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2009

convenzioni sociali

Ho passato gran parte della mia vacanza italiana a rispondere all’inevitabile domanda Come si sta in Olanda? con corollari del tipo Che cosa c’è di diverso rispetto all’Italia? Che risposta si può dare a conoscenti occasionali, in meno di cinque minuti sotto un ombrellone? La mia risposta standard alla prima domanda è: clima infame e si mangia da schifo, perchè oggettivamente tutto si può dire dell’Olanda tranne che sia rinomata per la sua gastronomia e per il suo sole, ma se dovessi elaborare su quanto infame è il clima e su quanto male si mangia non mi basterebbero due ore. La risposta alla seconda domanda è invece più complessa. Di diverso rispetto all’Italia c’è tutto, ma volendo andare oltre le ovvietà la differenza più grande sono le convenzioni sociali. Forse sono particolarmente sensibilizzata sull’argomento perchè continuamente costretta a giustificare le cattive maniere del vikingo che si rifiuta categoricamente di assecondare le barocche usanze italiane, senza rendersi conto che le usanze olandesi sono solo diversamente barocche. In Olanda è impensabile intrattenere compagni casuali di attesa – in coda o alla fermata del tram - di viaggio o di ombrellone con svariate banalità sul tempo, sulla salute, sul traffico e sulla politica, è impensabile entrare in un bar per prendere un caffè insieme ad un conoscente incontrato per caso ed è pure impensabile invitare i vicini di casa a cena per rompere il ghiaccio e conoscersi meglio. E’ invece obbligatorio invitarli a prendere un caffè con biscotto (niente torte o pasticcini: sarebbe esagerato), ma l’invito è considerato improprio se non è stato preceduto da una cartolina di presentazione, come del resto è consuetudine informare tutti i conoscenti di ogni cambio di indirizzo con altra apposita cartolina ed è assolutamente obbligatorio invitare amici e parenti a mangiare la torta in occasione del tuo compleanno, il cui rituale di intrattenimento è tanto rigido quanto assurdo.
 
Nella mia prima festa di compleanno qui ho cercato per un’ora buona di convincere invitati sempre più imbarazzati ad accettare un bicchiere di prosecco fino a che un’anima pia non mi ha edotto sulla necessità di chiedere ad ognuno degli ospiti quale tipo di torta gradissero e con quale bevanda calda avrebbero voluto accompagnarla; bibite fredde, alcoolici e stuzzichini salati – solitamente una tristissima combinazione di cubetti di gouda e wurstel, carote e cetrioli crudi a fettine, patatine e noccioline - compaiono solo dopo che tutti gli ospiti hanno avuto l’opportunità di consumare la torta di loro scelta e almeno due tazze di caffè o the. L’ultimo compleanno, festeggiato secondo il rigido protocollo locale a dimostrazione della mia assimilazione culturale, è stato estenuante: dalle tre del pomeriggio all'una di notte ho servito senza sosta litri e litri di caffè, the, vino e birra, ho tagliato decine di fette di torta e ho preparato centinaia di stuzzichini freddi e caldi, biscotti, cioccolatini e infine anche tutti gli avanzi del frigo per sfamare lo sciame di cavallette che erano i miei ospiti!
 
In occasione dei compleanni è considerata buona educazione fare gli auguri di persona anzichè mandare biglietti di auguri o telefonare. Gli auguri, per la precisione, vengono fatti non solo al festeggiato ma anche ai suoi genitori e a tutti gli invitati presenti in quel momento. Il biglietto augurale è ammissibile solo in caso di assenza giustificata per malattia o vacanza e mia cognata si è offesa perchè ci siamo più volte permessi di andare in vacanza durante i compleanni familiari! Se tutti si presentassero all'ora stabilita e si scavassero dopo un’oretta non sarebbe una tragedia, invece ognuno viene quando gli pare e sta fino a quando ha voglia: hai un bel dire che la festa comincia alle 16 (o alle 18 o alle 20): c'è sempre qualche rompiscatole a cui nessuno degli orari proposti in tutti gli anni di permanenza va bene, invariabilmente si presenta due ore prima ed è capace di risentirsi se ti trova ancora in mutande.
Poi ci sono quelli che dicono Faccio un salto sul tardi, che si traduce nelle 23. E se per caso non sei pronto con caffè/the e tre tipi di torta si offendono pure. Poi ci sono quelli che arrivano alle 16 spaccate, si installano saldamente su una sedia e non si muovono finchè non sono sicuri che tutto quello che c'è da mangiare è stato portato in tavola.
Per ultimi ci sono quelli totalmente immuni ai segnali non verbali (tavolo sparecchiato, luci spente, vassoi vuoti, sbadigli sempre più violenti del festeggiato) e restano ad oltranza finchè tutti i beveraggi alcolici sono stati consumati.
 
Come se non bastasse, il compleanno viene festeggiato anche in ufficio, con un cerimoniale ancora più allucinante. Di prima mattina solerti colleghi appendono file di bandierine colorate al soffitto nell’ufficio del festeggiato per indicare a tutti sia che tu lo voglia o no che quel giorno devi essere congratulato. E vieni congratulato da tutti con auguri di circostanza che vanno dal Proficiat (nessuno sa dirmi che cosa vuol dire) al Van harte gefeliciteerd (auguri di cuore) accompagnati dai tre baci sulle guance (sinistra destra sinistra) che qui si usano al posto dei nostri due e guai a sbagliare la sequenza delle guance. Quando dico tutti sono proprio tutti: dalla centralinista al direttore generale! Dopodichè ci si aspetta che tu offra a tutti la torta (caffè e the solitamente sono già a disposizione sennò ti toccano pure quelli), ma non una torta: almeno tre torte, perchè devi sempre dare una possibilità di scelta anche ai tuoi invitati obbligatori!
All’ora prestabilita tutti si radunano nella tua stanza o nella sala mensa, si producono torte e bevande, il festeggiato chiede ad ognuno appena arriva quale torta preferisce, la taglia e la offre. Ognuno si siede col suo piattino di torta intorno al tavolo e dopo 10 minuti di spiritosaggini assortite il capo fa 30" di imbarazzante discorsetto di buon compleanno al termine del quale ti allunga:
a)     busta con biglietto di auguri firmato da tutti
b)     busta con buono-regalo di importo variabile ma sempre piuttosto corposo
Tutti cantano Lang zal ze leven - equivalente del nostro Tanti auguri a te - applaudono e la compagnia si scioglie. Dopo un'ora arriva discretamente la segretaria del capo a farti firmare un foglio di ricevuta del ‘pacco regalo compleanno’ per ragioni fiscali: la festa di compleanno in ufficio é infatti detraibile dalle imposte e questo toglie tutto il già ristretto romanticismo alla cosa.
 
Il cerimoniale dei matrimoni in compenso è poco più complesso di quello dei compleanni: diciamo che il rinfresco nuziale è assolutamente identico ad una festa di compleanno, con l’unica differenza che è obbligatorio presentarsi all’ora stabilita e levare il disturbo dopo un paio d’ore perchè al termine del rinfresco – aperto a tutti coloro che hanno ricevuto la partecipazione – si svolge la festa ad inviti, invariabilmente di sera. Chi è invitato alla festa normalmente non va al rinfresco ma si presenta puntualissimo col regalo e si mette in fila per congratulare e baciare sposi e genitori, allunga il regalo alla prima mano che capita dopo la sequenza di baci, dice qualcosa di spiritoso e poi se ne va ad ordinare da bere al bar: a questo punto ne ha proprio bisogno. Quando tutti gli invitati sono arrivati gli sposi aprono le danze, dopodichè si è liberi di ballare, parlare e bere con chiunque fino al momento in cui il padre della sposa fa un breve e solitamente imbarazzante discorsetto e si apre una porta scorrevole dietro la quale c'è il buffet - tipicamente un assortimento di piatti caldi equiparabile a quelli che si trovano alle conferenze e ai seminari di lavoro. In seguito, diversi amici degli sposi cantano una canzone goliardica o inscenano una recita spiritosa sulla vita degli sposi. In teoria gli amici e i parenti si dovrebbero alternare a recitare scenette o cantare canzoni secondo la libera iniziativa spontanea, in realtà questi interventi sono organizzati e concordati col maestro di cerimonie fin nel più minimo dettaglio onde evitare ulteriori imbarazzi. Il codice di abbigliamento ai matrimoni è quantomeno sorprendente: se la festa è in un castello è obbligatorio l’abito da ballo per le signore e il tight per i signori, se invece è in una sala da cerimonie il casual è di rigore: ho visto amiche della sposa presentarsi con i jeans e il maglione con cui normalmente vanno a fare la spesa al super. Il testimone del vikingo si è presentato in pile arancione e una sua amica in tailleur di tweed con stivali: le mancava solo il labrador.
 
La convenzione sicuramente più bizzarra a cui ho assistito e che mi viene da più parti confermata è quella del cenone di San Silvestro ... che non esiste! Invitati a casa di amici il 31 dicembre per le 18 - qui un normale orario di cena, ad un invito per le 20 e 30 ci si presenta invece già mangiati - alla richiesta se avessimo dovuto portare qualcosa ci è stato risposto che non era necessario: un amico avrebbe procurato le oliebollen (tradizionali krapfen con uvette). Da buoni italiani ci siamo comunque presentati con panettone, pandoro, spumante e frutta secca. Ci aspettava una casa illuminata tetramente a lume di candela e un tavolo sospettosamente non apparecchiato su cui si trovava solamente un’alzata per dolci contenente esattamente venti pasticcini. Dopo il rituale caffé/the ci sono stati offerti i pasticcini e verso le 20 è arrivato l’amico con le oliebollen. Verso le 22 è comparsa una quiche tagliata a dadini e a parte lo spumante di mezzanotte non è stato offerto altro! L’anno dopo abbiamo cenato prima di recarci alla festa ed è il consiglio che vi dò se mai doveste essere invitati il 31 dicembre in una famiglia protestante. Di tutt’altro tenore sembrano invece essere i cenoni delle famiglie cattoliche del Limburg e del Brabante; mentre noi sbocconcellavamo la nostra magra razione di pasticcini e quiche, i genitori del vikingo banchettavano con una cena di quattro portate prima delle tradizionali oliebollen. Ma le differenze culturali tra cattolici e protestanti ve le racconto la prossima volta.
 
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