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2004

25 11 2004 scazzi vari

Vi scrivo in un momento di profondo scazzo. Per chi ha avuto la bontà di su/opportarmi telefonicamente le notizie non sono nuove, le altre abbiano la pazienza di sentire lo sfogo.
La nostra casa madre è riuscita - grazie alla miopia della holding e dei CEO che purtroppo non erano nel WTC l'11 settembre 2001 - a perdere l'Unilever a livello europeo. La perdita in termini di prestigio e di soldi è talmente grande che le ripercussioni a breve, medio e lungo termine sono catastrofiche per l'intero network. Mentre parlo le teste stan già cadendo e questo è solo l'inizio come la Diana e la Licia ben sanno. Al punto che non so nemmeno se l’agenzia come entità esisterà ancora fra 3-5 anni.
L'ironia della sorte vuole che invece noi nel nostro piccolo stiamo vivendo un momento d'oro. Credo che mai come quest'anno abbiamo totalizzato successi su tutti i fronti possibili e immaginabili. Per dire, nella stessa settimana in cui veniva annunciata la perdita dell'Unilever noi annunciavamo la vincita di 4 clienti e il mio libro andava online e in ristampa.
Nonostante ciò l'atmosfera qui è pesantissima. Del team spirit tanto decantato dal CEO che mi ha assunto non rimane nemmeno l'ombra. Siamo un nido di serpi che si azzannano alle spalle, i coltelli volano bassi e affilati e non vi dico i continui calci nelle palle. Niente di nuovo per il mondo della pubblicitá, ma quello che si sopporta in un'azienda di 150 persone dove ci si perde facilmente nei corridoi, in una struttura di 25 persone che pranzano ogni giorno insieme allo stesso tavolo è assolutamente letale. Nessuno ha più voglia di venire in ufficio e nessuno parla più con nessuno. Io stessa ho appena comunicato che il mercoledì lavorerò fissa a casa per tutto dicembre con la scusa che ho una nuova babysitter, in realtà perchè al pensiero di vedere le facce da culo dei miei colleghi mi viene la nausea.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'annullamento della festa annuale per i bambini in occasione di Sinterklaas. Non potete apprezzare l'importanza dell'evento se non vivete qui con un paio di marmocchi in età 2-8 anni. Vi rinfresco la memoria: 01 12 2001.
Ecco, allora ero ancora magra e signorina. Oggi, madre cellulitica, sono già impegnatissima a comperare a prezzo pieno tutte le leccornie di cui sopra e compilare l'elenco dei desiderata per conto del mio pargolo e dei suoi amici/cuginetti. Ma l'unica cosa che non posso permettermi è di noleggiare i simpatici personaggi (1 Sint + 3 Piet) che tutti i bambini si aspettano di vedere, aizzati da Sesamstraat che ogni giorno gli propina un notiziario con gli ultimi movimenti del Santo e della sua corte. Per questo esistono le feste aziendali, sacrosante.
Vi immaginate quindi come ci sono rimasta quando martedì scorso il nostro CEO attuale ci ha annunciato con mail circolare che date le scarse adesioni all'iniziativa la festa quest'anno non si farà. Sono rimasta per un minuto a bocca aperta e poi ho scritto una lettera aperta ai colleghi genitori (10 incluso il mio capo) implorando di salvare la magia almeno per i bambini e di organizzare qualcosa di ridotto qui da noi. A parte la risposta del cazzo del mio capo che manco sto a dirvi perchè se ci penso mi vien voglia di andargli a sputare in un occhio, il totale delle reazioni ad oggi è un bello zero. E ho già sentito un paio di commentini ironici sulle mie priorità - ovviamente alle mie spalle - da parte di notori fancazzisti ai quali ho coperto il culo fino a ieri. Ragazze, sto veramente per vomitare. Che merda di mondo. Mi chiedo se c'entri lo spirito calvinista in questo 'io son depresso quindi anche i miei figli devono soffrire con me' oppure semplicemente tutto il mondo è paese e per lavorare nell'adv devi avere un pelo sullo stomaco alto 3 dita ed essere pronta a camminare sul cadavere di tutti i tuoi familiari.
Ah, dettaglio non insignificante! La stessa collega (il personaggio merita una mail a parte - appena possibile vi aggiorno) che ha fatto i commenti più pesanti sulla mia insana ossessione per Sinterklaas aveva nello stesso giorno espresso il fermo proposito di partecipare alla cena aziendale di Natale pur essendo per allora in congedo maternità e quasi in sala parto!
Dio mio in che incubo sono capitata? Dove ho sbagliato a svoltare? Mi sento come in quel film dove la coppia di borghesi ingioiellati che sta andando a cena da amici sbaglia uscita dell'autostrada e si trova nel ghetto nero di Los Angeles. Aiuto!
 
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