
romanzi
racconti
collezioni di racconti
collezioni di racconti
diario  
comprami  
scrivimi  
2009

H1N1

Giacchè mi è stato richiesto, vi intratterrò sui protocolli sanitari olandesi in merito all’influenza suina, alias influenza messicana, alias H1N1. Premetto che far satira sulla sanità olandese è un po’ come sparare sulla croce rossa, per cui cercherò di non infierire, anche perchè mai come in questo squallidissimo caso la sanità è stata vittima della demagogia mediale e politica. Parliamoci chiaro: Allah è grande e Orwell è il suo profeta. Dalla fine della guerra fredda, non potendoci più terrorizzare con l’olocausto nucleare, il tema ricorrente è la pandemia fulminante. Se avessimo dovuto dare retta a tutte le campagne di disinformazione degli ultimi vent’anni saremmo quasi tutti già morti di AIDS e i pochi sopravvissuti sarebbero stati falciati dalla mucca pazza o dalla SARS.
Puntualmente, un paio di morti sospette negli Stati Uniti ad aprile sono bastate a scatenare il carrozzone mediale della pandemia messicana. Ancora non si era stabilita la causa delle morti che qui già i giornalisti erano saltati alla giugulare del primo ministro chiedendo a viva voce quali misure di protezione avesse previsto per arginare l’inevitabile strage che si prospettava appena i primi aerei da Città del Messico fossero atterrati a Schiphol. Paralleli con l’influenza spagnola del 1914 si sono sprecati e grida indignate si sono levate alla mancanza di un vaccino. In fretta e furia il governo ha varato una serie di misure di sicurezza riguardanti tutti i viaggiatori provenienti dalle zone del contagio, quindi non solo dal Messico ma anche dagli Stati Uniti, dove nel frattempo il numero delle vittime era salito a 40, ma qui i titoli a caratteri cubitali facevano presagire un’escalation esponenziale e opportune statistiche prevedevano centinaia di morti entro il weekend.
Un ignaro collega del vikingo, di ritorno dalle ferie proprio in quei giorni, è stato messo in quarantena e gli è stato ingiunto di non presentarsi in ufficio senza prima essere stato visitato dal medico della mutua. Il quale medico della mutua era in grande imbarazzo perchè non aveva la più pallida idea di che cosa dovesse analizzare. Infatti il ministero della sanità, con inesorabile efficienza, aveva cominciato a pubblicare bollettini-guida settimanali, ognuno dei quali in parziale contraddizione col precedente in quanto nel frattempo, grazie all’incalzare dei giornalisti, tutti gli olandesi si precipitavano dal medico al primo colpo di tosse, intasando le già sofferenti strutture sanitarie pubbliche. Quindi, in un delirio di comunicati stampa, si è passati dall’allarme rosso all’acqua di rose: dalla quarantena per tutti i viaggiatori provenienti dalle aree infette e visita medica obbligatoria ai primi sintomi sospetti alla quarantena solo in presenza di infezione accertata e accertamento medico solo in caso di contatto con persone provenienti dal Messico; tutti gli altri casi di influenza vera o presunta a casa 7 giorni per evitare contagi. Dal trattamento di tutti i casi sospetti con tamiflu in attesa del vaccino al trattamento con tamiflu solo per i malati cronici con infezione accertata. Dai 16 milioni di dosi di vaccino pronti per vaccinare tutta l’Olanda all’ordine di vaccinare solo le categorie a rischio e vi risparmio il balletto sulle categorie a rischio che ad oggi comprendono esclusivamente il personale medico e i malati cronici: infanti, puerpere e ultrasessantenni sono stati esclusi per timore degli effetti collaterali del vaccino, che comunque non è ancora pronto. Insomma: un gran bordello. Al ritorno dalle vacanze ci attendeva la notizia che il temibile virus che solo un mese prima sarebbe stato fatale ad un terzo della popolazione mondiale era stato declassato al livello di semplice influenza di nuovo tipo con previsione di contagio non superiore al virus influenzale di vecchio tipo. Notizia accompagnata da un depliant distribuito in tutte le case olandesi (7 milioni = un affare colossale per il fortunato stampatore, purtroppo non la ditta per cui lavoro, mannaggia) che spiega a nome del ministero della sanità perchè non c’è niente da temere e tutto è perfettamente sotto controllo. E ovviamente, da bravo popolo di pecoroni pseudo-teutonici, gli olandesi si sono calmati con grande sollievo della mutua locale.
 
Io ho avuto l’influenza messicana. So per certo di averla avuta in quanto non sono mai stata così male dall’influenza che ho avuto nel 1978. Da allora non ho più avuto casi così violenti perchè mi ero fatta gli anticorpi, al massimo mi pigliavo una forma blandissima della variante annuale che durava 24 ore e mi lasciava strascichi di raffreddore e tosse per una settimana. Questa volta invece ho cominciato a star male il sabato notte, domenica a mezzogiorno avevo 39.5˚ di febbre e deliravo. La febbre è durata fino a martedì, dopodichè ho continuato a stare malissimo senza febbre per un’altra settimana, ho tossito per sei settimane e starnutito catarro infetto per otto: praticamente ho smesso di tossire a San Remo e di consumare un pacchetto di kleenex al giorno dopo ferragosto e meno male che ero al mare sennò sarebbero stati guai.
A parte i sintomi chiarissimi, so per certo che si tratta di influenza messicana in quanto prendo quotidianamente il treno per e da Schiphol, rispettivamente per recarmi in ufficio e tornare a casa; di conseguenza sono esposta continuamente a tutti i batteri che i viaggiatori internazionali portano con se. In particolare ricordo benissimo che il caldissimo e afoso martedí precedente al manifestarsi dei sintomi mi ero seduta in una carrozza del treno da Schiphol particolarmente affollata di turisti chiaramente latinoamericani, uno dei quali ha avuto un violento attacco di tosse direttamente nella vaschetta del mio sushi. Mi ricordo di aver pensato “Merda, qui sto veramente rischiando la salute.” e di essermi rapidamente alzata, sushi e bacchette ancora in bocca, per trasferirmi in uno scompartimento meno a rischio, che naturalmente non ho trovato perchè era l’ora di punta, per cui son rimasta a fare la sardina in scatola insieme ad un intero vagone di messicani infetti. I rest my case.
 
Ebbene, quando ho telefonato al medico esponendogli i miei sintomi mi è stato detto, da un’assistente che stava chiaramente leggendo in diretta l’ultimo bollettino del ministero, di non preoccuparmi e ritelefonare solo in caso stessi sputando un polmone o avessi bisogno della respirazione assistita. Ho ritelefonato quindi solo due settimane dopo, giacchè tossivo ancora come una tisica e so per esperienza che dopo due settimane di tosse continuativa il protocollo mi dà diritto ad una visita di controllo per accertare che non ci siano focolai di infezione a bronchi e polmoni.
Ri-esposto il caso, questa volta al medico stesso, mi è stata fatta la sinposi dell’ultimo bollettino ministeriale che già conoscevo perchè ampiamente commentata su tutte le prime pagine dei quotidiani e a nulla sono valse le mie proteste: il mio caso di influenza non è stato classificato come H1N1 perchè secondo il ministero quella settimana solo chi era stato in Messico aveva diritto all’accertamento del contagio; il contatto con persone provenienti dal Messico non era più considerato a rischio. La stessa identica cosa è successa ad una mia collega che è stata contagiata insieme a tutta la sua famiglia nello stesso periodo ed è stata in ballo per tutta l’estate con sintomi analoghi ai miei. Se fossimo state contagiate la settimana prima ci sarebbero spettate minimo due settimane di quarantena, Tamiflu e l’analisi del sangue, la settimana dopo ci sarebbero spettati almeno i 7 giorni di confino obbligato. Questa è sfiga!
 
torna su
« precedente     successivo »  
 
| design&development: Artdisk