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2002

15 12 2002 misconceptions

Ragazzi ce l'ho fatta: sono di nuovo online, la casa è uno schianto, siamo in bolletta sparata ma ne è valsa la pena. Matteo sta benone e cresce, giovedì ha fatto le sue prime vaccinazioni povero angelo, ha avuto 38,5 di febbre tutto il pomeriggio ma si è comportato benissimo e ha pianto pochissimo. Ci avevano predetto una notte agitata e l'uso di supposte di paracetamol ma invece il piccolo ha dormito e mangiato come al solito. Un angelo, anche se ogni mattina sabato e domenica incluse si sveglia tra le 7 e le 8 e vuole giocare ... siamo distrutti dal sonno ma ci si abitua a tutto.
Per Natale mi sono regalata un libro di Naomi Wolf, femminista americana rampante, che si intitola Misconceptions e che parla dell’esperienza della gravidanza e della nascita da parte di una serie di donne cosiddette evolute ed in carriera.
Avrei dovuto regalaremelo per lo scorso Natale.
Tutto quello che ci sta dentro è tragicamente vero: mi sono riconosciuta in ogni pagina, dalla prima nausea all’ultimo cambio di pannolini. Ma ormai è troppo tardi, al massimo posso cercare di non peggiorare la situazione e di farmi forza per salvaguardare i miei diritti post-natali, tra cui quello che non debba essere sempre io ad alzarmi di notte quando Matteo piange, o che non debba essere sempre io quella che a) fa i mestieri b) cucina c) sta dietro al pargolo. Dovrebbe essere agevole da gennaio in poi perchè tornando a lavorare cade anche l’ultima disparità tra me e il mio co-procreatore, ma temo che qui ci sia in ballo molto più del semplice congedo maternità.
Tutto comincia col fatto che tu ti sei portata dentro tuo figlio per 9 mesi, il co-procreatore no. Quando nasce tu sei al settimo cielo perchè riconosci tutti i suoi movimenti e le sue abitudini di quando era dentro di te e cominci subito a darti da fare per rassicurare la disorientata creatura che anche fuori dalla pancia si può sopravvivere, il co-procreatore si vede confrontato con un ET di cui non riconosce nulla e con cui non sa come comunicare. Nei giorni immediatamente successivi alla nascita tu vivi in simbiosi con tuo figlio (non solo te lo prescrivono per il bonding, ma è assolutamente impossibile fare altrimenti) e in capo ad un paio di settimane riconosci e sai gestire i diversi tipi di pianto e di mimica facciale, il co-procreatore deve tornare a lavorare e di notte dorme in un’altra stanza (senno’ non riuscirebbe a dormire) e in capo ad un paio di settimane non solo rischi che tuo figlio pianga ogni volta che il co-procreatore lo prende in braccio ma la distanza emotiva tra voi due nei confronti di vostro figlio è abissale. Tu corri appena senti un vagito, lui lo lascia urlare fino alle convulsioni perchè secondo lui sta facendo i capricci. Tu lo copri amorevolmente con la copertina anche solo per portarlo da una stanza all’altra, lui apre le finestre per arieggiare la camera incurante del fatto che il pupo ha scalciato via la copertina e sta dormendo senza calze. E per qualche strano e tacito accordo, tu diventi responsabile del pupo, il co-procreatore un assistente volontario (nel senso che aiuta solo quando ha voglia). Lui non trova strano che tu debba rimanere a casa a badare al pupo mentre lui segue le sue normali attività (martedì sera musica con la band, mercoledì corso di italiano, domenica jogging con Marion) e prova disappunto nel constatare che non si riesce più ad andare al cinema o al ristorante insieme. Fortunatamente quando il pupo piange di notte si sveglia anche lui e quindi condivide con te la stanchezza cronica, ma 9 volte su 10 il pannolino sporco lo cambi tu, il biberon lo riscaldi tu e 10 volte su 10 allatti tu, giorno e notte. Solo per questo ci sarebbe da rifiutarsi di allattare al seno, ma tu che ti sei portata dentro la creatura per nove mesi e hai partorito con dolore non ce la fai a negargli nemmeno una goccia di latte, nemmeno se è la terza volta che si attacca al seno in una notte e nemmeno se stai piangendo dal dolore delle ragadi. E il co-procreatore si gira dall’altra parte e continua a dormire (cerca di).
Per questo sono assolutamente d’accordo con la Naomi quando propone una petizione per concedere lo stesso trattamento di congedo maternità al padre oltre che alla madre. Ci sono almeno tre buone ragioni per cui questo deve avvenire:
1. Pratica: la gestione di un neonato è estenuante e nessuna donna ce la può fare da sola senza entrare in depressione e/o abbruttirsi. In certi giorni arrivavo a sera senza aver mangiato e senza essermi lavata, in altri giorni appena il vikingo varcava la soglia gli piantavo il pargolo urlante in braccio e andavo a sfogare la mia frustrazione sulla cena mezza cruda e mezza bruciata che mi guardava mestamente dai fornelli.
2. Emotiva: il bonding con il padre diventa un’impresa disperata se questi non passa almeno la metà del giorno a stretto contatto con il figlio nelle prime settimane di vita. Quando il vikingo è tornato al talamo coniugale il venerdì dopo la nascita, Matteo lo ha accolto con un pianto disperato, calci, pugni e ha tentato di gattonare verso di me. Potete immaginare lo sgomento mio e del vikingo finchè grazie al mio intuito femminil-materno non mi è stato chiaro che Matteo non riconosceva suo padre, avendolo visto solo nei primi 2 giorni e poi più. Avete visto tutti le amorevoli foto di noi 3 abbracciati a letto, beh, quella è stata la mia mossa tattica per risolvere la drammatica situazione. Matteo ha dormito strategicamente tra noi due per tutto il weekend, è stato cambiato e lavato esclusivamente dal vikingo in mia presenza, quando aveva fame costringevo il vikingo a prelevarlo dalla culla e a portarmelo fin sotto la mammella per creare la connessione cibo-papà. Appena il vikingo è tornato a lavorare (e quindi a dormire nella stanza degli ospiti) il pargolo è stato avvolto nelle magliette usate del padre per non dimenticarne l’odore. La strategia ha funzionato e il venerdì successivo Matteo ha accolto il rientro del padre nel talamo senza protestare. Le aspiranti madri prendano nota.
3. Politico-sociale: se per ogni maternità sia il padre che la madre hanno diritto a 6 mesi di congedo sparisce automaticamente la discriminazione sul posto di lavoro tale per cui in fase di assunzione ad una donna in età fertile viene sempre preferito un uomo. Se questo comporta una riduzione di stipendio per gli uomini meglio ancora, così si rendono finalmente conto di quanto veniamo discriminate per il solo fatto di essere a rischio gravidanza.
Senza contare che solo così gli uomini si responsabilizzeranno nei confronti della loro progenie, nel giro di una generazione la depressione post-parto sarà estinta come il vaiolo e non avremo più bisogno di negoziare il nostro diritto ad avere una vita normale anche dopo la nascita come invece siamo costrette a fare oggi continuamente, col risultato che, per stanchezza, alla fine ce la pigliamo in quel posto noi e rimaniamo a casa col pupo mentre i nostri uomini sono allegramente al bar con gli amici. Credo che il vikingo, per il solo fatto di essere olandese, sia geneticamente molto ma molto meno maschilista dell’italiano medio, ma perfino lui è caduto nel clichè e con grande candore mi ha detto un sabato non lontano "Stasera i nostri amici si trovano a bere una cosa alla birreria qui all’angolo. Pensavo di andarci con Midori" (una nostra amica giapponese in visita per il weekend). L’implicazione era che io sarei rimasta a casa col pupo. Credo di aver avuto la madre di tutte le crisi isteriche e ho sibilato "Da quando Midori è diventata tua moglie e io la balia?". Midori si è letteralmente dileguata ed è ricomparsa guardinga e nervosissima solo all’ora di cena. Il vikingo ha dovuto sudare sette camicie per ricucire lo strappo, ma in birreria con Midori ci è andato comunque (razionalmente mica si può costringere un’ospite a passare tutto sabato sera con te e il pupo davanti alla TV) mentre io sono andata a passare la serata a casa di altri amici col pupo. E questo è assolutamente IL MASSIMO del compromesso a cui siamo riusciti ad arrivare.
E’ tutta in salita, cazzo.
 
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