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2009

vierdaagse

Torno a scrivere dopo un mese di assoluto delirio lavorativo accompagnato dall’influenza messicana che sarà pure una variante leggera ma ti lascia come se ti fosse passato sopra un camion articolato. Ogni anno dico che arrivo alle vacanze estive in ginocchio e con la lingua per terra ma quest’anno ho veramente avuto bisogno di tre giorni di riposo assoluto per riuscire a guardare di nuovo la tastiera del PC senza vomitare. Ora, fresca e fruttosa (fris en fruitig) come si dice qui, vi relaziono sull’evento annuale più importante di Nijmegen che vanta anche il maggior numero di partecipanti nei Paesi Bassi: la Vierdaagse. I miei lettori più fedeli ricorderanno che ho già succintamente trattato questo argomento nel 2001, quest’anno voglio aggiungere un po’ di colore allo schizzo.
 
La vierdaagse è una marcia longa della durata di quattro giorni – da cui il nome – che si tiene ogni anno dal martedì al venerdì della terza settimana di luglio. Tanto per darvi un’idea dell’importanza dell’evento che mobilita più di mezzo milione di persone tra partecipanti, spettatori ed organizzatori, vi dico che il comune di Nijmegen ottiene regolarmente il permesso di anticipare di una settimana la data della vacanza scolastica estiva per farla coincidere con l’inizio della Vierdaagse e i negozi di Nijmegen chiudono il venerdì pomeriggio per permettere al personale di assistere all’arrivo della marcia (intocht). La medaglia di partecipazione è un’onorificenza ufficiale che può essere esposta perfino sulle divise militari (sulla pettorina sinistra). Nel 1932 è stata addirittura composta una canzone che è tutt’ora l’inno ufficiale dell’evento e dice pressapoco: la natura ci ha dato un motore della migliore marca, cuore, polmoni, un paio di gambe, salute e felicità. Chi non impara ad usarlo non ne è degno. Marciamo insieme, tutti per uno e uno per tutti lungo l’Olanda e lungo la vita. Le rime son traballanti ma il succo è chiaro.
 
La marcia consiste in quattro tappe di 50 km cad per gli uomini, 40 km per le donne e 30 km per gli ultrasessantenni. Le tappe si svolgono intorno a Nijmegen secondo uno schema fisso che copre i quattro paesi limitrofi: il primo giorno Elst, il secondo Wijchen, il terzo Groesbeek e il quarto Cuijk con arrivo trionfale a St. Annastraat in un tripudio di gladioli secondo una tradizione che si fa risalire ai giochi circensi romani, dove chi perdeva veniva finito con la spada (gladius) e chi vinceva veniva ricoperto di gladioli lanciati dal pubblico in delirio sugli spalti: gladiolo simbolo della spada, della vittoria sugli avversari e della maschia potenza. Chi capisce che cosa c’entrano queste tre cose con la Vierdaagse vince un mazzo di gladioli.
Il premio per il completamento di tutte e quattro le tappe è una medaglia a croce simile a quella per la Elfstedentocht e questo mi convince sempre più che gli Olandesi sono masochisti puri. Chi si sottoporrebbe ad un simile orrore solo per l’onore di poter dire c’ero anch’io? Considerate che per poter sperare di completare il percorso con le proprie gambe viene consigliato un allenamento settimanale di almeno quattro ore per almeno sei mesi, il che non impedisce a circa 40mila fanatici (41.205 quest’anno e solo un centinaio ha abbandonato la gara a metà) di presentarsi ogni anno alla partenza e un buon quarto di questi non è nemmeno olandese: la gara è così rinomata che ogni anno arrivano marciatori da tutto il mondo. Siccome la capienza alberghiera di Nijmegen non è così estesa ogni anno numerosi volontari ospitano i marciatori a casa loro, sobbarcandosi anche l’onere di accompagnarli alla partenza ogni mattina alle 5 e tornarli a prendere nel pomeriggio.
La marcia si svolge in qualunque condizione meteorologica. Due anni fa è stata eccezionalmente annullata tra lo sdegno generale perchè era morto un marciatore a seguito del caldo asfissiante. Unanimi i commenti giornalistici: tutta colpa del morto. Se uno non è in grado di farsi 200 km sotto il sole a 35° (o sotto la pioggia battente e il vento sferzante egualmente probabile) perchè diavolo partecipa? E adesso per colpa di quella pappamolla dobbiamo buttare via tutti i gladioli.
Al termine della marcia i partecipanti ancora in grado di camminare sono invitati al blarenbal, letteralmente: ballo delle vesciche. Vesciche che verranno descritte in tutti i più disgustosi particolari dai partecipanti con lo stesso orgoglio di vere e proprie ferite di guerra.
 
Abitando a Nijmegen ci viene regolarmente chiesto se abbiamo già partecipato alla marcia (a risposta affermativa la domanda seguente è ‘quante volte’ perchè la follia è solitamente recidiva) al che il vikingo risponde con aplomb ammirevole che noi siamo quelli del turno di notte, intendendo con ciò che frequentiamo la Zomerfeest organizzata nella settimana della Vierdaagse, consistente in concerti pop/rock e house parties no-stop dalle sei del pomeriggio fino alle tre di notte in una ventina di podii nei parchi e nelle piazze del centro fino alle rive della Waal, con birra a fiumi e un tripudio di trigliceridi forniti da sempre più numerosi ed estesi snack bar e ristoranti all’aperto. Il vikingo ricorda anche un tempo non lontano in cui ha ospitato nel suo letto in time sharing un marciatore norvegese: i due si davano il cambio alle quattro di mattina e alle quattro del pomeriggio.
 
Inutile dirvi che la sottoscritta, timbrato il suo bravo cartellino come spettatrice diurna e notturna nei primi anni di residenza, ha sviluppato un atteggiamento blasé nei confronti dell’intera faccenda che considero una scocciatura colossale dall’inizio alla fine. A parte il fatto che venerdì è impossibile svolgere qualunque attività fuori casa in quanto tutti i negozi sono chiusi, il centro è sbarrato, la stazione è presa d’assalto e ci sono code chilometriche su tutte le principali vie d’accesso, tutta la settimana il traffico è impossibile: deviazioni in tutto il centro, parcheggi chiusi e strade pedonali lastricate di baracconi da luna park, bar all’aria aperta eruttanti muzak rumorosissima, fiumi di gente ovunque e puzza di birra, hamburger e patatine fritte da mezzogiorno in poi; dalle sette di sera in versione vomitata. I camion della nettezza urbana entrano in servizio alle sei di mattina e alle dieci non hanno ancora finito, nell’aria mattutina aleggia ancora il disgustoso melange della sera prima e si cammina su vetri rotti tutto il giorno. Poi le condizioni meteorologiche durante la settimana della vierdaagse sono sempre estreme; quest’anno si è alternata un’afa soffocante ad acquazzoni monsonici, grazie ad una primavera eccezionalmente tiepida siamo invasi dalle vespe tigre che banchettano sui resti della Zomerfeest e che mi hanno prontamente punto provocandomi un’infezione gigantesca che sto curando a 1,5 grammi di penicillina giornalieri. Infine sarà l’età ma l’idea di dovermi strusciare per ore contro una massa di olandesi ubriachi per potermi far fracassare i timpani dall’ultima band underground non mi alletta come una volta, per cui ho lasciato andare il vikingo ai vari concerti e me ne son stata a riposare con la borsa del ghiaccio sul bubbone e il telecomando del PVR nella mano illesa. Ho fatto il mio dovere materno accompagnando Matteo alle sempre più numerose attrazioni per bimbi allestite quest’anno perfino sulla spiaggia di Lent oltre che sulla Waalkade, concedendogli i rituali gelati, poffertjes e pannekoeken dai vari baracchini e devo dire che lo spiegamento di attrazioni e servizi mi sembra sempre più faraonico, segno che la Vierdaagse e la Zomerfeest sono un affare colossale per la comunità, soprattutto in questi tempi incerti: sembra che le strutture HORECA di Nijmegen realizzino il 30% del fatturato annuale in questa settimana. Sono stata però molto contenta di poter sfuggire l’apoteosi dei festeggiamenti del venerdì per partecipare all’evento annuale più importante della nostra famiglia ovvero il famigerato vriendenweekend che quest’anno si é tenuto a ....
 
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