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2009

avondvierdaagse

In attesa dell’evento sportivo annuale più famoso d’Olanda, la Vierdaagse (di cui vi darò ampio reportage il 25 luglio), settimana scorsa si è svolta la variante per bimbi a cui Matteo ha partecipato per la seconda volta. A differenza della Vierdaagse, che si svolge solo nella nostra pittoresca città e a cui partecipano solo pazzi furiosi in grado di marciare 4 giorni di fila per 50 km al giorno in ogni condizione meteorologica, l’Avondvierdaagse si svolge in 270 città e vi partecipano praticamente tutti i bambini delle scuole elementari fin dall’età di 4 anni! Mi ricordo ancora che Matteo quattrenne ha fatto una scenata pazzesca quando ha saputo di non essere stato iscritto a differenza di tutti i suoi compagni di classe più grandi: una svista pedagogica imperdonabile. A nulla sono valse le nostre patetiche scuse (sei troppo piccolo, non ti sei allenato); la scelleratezza ci è stata duramente rinfacciata per almeno sei mesi. L’anno scorso quindi ci siamo affrettati ad iscrivere il pargolo e a dotarlo di tutta l’attrezzatura necessaria, in veritá ridotta ad un paio di scarpe comode e robuste, la maglietta con il logo della scuola e un sacco di snoep e ranja (caramelle e granatina).
L’anno scorso ho potuto assistere solo alla tappa del venerdì, di cui ho un ricordo piuttosto confuso ed estremamente sgradevole. I poveri piccoli sono stati infatti fatti camminare per piú di 6 km, invece dei regolamentari 5, lungo canali e fabbriche alla periferia di Nijmegen, in condizioni igieniche deprecabili. Non si può pretendere che bimbi di età 4-9 anni si astengano dal deviare in continuazione dal percorso prestabilito per rotolarsi sugli scivoli di cemento e sguazzare nelle paludi tra i canali, ne’ che resistano alla tentazione di giocare con i mucchi di rifiuti metallici arrugginiti. Non si può però nemmeno pretendere che una madre assista allo scempio di suo figlio senza battere ciglio, senza contare il terrore di perdere il pargolo nella calca di monelli urlanti e scatenati. Insomma, l’esperienza è stata un incubo, tanto che quest’anno ho pregato il vikingo di sostituirmi per non dover subire traumi psicologici. La mia intenzione era quella di accogliere il piccolo eroe al rientro e metterlo a bagno in una soluzione di Napisan bruciando nel contempo i vestiti usati. Invece, grazie ad un mastino ostile e al matrimonio di Jan-Nico ho seguito la marcia dal primo giorno e ve ne posso quindi dare un’esaustiva relazione.
 
Come dite? Che cosa centrano il mastino e Jan-Nico? Un attimo di pazienza.
 
Lunedí pomeriggio alle ore 16.04 mi stavo complimentando con me stessa per essere riuscita a prendere al volo il treno diretto da Zaandam a Nijmegen con ben due ore di anticipo grazie all’incredibile efficienza nel gestire una riunione dal cliente. Alle ore 16.05 urlavo di dolore al morso totalmente inaspettato che un mastino accoccolato sotto uno strapuntino nel corridoio tra due scompartimenti aveva inflitto al mio polpaccio. La dannata bestia si doveva essere spaventata allo scalpiccio dei miei stivali e doveva aver interpretato la mia corsa come un’aggressione, o almeno cosí ha commentato il disgraziatissimo padrone che si é affrettato a calmare e consolare il cane (“ti sei spaventato, tesoruccio?”) senza mostrare alcuna preoccupazione per il mio stato di salute e il mio polpaccio dolorante. Grazie al cielo indossavo un paio di jeans pesanti che hanno assorbito gran parte del colpo senza rompersi. Sotto i jeans un bel segno rosso dei canini della bestia e un male cane, ma la ferita era poco piú di un graffio che non ha quasi sanguinato. Non c’erano testimoni a parte il padrone della bestia e, stante che il suddetto non mi sembrava molto lucido a differenza del cane che aveva un aspetto ben curato e per niente rabbioso, mi sono limitata a chiedere se la bestia era vaccinata e mi sono trascinata nello scompartimento. Ho proceduto quindi a medicare l’abrasione con un fazzolettino umidificato e ho constatato assieme ad un compagno di scompartimento casuale che certi padroni di cani andrebbero rinchiusi. Arrivata a casa avevo già dimenticato la faccenda ma il mattino dopo il polpaccio ha ricominciato a farmi male, il che mi ha fatto ricordare che avrei dovuto chiamare il medico se non altro per sentirmi dire che non c’era nulla di cui preoccuparsi. A differenza di quanto mi aspettavo, il medico si è agitato moltissimo e mi ha ingiunto di presentarmi all’ambulatorio quanto prima per un controllo. A nulla sono valse le mie proteste: mercoledì mattina una gentile quanto inesorabile infermiera mi ha somministrato un’iniezione antitetanica. L’ultima antitetanica che ho fatto risale ancora agli anni settanta, ma ricordavo che faceva un male cane e infatti anche trent’anni dopo mi ha fatto un male cane. Tanto di quel male che il giorno dopo non sono nemmeno riuscita ad alzarmi dal letto. Vero è che oltre all’antitetanica avevo anche in circolo gli antibiotici per la rituale cistite primaverile: immagino sia stata la combinazione dei due farmaci unita alla mia veneranda etá la causa dei sintomi. Forse non è stato nemmeno molto furbo da parte mia impilare palestra, dentista, spese, assistenza a Matteo durante la lezione di nuoto e durante la tappa dell’avondvierdaagse nello stesso giorno dell’antitetanica e sotto antibiotici, insomma, troppo multitasking e giovedì mattina ho preso il mio primo giorno di malattia dal 2005. Che si é rivelato un toccasana perché mi son fatta quasi dieci ore di sonno filato, dopodiché ho scritto ben venti pagine di un rapporto che sto melinando da marzo e alle cinque di pomeriggio ero così in forma che per la seconda volta mi sono offerta volontaria per accompagnare Matteo nell’avondvierdaagse. Il giorno dopo – venerdí - avevo giá preso ferie per assistere al (secondo) matrimonio del miglior amico del vikingo e qui abbiamo convenuto che sarebbe stato piú opportuno che fossi io ad accompagnare Matteo all’ultima tappa dell’avondvierdaagse per lasciare il vikingo alle incombenze matrimoniali spettanti al miglior amico dello sposo.
 
Ecco spiegato come le circostanze mi abbiano fatto assistere all’intera operazione. Devo dire che quest’anno conserverò un ricordo migliore della faccenda, innanzitutto perché le tappe sono state tutte rigorosamente sotto i 5 km e altrettanto rigorosamente nel parco o nelle zone residenziali limitrofe, il che si traduce in un miglioramento sensibile delle condizioni al contorno: niente paludi mefitiche, scivoli di cemento luridi e rifiuti arrugginiti, ma molti prati e parchetti attrezzati in cui sfogare le energie. Poi anche perché tra un monello di 5 anni ed un ragazzino di 6¾ c’è un oceano di differenza: un ragazzino di prima elementare è stato opportunamente inquadrato dalla maestra, quindi non occorre ripetergli le cose più di cinque o sei volte e si possono prendere accordi con un buon 80% di certezza che vengano mantenuti. Se non fosse che ti devi fermare ogni cinquanta metri a raccogliere il gregge dei ragazzini erranti per ricondurlo sulla retta via sarebbe una passeggiata.
 
Abbiamo coperto le prime tre tappe in un’ora e rotti, mentre l’ultima tappa é durata piú di un’ora e mezza a causa delle molte distrazioni lungo il percorso, compreso il rituale gelato-premio ai baracchini ambulanti strategicamente appostati agli incroci principali. Il climax é costituito dallo scivolo sulla conca d’erba del Goffertpark a circa mezzo chilometro dall’arrivo; senza bisogno di particolari segnali o indicazioni tutti i bambini si fermano e rotolano gioiosamente a valle per una decina di metri, poi risalgono la china e ricominciano ad lib fino a che i genitori esasperati non minacciano rappresaglie. Commovente infine la ‘via gladiola’ di parenti e amici che pazientemente si appostano sul vialone di arrivo con ceste di dolciumi, fiori, palloncini e regali vari da consegnare al piccolo marciatore e incitano e incoraggiano tutti i piccoli sempre più frastornati. All’arrivo ci attendevano ancora più granatina e caramelle a cura di sponsor e organizzatori vari. Insomma, anche questo evento si è rivelato una scusa dei locali per consumare ancor piú zuccheri raffinati di quanto non facciano di solito: il saldo calorico alla fine della marcia pende decisamente dalla parte sbagliata. A parte questo, Matteo ha avuto la sua brava medaglietta che é andata a tenere compagnia a quella dell’anno scorso sullo scaffale in ingresso ed è comprensibilmente orgolioso. In quanto a me, l’Avondvierdaagse mi ha permesso di evitare una bella fetta di noiosissima festa matrimoniale: sono arrivata giusto in tempo per brindisi e torta e mi sono scavata alla svelta per condurre l’eroe della giornata al suo meritato riposo. Anche questa è andata.
 
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