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2006

03 01 2006 una vera diva

Spero che abbiate dato fondo a tutti i possibili eccessi alimentari e non durante queste feste e siate perciò benevolmente disposti verso il 2006 che come al solito sarà composto da 365 giorni di scazzi e palle varie, a cominciare dal fatto che non avendo vinto la lotteria di capodanno per il 42º anno successivo mi è toccato tornare a lavorare anche stamattina.
Che poi 'lavorare' è una parola grossa dato che - come avevo previsto - senza il mio cliente #1 non ho un cazzo da fare e meno male che mi devo grattare le palle solo 3 gg a settimana: se penso a quello che ho da fare a casa (il mio vero lavoro, non pagato) mi vengono le scalmane.
Ma vi devo riferire quel che mi è successo tra Natale e Capodanno.
Il 19 dicembre si è tenuta una cena d'addio a cui hanno partecipato 1 cliente (sic) e 6 di noi. Il cliente in questione è la attuale media manager europea, allora ancora media manager locale, un personaggio assolutamente pittoresco e oserei dire rappresentativo del genere se non ci fosse la Barbara che mi legge in copia e si potrebbe giustamente risentire (ma del resto carissima tu non sei mai stata per mia fortuna quel tipo di media manager ed è per questo che sei in copia).
La signora in questione è un'abilissima diplomatica, PR e - noi tutti sospettiamo - endemicamente in abuso di potere. Si sa di lei che agli eventi del mondo media sceglie il posto a sedere più vicino al fotografo ufficiale e che parla esclusivamente con i gusti del mese e/o con gli uomini di potere, dedicando a noi altri esattamente 15” (contati!) di saluti e convenevoli. Si sa anche che non c'è evento, viaggio, vacanza, intrattenimento o cena a cui la signora non riesca a farsi invitare a spese dei vari concessionari. Chi le abbia pagato le borse di Gucci, le sciarpe di cachemire e l'I-Pod con foderina in pelle rosa di Luis Vuitton preferiamo non sapere. Insomma: una vera diva. Questo per far capire il set up della cena e come la signora abbia reagito quando il nostro novello direttore generale le ha proposto di figurare come protagonista dell'annuncio pubblicitario di commiato al cliente che pubblicheremo nella prima edizione del 2006 delle principali riviste di settore. Deve averla frenata solo lo scrupolo della sua imminente carica internazionale e dopo il primo minuto di cinguettii e scodinzolamenti si è ripresa e, in sottotono, pulendosi discretamente la bava dalla bocca, ha detto che avrebbe dovuto chiedere ai suoi capi.
L'episodio ci ha tenuti allegri per almeno due pranzi in ufficio, finchè la risposta ufficiale è arrivata, ed è stata negativa. In effetti non è molto etico che un cliente uscente faccia da testimonial all'agenzia che ha appena lasciato, sia pure con rimpianto, affetto e commozione. Non è corretto nei confronti della nuova agenzia con la quale - nel bene o nel male - c'è ormai un commitment equiparabile al matrimonio. Questa almeno è stata la risposta ufficiale. La signora non ne deve essere stata particolarmente felice ma da brava PR quale è ha capito subito da che parte tira il vento e ha prontamente girato le vele partendo per l'ennesima vacanza sponsorizzata.
Quando ho espresso il mio cordoglio al direttore generale per come era andata la faccenda lui mi ha guardato un po' di sottecchi e ha detto 'non è un problema: il nostro CEO ha già avuto un'idea brillante per rimpiazzare il testimonial.' e siccome non mostravo alcuna curiosità di sapere quale fosse questa idea brillante, dopo pochi minuti ha aggiunto 'Il CEO ha deciso che sarai tu il testimonial.' e incurante della mia mascella che colpiva la scrivania ha aggiunto implacabile 'In effetti chi meglio di te può ringraziare il cliente dei 5 anni di lavoro insieme? Lo sanno tutti che sei tu la deus ex machina di questo cliente.' E non ha detto, ma era evidente, che una risposta negativa non era contemplata nelle possibilità espresse dal CEO.
E in fin dei conti, perchè no? Sempre meglio che lavorare, mi sono detta.
Ho prontamente prenotato la baby sitter e il 27 dicembre mi presentavo alle 9 di mattina allo studio del fotografo, dove la visagista mi aspettava armata di tutti i ferri del mestiere. Per quelle di voi che sanno che cosa è una seduta fotografica risparmio i dettagli, agli altri dico solo che alla fine del trattamento nemmeno mia madre mi avrebbe riconosciuta. E meno male che avevo specificamente chiesto un look naturale, altrimenti chissà che cosa mi avrebbe messo in faccia!
Grazie alla tecnologia digitale e al fatto che il fotografo lo pagava il mio capo ce la siamo cavati con meno di 1 ora di scatti e il risultato ha perfino soddisfatto l'art director, la quale mi ha pure fatto i complimenti per la professionalità (!!!). Non avendo altre esperienze sono rimasta un po' sorpresa dall'entusiasmo e francamente sconcertata dalla calma flemmatica con cui tutti lavoravano. Voglio dire, l'appuntamento era alle 9 ma fino alle 9.30 si è cazzeggiato sorseggiando the e caffè e solo quando la visagista ha proposto di darsi una mossa tutti si sono decisi ad alzare il culo e accendere i computers. Alle 10 io ero pronta ma abbiamo dovuto aspettare un'altra mezz'ora che il fotografo si decidesse ad arrivare sul set - peraltro pronto e illuminato dalle 9. Alle 11.30 io me ne sono andata ma dall'aria che tirava secondo me art director, traffic manager e fotografo han fatto notte a decidere lo scatto da finalizzare (peraltro già scelto alle 11). Non vorrei dire, ma se al media lavorassimo con questi ritmi non uscirebbe manco una campagna. Adesso capisco anche perchè le agenzie creative non riescono mai a rispettare una deadline ... vabbè basta polemiche.
Da ieri l'annuncio è esposto in bacheca e tutti si sono sentiti in dovere di farmi i complimenti, cosa che mi scoccia abbastanza perchè la metà sono insinceri e l'altra metà sono ironici. Giovedì uscirà il primo annuncio su Adformatie e già mi stanno facendo diventare nervosa coi sorrisetti e i mezzi commenti nei corridoi. Stamattina il mio nuovo capo mi ha comunicato che probabilmente uscirà anche una versione poster, fortunatamente solo 1 poster, piazzato davanti all'entrata dell’headquarter a Utrecht e con questo il mio imbarazzo sarà completo.
Dulcis in fundo, quando sono tornata a casa ancora tutta truccata e cotonata e ho chiesto al vikingo che cosa ne pensava per tutta risposta è scoppiato a ridere e si è rifiutato di farsi vedere in giro con me fino a che non mi fossi 'tolta l'imbiancatura dalla faccia'. Insomma, speriamo che almeno la mia mamma conservi orgogliosa la rivista con l'annuncio.
 
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