paola cassone
romanzi
racconti
collezioni di racconti
collezioni di racconti
diario  
comprami  
scrivimi  
2002

12 02 2002 misselijk

Certo che la gravidanza serve più di tutti i corsi full immersion che ho fatto per imparare l’olandese. Da quando sono incinta imparo circa tre parole nuove al giorno, quelle di oggi sono misselijk, onbeleefd e la terza non la riporto perchè è volgarissima. Misselijk vuol dire avere la nausea. Prima di oggi la nausea l’ho avuta solo 2 volte: la prima in Nuova Zelanda, nella barca che ci ha portato a vedere orche e delfini e la seconda in aereo durante l’atterraggio ad Amsterdam. Al tempo avevo attribuito entrambi gli episodi alle condizioni deprecabili al contorno: la barca puzzava di petrolio e vomito, in aereo abbiamo ballato per mezz’ora tra continui vuoti d’aria. Da un paio di settimane invece provo una sensazione alternata di vuoto allo stomaco seguita da una sensazione di ingozzamento: non è proprio nausea, ci si avvicina ma ci si può convivere. Stamattina invece ho avuto la mia prima autentica nausea da gravidanza e naturalmente ho dovuto farmela passare senza battere ciglio perchè ero in riunione con capo, cliente e colleghi misti e nessuno sa niente. E’ stata tutta colpa di quel (terza parola) del cliente che per essere il padrone della fabbrica di birra più antica del Limburg è veramente un gran cafone (onbeleefd). Immaginate la scena. Io già con lo stomaco in subbuglio dopo 2 ore di macchina entro nella sala riunioni dove troneggia un gigantesco portacenere, un tagliasigari e una scatola di avana, quelli da mezzo chilo l’uno. Entra il padrone della birreria, sui cinquanta plus portati bene (mai lavorato un giorno in vita sua ovviamente) si siede e ci dice “Non vi fate scrupoli eh? Qui potete fumare quanto volete.” Al che segue un sorrisino tirato da parte di tutti noi, il mio capo biascica “Grazie ma non fumo.”, segue un coro di “Neanch’io.” Il (terza parola) padrone non fa una piega, accavalla le gambe, tira fuori un sigaro dalla scatola, lo taglia e lo accende. Erano le nove e quarantacinque minuti.
Alle tredici e venti minuti - con in corpo solo tre tazze di the e un’acqua minerale - lui era al secondo sigaro, io stavo tirando gli ultimi. Per neutralizzare la sensazione di vuoto allo stomaco devo mangiare più o meno ogni ora (e il cibo mi scatena la sensazione di ingozzamento, è un circolo vizioso ...) e adesso so che cosa succede se non lo faccio: mi viene la nausea vera. Il fumo del sigaro non fa altro che esasperare la situazione e il fatto di essere costretta a rimanere seduta per tre ore e mezza senza nemmeno poter andare alla toilette è la classica ciliegina sulla torta. Ad un certo punto della riunione il mio capo mi ha dovuto dare un piccolo calcio nelle caviglie per farmi smettere di grattare la penna con il pollice, un tic che non mi ero accorta nemmeno di aver sviluppato tanto ero fuori.
Alle tredici e cinquanta minuti il padrone ha dichiarato sciolta la seduta e ci ha invitato tutti a mangiare con lui. Dove? Ma naturalmente nella sua birreria, posto di cui va estremamente orgoglioso perchè come la sua fabbrica è la birreria più antica del Limburg. Ovvero tre secoli di vomito di birra, sputi e tabacco incrostati alle assi. Il menù? Sano pasto da minatori e contadini, la cosa più leggera sono le patatine fritte. E naturalmente tutti devono bere la sua birra, nella varietà per veri intenditori (= con la più alta gradazione alcolica), che arriva in calici da mezzo litro. Sto morendo di fame e di nausea ma ordino una minestrina in brodo miracolosamente nascosta tra le pieghe di unto del menù dichiarando che non ho appetito e rifiuto di bere più di un sorso di birra con la scusa che devo guidare. Il padrone continuerà a fumare il suo (terza parola) sigaro per tutto il pranzo.
Finalmente usciamo dalla birreria e l’aria frizzante di febbraio mi dà alla testa tanto che a momenti finisco sotto un TIR che appare nel mio campo visivo solo un secondo prima che il padrone mi tiri in salvo sul marciapiede. E’ solo per questo prontissimo atto che mi (ci) salva la vita che non gli dico quello che penso di lui e lo perdono per quello che mi ha fatto soffrire.
In macchina apro il finestrino e guido a finestrino aperto fino al confine col Brabant, incurante della temperatura esterna che tira ai 3°. Se penso che molte donne hanno la nausea ogni giorno per i primi 3 mesi mi tremano le gambe.
 
torna su
« precedente     successivo »  
 
| design&development: Artdisk