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2009

hemelvaart

Parecchie vite fa, Licia ha realizzato una campagna per la classe C della Mercedes-Benz con l’headline “Guarda Mercedes con occhi nuovi”. Lo scorso weekend l’headline mi è tornata prepotentemente in testa, non già riferita al mercato automobilistico ma al paese in cui vivo, complice il weekend più lungo dell’anno, un clima inusuale e la visita di Arianna, foriera di oltre un centinaio di fotografie che mettono la nostra casa, la città e i dintorni in una prospettiva assolutamente nuova. 
 
Con ordine. In Olanda ci sono pochissime festività. E’ l’unico popolo in Europa che non festeggia il primo maggio, la liberazione della seconda guerra mondiale e la vittoria della prima. Non si festeggia nemmeno assunzione, epifania, immacolata concezione, ognissanti e patrono cittadino. A parte Natale, Capodanno e Pasqua ci sono solo tre festività: il compleanno della regina, l’ascensione e la pentecoste. Il bello di queste festività è che cadono tutte intorno a maggio, in particolare l’ascensione (hemelvaart) cade sempre di giovedì, per cui il ponte è automatico - talmente automatico che molti datori di lavoro lo inseriscono nel calendario come giorno di ferie obbligatorio. La pentecoste cade sempre il lunedì due settimane dopo l’ascensione e il compleanno della regina è il 30 aprile, per cui con un po’ di fortuna a maggio si lavora solo due settimane piene e il resto è una gran festa.
 
E’ anche tradizione che il 30 aprile ci sia tempo splendido che poi si deteriora progressivamente fino alla pentecoste dove piove, grandina, tira vento gelido e pare di essere a novembre. Il weekend dell’ascensione è pertanto un terno al lotto, con eque possibilità di pioggia a catinelle o sole sfolgorante e l’interessante variante dell’alternanza per cui nel giro di una giornata si apprezza un campionario di tutte le possibili condizioni meteorologiche ad eccezione forse dell’uragano tropicale. Anche quest’anno le previsioni erano piuttosto funeree (rovesci sparsi con grandine, massima 15-18°), tanto che non avevamo organizzato nulla all’aperto e stavamo compilando una lista di musei, mostre e film che avremmo potuto visitare per ammazzare il tempo tra un pasto e l’altro. Invece a sorpresa le previsioni si sono rivelate clamorosamente sbagliate e già mercoledì pomeriggio si veleggiava verso i 24° con brezza tiepida e nuvole a cirro. Gli uccellini cinguettavano tra le foglie brillanti di verde, le api ronzavano tra le prime rose rosse, le cicale frinivano tra i cespugli di rododendro rosa baciati dal sole e quando Arianna è scesa dall’auto e ha esclamato “Ma qui è bellissimo!” mi sono accorta di quanto avesse ragione. Ci siamo affrettati a stemperare l’entusiasmo sbandierando il giornale con le previsioni e consigliandole di portarsi dietro ombrello e maglione, ma alla fine del quarto giorno di sole sfolgorante abbiamo dovuto constatare che il nostro lato dell’Olanda è proprio una figata.
 
Il bello degli amici in visita è che ti costringono a soffermarti sui luoghi che frettolosamente percorri tutti i giorni per raggiungere la tua meta e ti fanno un sacco di domande al pari dei bambini. E dalle loro facce attonite capisci che il tuo quotidiano per un milanese è esotico come il Taj Mahal e che tutte le mille cose che ti sembrano scontate non lo sono affatto. A cominciare dalla larghezza delle finestre (“ma qui intere pareti sono di vetro!”) e dalla disposizione delle case (“ma qui hanno tutti un giardino?!?”) per finire con la fauna (“ma quello è uno scoiattolo?” “E quello che uccello è? Una cicogna?!? Davvero?”) e la sicurezza generale (“ma non chiudi la bicicletta?” “ma nemmeno la porta? Veramente?”). In particolare, Arianna non solo faceva domande a pioggia, ma fotografava meticolosamente e con grande professionalità ogni dettaglio della nostra vita e dei luoghi dove abitiamo, così adesso posso mostrare Nijmegen in tutta la sua gloria ai miei lettori. E di colpo le strade del centro si animano di folla colorata, la statua di Marieke sul Grote Markt si rivela in tutta la sua semplicità e perfino la gigantesca penna stilografica appesa al caffè sulla Burchardstraat sembra romantica.
 
E che dire del nostro cibo quotidiano? Arianna ha gradito sia kipkerrie che insalata di tonno ed è rimasta a bocca aperta quando ha constatato che la sottoscritta è in grado di spadellare pancakes con sciroppo di mela al pari di qualunque delicatessen newyorchese. Davanti allo spartano e funzionale brunch di Oortjesekken il suo commento è stato “Non so bene come approcciare questo piatto: c’è così tanta roba!” e la bagel con cream cheese e salmone ha meritato addirittura una fotografia.
L’abbiamo fornita di formaggio di capra, spekulaas e digestive al cioccolato fondente per il ritorno a casa e ci siamo sentiti incredibilmente orgogliosi di vivere in questo paradiso culinario segreto. Perfino adesso che piove a dirotto e sembra novembre guardo i merli zampettare nel mio giardino e sorrido, mi tiro dietro la porta di casa senza chiudere a chiave e sorrido, inforco la bicicletta che da sei anni sta davanti a casa senza lucchetto e sorrido. Valeva la pena di emigrare!
 
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