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2008

10 10 2008 brooklyn, breukelen

Lo scorso weekend siamo stati nelle Ardenne per l’annuale weekend in compagnia di 7 amici del vikingo con la loro sempre piú numerosa famiglia. Alla partenza ero isterica dallo stress lavorativo e ho abusato verbalmente il povero vikingo chiedendogli come diavolo era potuto succedere che avessimo accettato ancora una volta di fare il weekend in stagione di strategie (dal 15 settembre al 24 dicembre; 80 ore di lavoro settimanali n.d.r.) e dichiarando che mai piú avrei partecipato a questa ignobile farsa, per poi repentinamente e schizofrenicamente trasformarmi in mammina cara appena Matteo é entrato in macchina. Durante il viaggio ho avuto modo di rilassarmi quel tanto che bastava per sopportare la vista delle mogli degli amici senza vomitare. Ero cosí distrutta che ho mangiato e bevuto le prime cose che mi sono capitate sottomano senza nemmeno tentare un minimo di conversazione prima del secondo bicchiere di vino. Al terzo bicchiere ero sufficientemente annebbiata per sorridere a destra e manca. Al quarto ed ultimo bicchiere sono andata a schiantarmi sul letto come il resto delle mogli, a loro volta stressate dal secondo giro di gravidanze.
Il mattino dopo Matteo si é alzato alle 7 ed é corso a giocare con gli altri figli primogeniti e qui ho cominciato ad apprezzare la funzione del vriendenweekend: ho potuto infatti dormire quasi indisturbata fino alle 10 e poi godermi il resto della giornata in santa pace, riuscendo perfino a leggere integralmente il zondagkrant (Sunday paper). In Olanda, come in tutti i paesi protestanti, i giornali non escono la domenica e ogni sabato ti viene recapitato un chilo di carta stampata comprendente almeno 6 sezioni e un supplemento illustrato. La lettura del zondagkrant a letto la domenica mattina (o pomeriggio) dopo una sana mezzoretta di ginnastica da camera é un lontano ricordo dei miei giorni da signorina e fidanzata. Potete quindi immaginare con che goduria mi sia immersa nell’odore dell’inchiostro e nel fruscio della carta.
E alla fine del viaggio nelle notizie di politica, economia, scienze, tecnologia, costume e spettacolo (senza trascurare viaggi e recensioni culturali), ho avuto un’epifania. Di colpo un migliaio di piccolissimi tasselli si sono incastrati e un puzzle che avevo in testa da quando sono qui si é risolto. Approfittando della moderna tecnologia ho controllato un paio di fatti su Wikipedia e ho avuto conferma delle mie elucubrazioni. Ragazze, tenetevi forte. La societá olandese é il nucleo duro e puro della societá statunitense! Ho vissuto a Manhattan per otto anni senza rendermene conto!
Cerco di procedere con ordine e faccio un brevissimo excursus nel diciassettesimo secolo. A quei tempi l’Olanda era una potentissima forza commerciale e possedeva la compagnia delle Indie orientali e occidentali, praticamente le prime multinazionali della storia.
Colonie olandesi esistono tutt’oggi nelle Antille e fino a pochissimo tempo fa in Indonesia e in Sudafrica. Ma a differenza di Inglesi, Francesi e Spagnoli, che quando colonizzavano ci andavano giú pesantissimi e si occupavano essenzialmente di annientare qualunque traccia di cultura locale, gli olandesi hanno sempre tenuto un profilo basso e si sono profondamente infiltrati nella cultura locale - in questo sicuramente aiutati dalla sfiga cronica nei conflitti con le altre potenze coloniali; di default gli olandesi colonizzavano un pezzo di Nuovo Mondo, poi arrivavano gli Inglesi e dicevano “Grazie per aver fatto le pulizie e adesso fuori dai coglioni.” Cosí colonie originalmente olandesi son passate alla storia come inglesi. Tutta questa bella digressione per arrivare al punto e cioé che, tra le tante colonie olandesi nel Nuovo Mondo, la meno famosa ma la piú spettacolare di tutte é sicuramente la Nieuw Nederland, che sarebbe piú o meno l’attuale costa orientale degli USA, dal Massachussetts al Delaware, con epicentro l’attuale stato di New York. La Nieuw Nederland é durata poco piú di cinquant’anni (gli inglesi l’hanno conquistata dopo ben tre guerre) ma il suo influsso sulla societá americana é tutt’ora enorme. Cominciamo con i nomi, ve ne dico un po’ a caso: Flushing Meadows, Hempstead, Gravesend, Bushwick, Harlem, Brooklyn, Nassau, Yonkers, Good Hope, Bronx, Roosevelt, Van Buren, Vanderbilt, Broadway, Staten Island, Wall Street, Bloomingdales. I nomi originali olandesi li trovate su Wikipedia, ma per me é stato fantastico scoprire che ‘yankee’, forse la parola piú americana di tutte, deriva dall’olandesissimo nome Jan-Kees! Per non parlare di Santa Claus che altri non é se non il celeberrimo Sinterklaas olandese. E concludo che i bimbi statunitensi mangiano le stesse pancakes (pannekoeken) che le madri olandesi preparano alla loro prole la domenica e che la versione americana di Halloween, malgrado il nome, assomiglia piú alla festa delle luci (Sint Maarten) olandese che all’Halloween inglese. Se andate a fare un viaggio nel New England e poi decidete di passare una settimana qui, a Haarlem, Breukelen o Bloemendaal, secondo me non notate la differenza. Le case hanno la stessa architettura e disposizione, i villaggi sono organizzati allo stesso modo e identici fino ai piú minimi dettagli. Se poi fate un giro tra gli Amish della Pennsylvania e venite poi nel Veluwe di nuovo vi sfido a fare il gioco delle differenze. E vi risparmio una miriade di altri dettagli che potreste apprezzare solo se come me ve li trovaste davanti tutti i giorni da otto anni a questa parte.
Ma arriviamo al dunque. Vi parlo da anni della bizzarra cultura calvinistico-capitalista olandese senza accorgermi che questa cultura non é altro che la versione originale della cultura puritano-arrivista americana! E come potrebbe essere altrimenti con un’economia costruita dai mercanti della compagnia delle Indie Occidentali che ha fondato Wall Street (Walstraat) e regole sociali ereditate da Van de Bilt e Van Buren che hanno costruito Manhattan (Nieuw Amsterdam). Non a caso le prime banche europee a crollare dopo le banche americane sono proprio quelle banche olandesi che hanno tutt’oggi fortissimi investimenti in suolo statunitense, investimenti che datano dai tempi del commercio degli schiavi e che oggi fanno fatica a lavarsi le mani dal sangue delle mine antiuomo. Le stesse entitá che con la mano sinistra regolavano il traffico schiavista e con la mano destra scrivevano nel documento di fondazione di Nieuw Amsterdam (1579) "everyone shall remain free in religion and that no one may be persecuted or investigated because of religion."
E quindi non c’é da stupirsi se gli stessi dilemmi che tormentano la societá americana sono anche il nostro pane quotidiano, dalla distruzione del ‘welfare state’ - che ha fatto salire alle stelle i costi della mutua peggiorandone allo stesso tempo la qualitá – fino alla privatizzazione selvaggia del settore pubblico che ha permesso alle ex ferrovie di stato di essere suddivise in due societá distinte per la logistica e le infrastrutture, per cui i nuovi treni superveloci (logistica) si scontrano a causa di sistemi di sicurezza obsoleti o marciano a 30 all’ora su binari inadeguati (infrastruttura). Il tutto condito in salsa democratica, nel piú completo rispetto della libertá individuale di andare a farsi fottere. Ma niente paura, per sempre piú stressati, disorientati e confusi cittadini di Oud Nederland c’é una robusta struttura di assistenza sociale. Ovviamente in orario di ufficio e nel rispetto delle precedenze, per cui ognuno ha il diritto-dovere di aspettare il suo turno e peccato se nel frattempo i genitori ammazzano i figli, i teenages si accoltellano, i disoccupati imbracciano il mitra e fan fuori una scolaresca e i vecchi cadono dalle scale e si rompono l’osso del collo. La lista delle disgrazie che potevano essere evitate se solo i servizi sociali avessero avuto tempo di dare retta alle segnalazioni fa gelare tutti i canali dell’Elfstedentocht.
Ma torniamo al mio weekend con gli amici del vikingo. Amici che – da perfetti olandesi – hanno dato sfoggio della deriva nella quale la societá americana si trova attualmente. Questi esemplari di DNA 100% yankee sono stati capaci di fare una discussione di due ore sulla lista della spesa per poi andarsene a spasso lasciando me sola a gestire l’approvvigionamento, il pagamento, il trasporto e la preparazione di un quantitativo di derrate alimentari non dissimile da quello di Amundsen per la spedizione al Polo, in nome del sacrosanto diritto al me-time del sabato pomeriggio. Le loro mogli hanno poi intavolato un’analoga discussione sull’opportunitá di organizzare un weekend femminile in beauty farm per ripigliarsi dallo stress lavorativo/puerperale senza raggiugere alcun accordo perché l’unica non-madre non ha voluto cedere nemmeno di un millimetro sulle sue posizioni, in nome del sacrosanto diritto all’autoaffermazione personale. Risultato: una cena molto spartana e ci teniamo tutte lo stress. Invece di incazzarmi questa volta sono stata molto zen, perché ho capito che sono di fronte al crollo del sogno americano e, dopo un frugale pranzo domenicale che avrebbe fatto impallidire anche i padri fondatori di Manhattan, ho comunicato al vikingo che desideravo tornare al piú presto nostro focolare domestico brabo-mediterraneo. Tornati a base ho comunicato al vikingo che avrei acconsentito a partecipare a successivi incontri con gli yankees in futuro solo per amore di Matteo (che oggettivamente si é divertito un mondo con i suoi amichetti), con rigorosa separazione dei beni e il minimo sindacale di interazione sociale. In quanto alla beauty farm, grazie al pragmatismo della comunitá italiana a Nijmegen, ho giá un appuntamento per il prossimo weekend.
 
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