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2008

19 12 2008 verbouwing – seconda parte

Sta cominciando a diventare una tradizione che mentre il mondo cristiano tira fuori dagli scatoloni le palle per l’albero di natale e le statuine per il presepio, in casa nostra si imbiancano pareti, si allacciano prese elettriche e si trapanano muri. L’anno scorso ho trionfalmente concluso i lavori di ristrutturazione della cucina il 9 dicembre imbiancando, sigillando ed installando personalmente le mascherine sulle prese elettriche. Quest’anno arriveremo al 24 dicembre con il falegname in casa, tanto che ho perfino pensato di invitarlo a cena o fargli fare Giuseppe nel presepio vivente. Ho sfiorato il divorzio anche questa volta ma ormai sia io che il vikingo siamo rodati sulle dinamiche di coppia durante le ristrutturazioni e superiamo le periodiche crisi senza troppi danni permanenti. Riusciamo perfino a riderci sopra, il che é un bel passo avanti rispetto all’anno scorso.
Ma procediamo con ordine. La prima crisi (vedi 16 11 2008) si é risolta da sola quando il vikingo si é reso conto che aveva largamente sottostimato il quantitativo di rifiuti e lo sforzo logistico correlato. Con la coda tra le gambe mi ha comunicato di aver ordinato il container da 6 metri cubi, che é puntualmente arrivato e giá trabocca, tanto che speriamo di non doverne ordinare un secondo. Dall’arrivo del container a mercoledí scorso tutto é andato secondo copione: muratore, elettricista e stuccatore hanno fatto un ottimo lavoro e soprattutto in tempi decisamente record. Il 1 dicembre sera abbiamo acceso i deumidificatori e una settimana dopo i muri erano asciutti. Nel frattempo il falegname aveva costruito e installato la prima serie di armadi a muro. Insomma, il 9 dicembre tutto era pronto per posare il parquet, completare i lavori elettrici e installare i termosifoni (in quest’ordine), ma qui sono iniziati i primi imprevisti. Mi é stato comunicato che l’elettricista sarebbe venuto la settimana seguente e che il capomastro aspettava l’installazione dei termosifoni a cura dell’idraulico prima di iniziare la posa dei pavimenti. Fortunatamente la posa dei termosifoni era stata anticipata al 10 dicembre, quindi questo non era un problema, ma ho chiesto al capomastro delucidazioni in merito al ritardo dell’elettricista. Appurato che l’unico motivo del ritardo era l’imbiancatura delle pareti, ovviamente a carico nostro e di conseguenza pianificata per il weekend (testuali parole “cosí fate prima altrimenti dovete mettere il nastro isolante intorno alle prese e stare attenti a non sporcarle”), ho mantenuto un aplomb inglese di fronte al capomastro e ho scaricato la mia ira sul vikingo che aveva accettato la speciosa motivazione addotta. In fretta e furia l’elettricista é stato convocato per venerdí 12 dicembre e tutto sembrava girare di nuovo nel verso giusto.
Poi é arrivato l’idraulico.
Preciso che non ho niente contro la categoria e che non condivido l’opinione diffusa sull’onestá dei suoi membri. Constato solo che l’idraulico che ha fatto i lavori in casa mia é un delinquente e va denunciato alle autoritá competenti. Faró di tutto per fargli togliere la licenza (se esiste). E non intendo pagare il conto.
Mi fa male anche solo ricordare le nefandezze che questo individuo ha inflitto alle infrastrutture e suppellettili di casa mia, dimostrando un rispetto della proprietá altrui pari a quello di Attila. Cito solo gli highlights: ha utilizzato una sedia thonet autentica come scala per trapanare il soffitto e un asciugamano del mio corredo matrimoniale per asciugare il pavimento di parquet ‘accidentalmente’ allagato. Nelle operazioni di asciugatura ha rigato irreparabilmente il parquet, in quanto ovviamente si era guardato bene dal ripulire i detriti provocati dalla trapanatura del soffitto. Dopodiché, soddisfatto della sua opera, mi ha bevuto un intera confezione di Nespresso riserva speciale, prelevandolo direttamente dal mio armadietto di cucina, ovviamente senza chiedere alcun permesso. Il mio atteggiamento nei suoi confronti si é mantenuto gelidamente cortese fino alla scoperta del parquet allagato e rigato, con l’asciugamano appallottolato e buttato in un angolo. A quel punto ho dato fuori di matto. Le mie urla non sono servite a riparare i danni ma almeno hanno causato una frettolosa dipartita del delinquente con la coda tra le gambe e gli occhi bassi. Inutile dire che il mio umore per l’intera giornata é stato burrascoso. Mi sono calmata solo dopo aver ripulito tutta la casa ed essermi ampiamente sfogata col capomastro e col vikingo - che non c’entrava niente, ma a quel punto me la sarei presa anche col postino.
Il giorno dopo la casa era di nuovo immacolata e pronta a ricevere l’agognato parquet. Io ero ad Amsterdam e sono tornata tardi. Entrata in casa ho sentito l’ormai familiare sibilo dell’aspirapolvere e sono corsa in solaio. Che era nello stesso stato in cui lo avevo lasciato il giorno prima. L’unico progresso era stata l’aggiunta delle porte e delle persiane alle finestre – improvement di bassissima prioritá. Peggio ancora, era ancora invaso da enormi mucchi di masserizie, macchinari e materiali vari, tra cui spiccava per assenza il carico di parquet che sarebbe se non altro stato indice di un possibile inizio dei lavori di posa.
Dominando a fatica sgomento e ira ho chiesto delucidazioni al vikingo, il quale, probabilmente in preda a frustrazione e sconforto, ha emesso un’infelice combinazione di parole: “Oggi é arrivato l’addetto alle persiane e hanno dovuto mettere quelle: é stato un lavoro piú lungo e complesso del previsto. Poi il capomastro dice - e lo posso capire – che é meglio mettere il pavimento come ultima cosa, sicuramente dopo l’elettricista e l’imbiancatura.” Ringrazio il cielo che Matteo fosse due piani sotto, totalmente assorto nel suo nuovo gioco sul Nintendo, perché mi é salita una rabbia cieca, il sangue agli occhi e ho urlato come mai in vita mia: che tutti capivano tutto tranne le mie esigenze, che era un mese che sopportavo mandrie di barbari in scarponi sporchi e pessime maniere, che mi si prendeva in giro deliberatamente sul planning dei lavori e che l’unica ragione del ritardo era la volontá di questi barbari di rimanere nel caos primordiale. Ho continuato chiarendo che ero IO a pagare il capomastro per fare i lavori che volevo IO e non viceversa e che pretendevo un immediato svuotamento del MIO solaio dalla SUA immondizia altrimenti l’avrei tirata direttamente nel container dei rifiuti dall’abbaino testé installato. Ho aggiunto con un guizzo di ironia di cui ancora oggi mi stupisco “E come pretende che imbianchiamo le pareti se qui non si riesce nemmeno a passare? Buttiamo la vernice stile Jackson Pollock?” Ho concluso dicendo che mi stupivo che il mio intelligentissimo marito si lasciasse infinocchiare da un capomastro con l’IQ di una scimmia e che non si azzardasse mai piú a dire che capiva il capomastro invece di affannarsi a proclamare di capire me se voleva ancora sperare di ricevere favori coniugali dalla sottoscritta. Andasse altrimenti a incularsi il capomastro, vista la palese comunione di anime. Quest’ultima frase non ho osato dirla ad alta voce ma credo – come dice la Diana – che si leggesse come un telex nei miei occhi fiammeggianti.
Il vikingo é rimasto totalmente ammutolito dalla mia eruzione vulcanica, cosa che mi avrebbe irritato ancora di piú se fosse stato possibile. Visto che la sua reazione latitava, ho telefonato al capomastro e in parole misurate, staccando bene le sillabe, con un tono da raggio laser, ho lasciato un messaggio sulla sua segreteria telefonica. Non ricordo bene che cosa ho detto, ma ho concluso con “Non mi interessa sapere perché il lavoro non é stato fatto, esigo che venga fatto entro domani sera.”
Poi sono andata a buttar giú l’adrenalina in palestra, non senza prima aver sbattuto tutte le porte di casa, incluso lo sportello della lavatrice e della lavastoviglie. Prima di uscire ho sibilato al vikingo: “Ti consiglio di richiamare il capomastro e di farti dare un planning dettagliato dei lavori di domani. Se non lo fai tu lo faccio io quando torno e va a finire male.” Per farla brevissima, il giorno dopo al mio ritorno da Amsterdam la monnezza era sparita, il pavimento era stato posato e l’elettricista aveva installato tutte le mascherine a tempo record. Da allora tutto é tornato a girare per il verso giusto: gli scatoloni che invadevano salotto e camere da letto sono ritornati in solaio, la mia casa é finalmente pulita, non trovo piú impronte bianche di polvere sulla scala e granelli di sabbia sul parquet e se tutto va bene settimana prossima verranno montati scaffali e armadi a muro. Ho ingiunto al falegname di presentarsi solo se in possesso di tutti i pezzi necessari a completare il lavoro in giornata, altrimenti si rimanda al 2009 perché non sopporterei di avere due ondate di unni tra natale e capodanno.
Morale: con le buone maniere si ottiene tutto. Sei anni fa ho risolto analoghi problemi di ristrutturazione esattamente nello stesso modo: allora la telefonata l’ho fatta al padrone dell’impresa il quale si é incazzato col capomastro al posto mio e i lavori che stagnavano da due mesi sono stati completati nel giro di una settimana. Questa volta il capomastro é anche padrone dell’impresa, quindi ho dovuto incazzarmi direttamente io.
Ora io mi chiedo peró perché devo arrivare a questi estremi. E’ un nodo karmico che mi devo risolvere o é questo l’unico modo di interagire con la categoria?
Buon Natale.
 
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