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2009

rotterdam

Nel programma di visite per il weekend è toccato questa volta a Rotterdam, dove di solito vado solo per lavoro e tutto quello che vedo sono gli eterni lavori in corso che rendono il centro un cantiere permanente. Ma pur nella fretta lavorativa e nel delirio del traffico mi ero annotata mentalmente uno stile architettonico ardito e futurista, sponsorizzato dai bombardamenti tedeschi del 1940 che hanno consentito all’amministrazione locale di rifare il piano regolatore del porto e del centro in pienà libertà.
Adesso che ci siamo presi un’intera giornata per bighellonare in centro città confermo: Rotterdam è una città fantastica, piena di archeologie luccicanti come ad Hong Kong, che convivono pacificamente con le vecchie case mercantili del diciassettesimo secolo. Il celeberrimo Erasmusbruk è un miracolo architettonico, il Coolsingel e la Beursplein pullulano di grattacieli meravigliosi e il museumpark, dove sei edifici contenenti arte e cultura sono immersi in un giardino pieno di fiori e uccelli, è una gioia per gli occhi.
Perfino l’ospedale sembra uscito da Guerre Stellari!
 
Durante la visita all’accademia di architettura ci ha intrigato il depliant della huis Sonneveld - una villa costruita nel 1933 in stile funzionalista (nieuwe bouwen) con lo stato dell’arte della tecnologia di allora - e abbiamo deciso prontamente di visitarla. La scelta si è rivelata oserei dire geniale: vale la pena di andare a Rotterdam anche solo per questo e se per caso un giorno vinco alla lotteria giuro che la compero e ci vado ad abitare io. Alternativamente me ne faccio costruire una copia.
 
Il committente della villa – direttore della divisione tabacchi della Van Nelle – oltre che chiaramente miliardario era anche un fanatico del progresso tecnologico e sembra abbia dato ordine di arredare gli interni con le ultime novità in fatto di design e tecnologia.
L’architetto incaricato – Leen van de Vlucht - ha fornito pertanto un prodotto “chiavi in mano” in cui tutto, dai pavimenti alle lampadine, è stato pensato, disegnato e prodotto su misura oppure fornito da produttori molto visionari come W.H. Gispen le cui lampade sono ancora oggi copiate da Artemide. Si narra che la famiglia non abbia dovuto traslocare altro che i propri abiti ed effetti personali, perchè in casa c’era già tutto.
 
Lo stile della casa è funzionale all’ennesima potenza: mobili ad incasso, enormi vetrate, sedie e tavoli squadrati dalle cromature lucenti, il tutto ancora attualissimo. Ci sono gadgets teconologici che anche oggi sono considerati avveniristici, come l’interfono, gli orologi a muro sincronizzati, il sound system centralizzato, i caloriferi tubolari con funzione di appendi-asciugamani e la doccia con idromassaggio. Per non parlare dei lussi assoluti: una stanza-guardaroba (walk-in closet), una microcucina ad incasso nella spalliera del divano per la preparazione del the e un sistema di intercapedini per cui ogni tubo della casa può essere riparato o sostituito senza rompere i muri. Inoltre le stanze della servitù sono in tutto e per tutto identiche alle stanze dei proprietari, sia pure in versione più basica, che per il 1933 doveva essere inaudito, tanto quanto i ben quattro bagni e le due enormi terrazze che farebbero invidia a chiunque anche oggi.
 
Arianna è rimasta affascinata dallo stile del citofono e della porta d’ingresso a cui ha dedicato almeno una decina di foto. Io che sono meno raffinata mi sono deliziata nell’aprire e chiudere tutti gli armadi a muro (è permesso) per godere delle luci interne che si illuminavano prontamente e degli spazi infiniti che si dipanavano lungo le pareti. Entrambe abbiamo concluso che i mobiletti in cucina e nella sala da pranzo sono il massino della funzionalità unita all’eleganza e ci siamo comperate il libro-catalogo della mostra.
 
La prossima volta che torno a Rotterdam per lavoro invece di correre alla stazione per prendere il treno mi ci faccio un’altra passeggiata nel Museumpark. Anzi, organizzo direttamente la riunione nel giardino sull’acqua del NAI. Figata.  
 
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