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2002

03 08 2002 prove generali

Giuro che non l’ho fatto apposta. Ieri pomeriggio stavo allegramente rientrando da una proficua sessione di spese in centro col mio bel borsone carico di nuove lenzuola comperate in saldo e cioccolatini della pasticceria belga quando mi è saltato il ticchio di andare a visitare un negozietto afro che saranno almeno sei mesi che ogni volta che ci passo davanti dico ‘uno di questi giorni devo proprio andarci a dare un’occhiata’. Ero in bici, quindi appoggio piedino sx per terra, guardo alle mie spalle: nessuno, guardo davanti: nessuno, rimetto piedino su pedale e attraverso la strada. Due secondi dopo ero per terra in un groviglio di biciclette, lenzuola e cioccolatini. Magari saranno stati dieci secondi dopo e magari il fatto di essere tremendamente lenta nel fare qualsiasi movimento mi ha impedito di accorgermi che dall’altra parte della strada stava arrivando una bicicletta a tutta birra. Fatto sta che io non ho visto lei, lei non ha visto me e a parte i cioccolatini che sono finiti metà per terra e metà sulla mia gamba creando un grazioso effetto screziato-gore, la conducente dell’altra bicicletta non si è fatta niente, la ruota davanti della mia bici è da buttare, il mio ginocchio destro è contuso e il manubrio della mia bici mi è finito in pancia. Ecco.
E’ successo così.
E mentre i passanti si affollavano intorno a me, gentilissimi, e mi facevano rialzare, mi raccoglievano cioccolatini, lenzuola e bicicletta e mi chiedevano come stavo io pensavo solo ed unicamente ad una cosa: il bambino.
Lo sentivo muovere per cui era ancora vivo, ma … in che condizioni? Il manubrio mi aveva preso sotto il pancione e non di punta per cui non sentivo neanche dolore, ma … fino a quando? Il ginocchio cominciava giusto ora a farmi male, capirai, botta direttamente sulla rotula. Ora che la botta della pancia mi arriva all’osso del bacino facciamo sera, ma … CHE ALTRO è stato toccato? La faccio breve anche se quei cinque minuti seduta sul marciapiede mi sono sembrati cinque ore, mi sono rialzata, ho constatato che non c’era niente di rotto, ho legato la bici ad un albero, mi sono caricata il borsone in spalla e sono tornata a casa a piedi, cercando di respirare profondamente e di stare all’erta a qualsiasi reazione in zona pancia. Tutto bene. A casa mi sono lavata, mi sono tastata ben bene e ho cercato di rilassarmi. A parte il ginocchio che adesso mi faceva un male cane stavo bene e il pupo si muoveva ancora, ma (mi sembrava) sempre meno e sempre più debolmente. Dopo mezz’ora mi sono convinta che era il caso di chiamare la levatrice sul numero d’emergenza, anche a costo di sentirmi dire che era una cazzata e di non farlo mai più. Invece la levatrice si è fiondata in macchina secondo me ancora col telefonino attaccato all’orecchia e 5 minuti dopo suonava alla mia porta. Da quel momento sono entrata nel mitico circuito medico olandese che o io ci ho un culo della madonna o funziona veramente da dio. Dunque, la levatrice ha subito verificato il battito del cuore del pupo con un apparecchietto portatile, dopodichè mi ha misurato la pressione e ha tastato la pancia per sentire se ci fossero bozzi sospetti. Poi ha detto che secondo lei andava tutto bene ma si sarebbe sentita più tranquilla se mi fossi fatta fare un monitoraggio e un ecografia in ospedale. Quindi ha proceduto a telefonare al mio ospedale preferito (quello dove voglio andare a partorire) e nonostante fossero già le 17 di venerdì le hanno confermato che potevo andare direttamente alle sale parto. Dopodichè la levatrice mi ha ingiunto di stare buona, aspettare il rientro del mio partner e di farmi accompagnare da lui e se ne è tornata a casa sua. Così quando il povero vikingo è arrivato a casa invece che trovare la cena pronta ha trovato me in tenuta da viaggio col valigino da ospedale in una mano e le chiavi della macchina nell’altra, frastornatissimo mi ha portato in ospedale sorbendosi il racconto del mio incidente strada facendo.
In ospedale è bastato che dicessi il mio nome e tutti sapevano già tutto: un’infermiera gentilissima e premurosa mi ha detto ‘signora venga, la stavamo aspettando!’ e mi ha portato in una sala parto enorme, smagliante di pulizia, dotata di ogni possibile comfort dalla poltrona ergonomica Stokke (€700 a listino) per il partner allo stereo per il relax, mi ha attaccato alle macchine di monitoraggio, mi ha preso un campione di sangue e ci ha offerto da bere, poi è arrivata la ginecologa, ancor più gentile, che mi ha fatto l’ecografia e mi ha detto che sperava di non rivedermi più altrimenti voleva dire che c’erano complicazioni. Infine è tornata l’infermiera a staccare le macchine e mi ha detto che secondo l’eco e il monitoraggio andava tutto bene ma che la procedura standard in caso di incidente prevedeva di tenere i pazienti in ossevazione 24 ore perchè nelle prime 24 ore si potevano sempre sviluppare complicazioni, inoltre l’esame del sangue sarebbe venuto pronto la mattina dopo e non volevano rischiare di lasciarmi andare a casa e poi scoprire che c’era una ‘contaminazione’ di sangue del pupo col mio (o viceversa) tale per cui sarebbe stato necessario intervenire d’urgenza. Alla mia reazione attonita mi ha detto ‘Non te lo aspettavi? Beh, considera che quello che porti in pancia è molto importante, non possiamo permetterci di rischiare, ti pare?’ L’avrei baciata!
Così alle 19:30 mi sono trovata in una camera da 4 (di cui solo 1 altro letto era occupato) nel reparto ginecologia dove un’altra energica e gioviale infermiera in hot pants (!!!) che nel frattempo era già stata informata di tutto (Quando? Da chi?) si è presa subito cura di me, misurandomi pressione e temperatura, fornendomi cena, telefono, TV, camomilla e coccole. Ha voluto sapere che cosa mi era successo e mi ha consolato dicendo che magari mi facevano uscire prima di mezzogiorno e facevo ancora in tempo ad andare al mercato del sabato. Il vikingo esausto era tornato a casa a farsi la doccia e mangiare qualcosa ed è ritornato a darmi la buonanotte: in ospedale il partner del degente ha diritto a stare in stanza tutto il giorno (dalle 6 alle 23) e a mangiare al ristorante del personale se vuole, il personale lo riconosce subito e lo saluta per nome dopo le prime presentazioni.
La mattina dopo sveglia con colazione alle 7, controlli vari fino alle 9 poi è arrivato il dottore di turno alle 10 che mi ha confermato di aspettare buona e calma il risultato degli esami del sangue e comunque di stare a letto a riposare fino alle 16. Quando l’infermiera ha notato che stavo cominciando a diventare impaziente perchè oggettivamente stavo benissimo, il monitoraggio era positivo e non c’era la minima traccia di complicazioni (perdite, ecchimosi, dolori o doglie) si è premurata di chiamare il laboratorio di analisi e di chiedere di essere richiamata non appena i benedetti esami del sangue fossero pronti. Alle 15:42 è tornata da me con un sorrisone smagliante e mi ha comunicato che i risultati erano negativi e che potevo tornarmene a casa. Mi ha fatto tanti auguri e quando le ho detto che era mia intenzione tornare a partorire lì mi ha detto ‘che bello, allora ci vediamo presto!’
Insomma, se penso alla qualità non dico degli ospedali pubblici italiani ma delle cliniche private gestite da quelle troie delle suore in cui mi è toccato stare per l’appendicite pagando fior di soldi per essere trattata a pesci in faccia mi vien da dire che l’autore di Onder Hollanders dovrebbe rivedere il capitolo salute in Olanda dopo essersi fatto un giro al Fatebenefratelli!
Nello scompiglio generale l’esperienza è stata talmente positiva che adesso guardo al parto non dico con fremente impazienza ma con una serenità che fino a pochi giorni fa non avevo certo. Perfino il vikingo ha notato che le 24 ore in ospedale hanno giovato sia al mio umore che al mio aspetto e ha commentato che almeno grazie a questo incidente ho potuto fare quello che lui mi prega di fare da mesi: riposare per un giorno come si addice alle puerpere invece che andarmene in giro a fare spese e pulizie come una pazza. Le spese e le pulizie del sabato poverino se le è dovute fare tutte lui ed era distrutto, ma questo fa parte di tutt’altro discorso …
 
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