paola cassone
romanzi
racconti
collezioni di racconti
collezioni di racconti
diario  
comprami  
scrivimi  
2008

09 05 2008 paradise island

Scrivo dalla camera 201 dell’Hotel Regina Palace di Ischia-Porto, con vista sulla pineta di Calise, immersa nel profumo di pino marittimo, limoni, fiori d’arancio e pane appena sfornato, cullata dal cinguettio degli uccellini e dai rombi lontani delle vespe e delle smart che affollano questo paradiso terrestre ancora inspiegabilmente identico a 30 anni fa.
Anzi, meglio di 30 anni fa, perché nel frattempo le infrastrutture necessarie per il trasporto e la depurazione dell’acqua sono state costruite, i rifiuti vengono differenziati ed eliminati nella centrale piú all’avanguardia del sud Italia, i servizi pubblici sono stati ampliati e regolamentati e il livello di igiene e sicurezza generale – giá notevolmente elevato - é percettibilmente aumentato.
In un cielo azzurro cobalto, il sole é stato intenso e onnipresente - salvo un acquazzino di 10 minuti lunedí sera, salutato con grande meraviglia dalla popolazione; le temperature si sono mantenute stabilmente sopra 22°, la temperatura dell’acqua nelle piscine termali pure, la gastronomia é da schianto e la gentile efficienza dei locali come sempre proverbiale.
Insomma, ho ritrovato il luogo della memoria immutato fino nei piú minuscoli dettagli, compresi i prezzi astronomici per qualunque genere di conforto, che peró pago con il sorriso sulle labbra perché vuoi mettere un vero espresso napoletano sotto gli aranci di Calise contro il cappuccino imbevibile della stazione di Utrecht? E chissenefrega che una settimana al Club Med (quello vero) ci sarebbe costata la metá: manco dalla mia isola preferita dal 2003 e mi devo rifare in una settimana di 5 anni di nostalgia cumulata.
Quest’anno avevo una ragione in piú per tornare. Ho promesso a me stessa che dal 2011 vengo a vivere qui: mi restano due anni, sette mesi e venti giorni per organizzare il trasloco. Ho perció parlato con i locali in questo senso e mi é stato confermato quello che piú o meno mi aspettavo, ovvero:
1. 80% della popolazione residente (56.000) lavora nel settore horeca e turismo;
2. la stagione turistica va da aprile a ottobre (quando va bene), nel resto dell’anno non c’é lavoro per nessuno tranne idraulici, elettricisti, falegnami, piastrellisti e muratori che si occupano del restauro di alberghi e infrastrutture – tanto é vero che la maggior parte degli impiegati in inverno emigra nei centri sciistici alpini;
3. senza qualifiche a prova di bomba non trovi lavoro stagionale, oppure inizi da apprendista con stipendio netto da 700 euro.
Quindi l’unica possibilitá reale che ho di trasferirmi qui, almeno per la stagione turistica, é di riuscire in qualche modo a diventare intermediario per la promozione di Ischia come destinazione turistica in Olanda. E’ stato infatti oggetto di continua meraviglia per me constatare che in Olanda non si riesca in nessun modo a prenotare un viaggio o albergo a Ischia. I tour operators olandesi ne ignorano completamente l’esistenza, nessuna rivista di lifestyle o di viaggi la ha mai recensita, nemmeno nei rari articoli su Capri e la riviera amalfitana. E dire che l’Italia è una delle destinazioni preferite degli olandesi: a parte i classici Toscana e Laghi, gli agriturismi delle Marche sono terribilmente trendy! E’vero anche che le Marche sono ancora molto selvatiche e rozze, quindi - secondo la mia nuova teoria - molto adeguate alla mentalitá calvinista olandese, mentre Ischia rappresenta per l’olandese medio una Sodoma e Gomorra della dolce vita e quindi molto meno proponibile.
Comunque intravedo confusamente un’opportunitá di mercato da sfruttare se solo sapessi da che parte incominciare. Un importante particolare che non ho citato è infatti il seguente. L’economia ischitana si regge dal dopoguerra sui soggiorni termali dei tedeschi in pensione, tanto che è l’unica località italiana interamente bilingue oltre l’Alto Adige e – come in Alto Adige - i turisti italiani vengono garbatamente considerati una razza inferiore, in particolare i napoletani, per i quali gli ischitani hanno un aperto disprezzo.
Ma dal 2000 la mutua tedesca non passa più le cure termali fuori Germania e l’intero gettito teutonico è crollato. Una serie di alberghi sono stati chiusi e successivamente rilevati da un paio di potenti famiglie che li stanno ristrutturando e cercano di rilanciare l’isola come meta turistica di lusso alla stregua di Capri e Cortina. Impresa non facile e infatti gli ischitani hanno dovuto abbandonare il loro atteggiamento schifiltoso nei confronti dei non ariani e accogliere perfino i nuovi ricchi dell’est. Timidamente appaiono menù e depliants con caratteri cirillici e i camerieri mostrano facce silenziosamente sofferenti davanti all’abissale cafoneria della nuova clientela. Secondo me i tempi sono maturi per l’apertura di Ischia al popolo di Tulipland, che se non altro è più civile degli slavi.
 
Grattacapi esistenziali a parte, abbiamo passato una settimana incantevole, con gite al castello aragonese e ai giardini termali Poseidon e passeggiate per le strade della memoria, dal succitato Calise alla pizzeria da Ciro in corso Roma, all’hotel Aragona al porto, alla Reggia e allo stabilimento balneare militare. Il vikingo ha fatto il giro dell’isola - monte Epomeo compreso - in mountain bike e perfino Matteo – nonostante l’endemica carenza di bambini che é da sempre la simpatica caratteristica isolana - si é divertito al punto da dirmi stamattina ‘peccato che domani partiamo, é cosí bello qui. Mi piace tutto.’ Se avessi ancora avuto un dubbio residuo sul mio destino futuro questa frase lo ha definitvamente affossato.
 
torna su
« precedente     successivo »  
 
| design&development: Artdisk