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2005

30 03 2005 mal di denti

Tema di oggi: la preannunciata ma non per questo meno drammatica operazione ai denti del giudizio del vikingo.
Vi ricordate che ho vissuto un dicembre molto movimentato tra lavoro, malattie infantili e - a sorpresa - un mal di denti fulminante che ha colpito il vikingo un venerdì pomeriggio, giusto in tempo per non poter contattare il dentista di famiglia e poter invece godere appieno delle inefficienze del servizio d'emergenza.
Per farla breve, alla fine di un weekend da incubo, il 20 dicembre è stato emesso il verdetto: doppia ciste sotto 2 denti del giudizio (1 per lato sopra/sotto in perfetta simmetria), da operare asap in anestesia totale.
Essendo tutti noi sotto natale, asap si è tradotto in 'a gennaio, ti facciamo sapere poi' e di rinvio in rinvio siamo arrivati sotto pasqua: appena prima di partire per la sua settimana bianca il vikingo ha saputo che sarebbe andato sotto i ferri giovedì 24 marzo, ovvero settimana scorsa.
E veniamo dunque a settimana scorsa. Non vi dico i casini logistici per far tornare capra, cavoli e baby-sitter di Matteo che - devo dire - è stata una santa. Chi non è madre immagini di dover gestire 3 clienti contemporaneamente e organizzare 3 riunioni nello stesso pomeriggio, con 1 dei clienti che continua a telefonare per fare domande idiote e cambiare le carte in tavola. Questo il background operativo.
Mercoledì il vikingo ha passato tutto il giorno in ospedale per le necessarie analisi pre-op, durante le quali ha espresso al capo anestesista il suo turbamento alla prospettiva di un'anestesia totale dato che lui - come sua madre - è allergico agli anestetici (e ai farmaci in generale) e ogni volta che ha dovuto subire un'operazione è stato male per giorni. Commento: "Sì, ma tenga presente che negli ultimi 15 anni abbiamo fatto passi avanti nella tecnologia anestetica e gli anestetici odierni non si possono comparare a quelli della sua infanzia. Stia tranquillo." È tornato a casa per cena con la prospettiva che se tutto andava bene sarebbe stato a casa per cena la sera dopo. A mangiare probabilmente omogeneizzati, ma meglio di niente.
È partito quindi in bicicletta alla volta dell'ospedale per il pernottamento obbligato, lasciandomi un sobrio bigliettino che mi ingiungeva di presentarmi il giorno dopo in orario di visita dalle 15 alle 20 al reparto KNO del St Radboud (stesso ospedale dove è nato Matteo) previa telefonata non prima delle 12 per accertarmi che ci fosse qualcosa di visitabile.
Giovedì alle 12 telefonavo ansiosa e mi sentivo rispondere da una gioviale infermiera che tutto era andato benone: il vikingo era tornato in reparto ed era sveglio ma si sentiva - comprensibilmente - male perchè data la natura dell'operazione gli era gocciolato parecchio sangue nello stomaco e finchè non avesse vomitato tutto il sangue non sarebbe stato meglio. La stessa infermiera mi ha poi ingiunto di non azzardarmi ad arrivare prima delle 15 anche perchè non sarebbe stato un bello spettacolo. E infatti ...
Quando mi sono presentata alle 14.54 mi ha accolto il set di Nightmare 3. Il vikingo era a letto con flebo e camicia azzurra di ordinanza, piena di schizzi di sangue, come pure le coperte, il cuscino e buona parte del comodino. Più morto che vivo teneva tra le mani una di quelle mezzelune di metallo da ospedale nella quale vomitava getti rosso fuoco per poi riaccasciarsi sul cuscino gemendo. Sorprendentemente ho reagito con grande calma e compostezza e ho chiesto all'infermiera se la cosa fosse parte integrante del decorso post-operatorio. L'infermiera mi ha guardato un po' perplessa e mi ha detto che secondo lei il sangue che il vikingo aveva nello stomaco era tornato su tutto, ma che adesso si trattava di far passare la reazione all'anestesia. "Certi pazienti non soffrono affatto, ma capita alle volte che ci sia una reazione del genere." E il sangue? "Oh, quello viene dalla ferita in bocca." E quanto può durare? "Mah, guardi, gli abbiamo messo nella flebo un antidoto, tra una mezzoretta dovrebbe fare effetto." E in effetti alle 15.30 Il vikingo ha cominciato a vomitare ad intervalli di 15 minuti, regolarissimo. Alle 17 è passato il dottore che ha constatato che l'operazione era perfettamente riuscita e se non fosse stato per la reazione all'anestesia il vikingo sarebbe potuto tornare a casa anche subito, ma data la situazione sarebbe stato meglio tenerlo la notte e vedere come andava. Soluzione glucosalina via flebo, antidolorifici per via rettale ogni 8 ore e altra dose di antidoto tra 6 ore, arrivederci e buona Pasqua. Tutti erano molto rilassati e a me non è rimasto altro da fare che telefonare le news ai genitori, i quali han reagito con massimo aplomb e manco mi hanno chiesto se per caso avevo bisogno di aiuto a casa. Sotto shock sono tornata a gestire Matteo (cioccolato dopo cena e 2 ore di video Disney: bad mother!) e mi sono preparata ad aspettare the morning after.
Alle 8.15 di venerdì, l'infermiera che ha risposto al telefono era molto meno gioviale del giorno prima e mi ha confermato che nonostante tutti i tentativi fatti il vikingo non accennava a stare meglio, aveva dormito male e non teneva giù neanche l'acqua, per cui di uscire dall'ospedale non se ne parlava proprio. Quasi in lacrime ho comunicato le notizie a mia suocera, la quale serafica mi ha risposto che lei l'ultima volta era stata male per 3 giorni. '1 down, 2 to go', ho pensato senza allegria e ho iniziato la battaglia giornaliera con Matteo con ancor meno spirito degli altri venerdì.
Dopo lunghissimo giro di telefonate per trovare qualcuno a cui scaricare il pargolo durante l'orario di visita ospedaliera il venerdì di Pasqua (la suocera si era - bontà sua - offerta di accudire Matteo a casa sua: 60km da Nijmegen. Offerta cortesemente respinta) constatavo in ospedale la mia assoluta impotenza di fronte alla situazione e consigliavo l'infermiera di turno di sospendere qualunque farmaco come pure ogni tentativo di far bere o mangiare il vikingo. Il mio ragionamento è stato che finchè tutti i farmaci (anestetico, antidoti e antidolorifici inclusi) non fossero stati espulsi dall'organismo lo stomaco avrebbe contribuito al processo respingendo qualunque sostanza estranea e più sostanze estranee entravano più il processo di espulsione sarebbe stato lungo. La soluzione glucosalina assicurava sufficiente nutrimento e fluidi al fisico, quindi si trattava solo di aspettare e sperare. Infatti, dopo 12 ore di assoluto digiuno e zero farmaci, alle 5 di mattina di sabato il vikingo si è sentito meglio. Alle 7 mangiava la sua prima pappina di semolino e alle 10 beveva la sua prima tazza di the, il tutto senza inconvenienti. Alle 10.30 di sabato veniva dimesso dall'ospedale e non vi dico con quale emozione sono andata a prenderlo.
Era distrutto, debolissimo e con una faccia a uovo di pasqua (in tema) per cui, tornata a casa, ho dovuto gestirmi un pargolo di anni 2,5 e un adulto regredito a infante di anni 0,5 che è stato sdraiato sul divano tutto il giorno, nutrito a pappine ed omogeniezzati ad intervalli regolari e cambiato ogni ora per via del sangue che comunque ha continuato a sputare fino a ieri.
Questo mi ha definitivamente convinto che un secondo figlio sarebbe impensabile, ma anche e soprattutto che il servizio sanitario di qui fa veramente schifo. E meno male che ho avuto il lunedì di pasqua per ripigliarmi!
 
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