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2009

la lunga estate calda (prima parte)

Mi ero dimenticata di dirvi che, fedele alle promesse fatte a me stessa nel contesto dell’affrancamento lavorativo, sono incredibilmente riuscita a chiedere, ottenere e consumare sei delle tredici settimane di congedo maternità non pagato che mi spettano di diritto dalla nascita dell’erede fino al compimento dell’ottavo anno. Le tenevo di riserva per i casi di estrema necessità e ho deciso che le mie condizioni psico-fisiche dell’ultimo anno, unite alle vacanze scolastiche di Matteo, si qualificano come tali. Sono molto orgogliosa di me stessa perchè non solo ho lasciato PC e blackberry in ufficio, ma dal 20 luglio non ho più guardato nella mia mailbox di lavoro. Dal 20 luglio sono quindi in totale e assoluta vacanza e vi stupirò con effetti speciali dichiarando che sto BENONE e non ho alcuna intenzione di alzare un dito lavorativo fino alle ore 9.00 del 31 agosto. Del resto, non sono pagata per farlo e non ho scritto giocondo in fronte.
Che cosa ho fatto in queste settimane? Beh, tanto per cominciare mi sono disintossicata con ben tre giorni di astinenza da internet, poi ho passato più di tre ore consecutive al giorno con mio figlio, ho partecipato al vriendenweekend in modalità meno isterica del solito e infine ho fatto le valigie e sono partita con vikingo e prole alla volta di San Remo. L’esperienza dell’estate scorsa ci è talmente piaciuta che abbiamo deciso di replicare, riaffittando lo stesso appartamento per tutto il mese di agosto e calando con tutta calma in auto direttamente da Alkmaar, con sosta a Baden-Baden e sul ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno. Il viaggio, anche spezzato in due tappe e con la comodità per noi inusitata di aria condizionata, sedili anatomici, iPod e mobile internet, è stato una sfacchinata micidiale. Il fatto che Matteo ci abbia tempestato ogni cinque minuti dal sedile posteriore con richieste e domande dalla natura più svariata - dal classico ‘Quanto manca?’ (3245 volte) all’originale ‘Smetti di guidare, sei stato annientato dal raggio mortale di Snorak!’ (21 volte) – ha notevolmente contribuito al logorio nervoso, inoltre la mia insofferenza per tornanti e gallerie deve essere aumentata esponenzialmente negli ultimi anni. Ma appena pagato il dazio al casello di San Remo, spenta l’aria condizionata e aperti i finestrini, il frinire delle cicale e l’odore dei pini marittimi mi ha calmato i nervi e mi sono sentita a casa. Devo però constatare con una fitta al cuore che nove anni di permanenza in un paese civile mi ha disabituato allo stato di paese del terzo mondo in cui versa l’Italia e non mi riferisco solo alle scandalose tariffe del roaming, del wireless e del bancomat, o ai regolamenti da stato di polizia per cui anche per usufruire di un free spot devi fornire la fotocopia di un documento d’identità e subire l’oltraggio di digitare un codice identificativo, ma al degrado generale delle strutture pubbliche. Appena si varca il confine di colpo le strade diventano vecchie e mal tenute, i guard rails sporchi e ammaccati, i cartelli sbiaditi, i giardinetti spelacchiati e pieni di erbacce, i muri scrostati e pieni di graffiti, perfino i campi hanno un aspetto trasandato. Per non parlare delle auto che sono accumulate più che parcheggiate in tutti gli orifizi possibili e anche in un buon numero di posti improbabili tipo in mezzo alla strada. L’abitudine squisitamente italiana di fermare la macchina ovunque per farsi i cazzi propri incurante delle inchiodate e delle code retrostanti mi fa vergognare quasi più dei nostri politici. Colleghi e conoscenti olandesi mi chiedono increduli se gli italiani non ci tengono alle proprie auto, che sono invariabilmente sporche e ammaccate. Il concetto di incuria, sia pubblica che privata, è sconosciuto a nord delle alpi ed è solo grazie ai mei cromosomi se – passato lo shock iniziale - sviluppo rapidamente una sorta di cataratta mentale che sbiadisce e dissimula lo sporco e lo sfacelo ubiquo in cui tutti si muovono egualmente insensibili.
Mi fa particolarmente rabbia constatare che i paesi nordici non hanno nemmeno un decimo delle risorse naturali italiane, a cominciare dal sole e dal mare per finire ai coloratissimi tripudi di frutta e verdura esposti ogni cinquanta metri dal più infimo baracchino al supermercato high tech, eppure venerano e preservano ogni miserabile centimetro quadro della loro superficie e delle loro scarse risorse agricole. Mai come ora mi fa male la totale assenza di coscienza ed educazione civica della mia gente e mi chiedo se la classe politica sia la causa o la conseguenza di un tale, imperdonabile, atteggiamento e comportamento.
(continua)
 
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