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2002

22 07 2002 te lo dò io il burnout!

Qualche mese fa vi avevo comunicato la improvvisa dipartita di una nostra collega causa 'burnout'. Tre settimane fa è dipartita un'altra gentile manager rampante trentenne con la stessa diagnosi.
Ora, io sarò probabilmente una pellaccia durissima, ma nei miei 20 anni di militanza nel magico mondo dei media non ho mai avuto un burnout neppure sotto la Monti, Fronzoni e la Vergani, che voglio dire, trovatemi dei capi peggiori! Da brava donna in carriera ho lavorato mediamente 10-12 ore al giorno, spesso e volentieri anche nei weekend, mi sono smazzata miglialia di viaggi aerei alle ore più bieche del giorno e della notte, ho mangiato parecchia merda e ho smazzato parecchie grane da colpo apoplettico col cellulare incollato all'orecchio in vacanza, a Natale a Pasqua e in tutte le feste comandate. Insomma non mi pare certo di aver avuto un lavoro di tutto riposo. Ho avuto certo i miei bei momenti di crisi con tanto di gastriti, pieliti, perfino depressione cronica che mi sono smazzata extralavoro per un anno a 55 euro + IVA all'ora con una strizza che adesso festeggia l'acquisto della sua seconda villa in campagna grazie a me ma non ho mai fatto un giorno di malattia a causa di questo - malattie psicosomatiche a parte naturalmente, ma anche così il mio massimo è stato 10 giorni nel 1996 in occasione della mia prima pielite, poi sono andata a lavorare piegata in due con gli antibiotici dietro.
Sempre in 20 anni di onorata carriera in Italia, Francia, Inghilterra e Belgio ho visto solo 3 persone dare fuori di matto, una da ricovero annunciato in clinica psichiatrica per cazzi suoi di lunga data (credo non ne sia mai più uscita tralaltro poveretta), una per abuso di stupefacenti (ed era un creativo quindi secondo me non conta) e la terza unico genuino caso di burnout da lavoro un giorno in piena riunione ha mandato a cagare il cliente (che se lo meritava ampiamente da almeno 10 anni) e se ne è tornata a casa col primo aereo. Una grande. Tutti noi! Con la liquidazione si è aperta un negozio di inutilaggini costosissime in centro a Milano e per quello che ne so appena uscita dal mondo della pubblicità è stata benone.
Ora dico, credo di aver avuto una discreta esperienza dello stress da lavoro no? Bene, da quando sono qui mi sembra di stare a Disneyland, perchè mi pagano (poco, ma non meno di quanto mi pagava la Monti) per sì e no 8 ore di lavoro al giorno e non ho dovuto mai lavorare 1 weekend. Gli straordinari che ho fatto erano davvero emergenze, mai più di un paio di volte all'anno, e sono stati prontamente recuperati con cazzeggio intensivo alla prima occasione. Settimana scorsa ho avuto la mia valutazione intermedia e ne sono uscita con i complimenti del capo (nero su bianco e controfirmati) perchè nonostante lavori all'80% di tempo tutto funziona perfettamente come quando lavoravo full time (e me la piglio davvero comoda trovando perfino il tempo di cazzeggiare, ma questo non lo vado certo a sbandierare).
Quindi mi chiedo, come mai due aspiranti donne in carriera trentenni, non incinte, madrelingua e perfettamente integrate nella parte giusta della società olandese hanno dato forfait all'unisono e non sono in condizioni di lavorare? Quale comune denominatore hanno? La prima era già psicolabile di suo, viene da una famiglia da incubo (genitori separati, madre bulimico-depressa, padre alcolizzato, doppio tentativo di suicidio), è stata per anni con un disgraziato farabutto che l'ha mollata il 24 dicembre (lei già vestita per andare alla cena dei parenti) perchè dopo averla spremuta ben bene si era stufato del giochino quindi posso ancora capire e accetto la diagnosi diplomaticamente, tra di noi sappiamo che non si tratta di burnout ma di ben altri e più profondi problemi psichiatrici. La seconda invece ha una famiglia standard, un fidanzato modello, una casa da schianto che è stata recentemente fotografata da AD, soldi certo non le mancano, status aziendale consolidatissimo e ripeto, farsi venire lo stress da lavoro qui è più difficile che affogare sotto la doccia. Quindi? Non saranno un po' delicati 'sti olandesi che si mettono in malattia appena il fidanzato li molla (3 casi) o al primo scazzo col direttore? Non si aspettano un po' troppo dalla vita forse? Che cosa pensano che sia lavorare nel media? O lavorare in assoluto, mi viene da pensare. Non è che ci hanno tutti una bella crisi di crescita? In fin dei conti non tutti sono in grado di fare il megamanager a 30 anni, se fosse facile saremmo tutti direttori generali e sarà mica un caso che io conosco solo 1 direttore generale sotto i 40 che non è ancora stato silurato e affondato contro le n meteore che manco mi ricordo come si chiamano (non ne vale la pena, durano troppo poco).
Io li manderei tutti a farsi un bel 6 mesi di stage nelle agenzie milanesi poi ne riparliamo!
 
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