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2009

boer zoekt vrouw

Ho smesso da tempo di stupirmi delle assurdità di questo paese, ma ogni tanto, per dovere di cronaca, mi devo pur soffermare sulle più clamorose. Non sono aggiornata sui trend televisivi italiani per cui non so come sono messi da voi i programmi di TV realtà stile Grande Fratello (produzione 100% olandese della Endemol) e Idols. Qui impazzano: ce ne sono almeno dieci a settimana, tutti concorrenti tra di loro e in prime time. Cito i più famosi: De gouden kooi (ultima variante del Grande Fatello), Idols, Popstars, So you think you can dance, Dancing Queen, Mijn man kan niet dansen (mio marito non sa ballare), Nederland’s got talent, X factor, The phone, Singing with the stars, Dancing with the stars, Dancing on ice with the stars, Temptation Island, Mission Robinson, The swan, Top Model, Project Catwalk, Top Stylist, Top Chef, Hell’s kitchen, Dragon’s Den, Afvallers XL (gara di dieta tra superobesi), Mijn tent is top (gara tra baristi), De blok (gara tra ristrutturatori di case), De Italiaanse droom (gara tra aspiranti albergatori) e ce ne sono sicuramente ancora altrettante che non mi ricordo.
 
Non voglio offendere la vostra intelligenza dicendo ovvietà, ma tengo a precisare che di reale queste trasmissioni hanno solo il budget e l’audience; il resto è un format accuratamente pianificato fin nel più minuscolo colpo di scena e, per citare Holiday Hall, “La fine è nota”, nel senso che il vincitore è selezionato ben prima che inizino le riprese. Se volete farvi una cultura sui dettagli di questi formats vi rimando al bravissimo Ben Elton che ci ha speso ben due romanzi: Dead Famous (2001) e Chart Throb (2006). Ma torniamo a noi.
 
Questi formats sono di solito appannaggio delle TV commerciali, in quanto la totale mancanza di gusto, tatto e coscienza che genera le audiences più colossali può solo trovare posto in palinsesti di reti televisive che si devono autofinanziare con la pubblicità, mentre le reti di stato hanno l’obbligo di mostrare un minimo di rigore morale se non addirittura di cultura per giustificare il ricco canone che ricevono e i prezzi scandalosi della pubblicità che vendono. Eppure perfino la TV di stato olandese non ha saputo resistere alla tentazione di sfruttare un filone così redditizio e ha abilmente riciclato un documentario della BBC chiamato “Una moglie per il contadino”, trasformandolo in un format nel quale diversi fattori (nel senso di proprietari di fattorie) scapoli e rubicondi selezionano e ricevono a casa un terzetto di fanciulle le quali, per quattro intere settimane, gareggiano nel conquistare il loro cuore passando non già per la gola o altri organi come ci si potrebbe aspettare, bensì per campi e stalle, insomma, dimostrando di essere tagliate per la vita di fattoria.
 
Quello che c’è di sorprendente in questo format – diciamolo – non meno indegno e squallido del grande fratello e dei suoi discendenti, è che fin dalla prima edizione (e siamo alla quarta) si è rivelato il programma più seguito e apprezzato dalla popolazione olandese, battendo perfino le partite di calcio in quanto a share e rating! Un olandese su tre ne è un fedele spettatore e infatti nel nostro nucleo familiare il vikingo mi costringe a passare un’ora ogni domenica sera davanti alle prodezze bucoliche dei fattori e delle loro aspiranti mogli. Siccome non posso credere che un terzo della popolazione olandese abbia il desiderio nascosto di andare a lavorare tra mucche e maiali (o tra cavoli e capre) devo concludere che il piacere sadico di assistere alle torture da rivoluzione culturale inflitte ad uno stuolo di neolaureate e brave ragazze di buona famiglia sia l’elemento scatenante di tanta audience. O questo, o il senso di profonda superiorità che qualunque idiota urbano prova di fronte alla tortura inflitta a grammatica e sintassi da parte dei fattori e dei loro familiari semianalfabeti.
 
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