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2008

08 09 2008 figli separati e madri seriali

Affronto un tema delicato, visto che il 99% dei miei lettori é al secondo o terzo giro matrimoniale, ma il dovere di cronaca e il mio cuore di madre me lo impone. Sono stati pubblicati recentemente sulla stampa olandese i risultati di una ricerca – non so bene da chi commissionata ma secondo me molto pilotata – secondo la quale i figli di genitori divorziati non sarebbero piú soggetti di altri a turbe psichiche o problemi comportamentali. Al contrario, figli di genitori che litigano in continuazione senza separarsi sono le vittime delle peggiori deviazioni psicosociali. Insomma, un inno al divorzio se mai ce ne fosse bisogno in un paese dove al primo disaccordo si disintegra un matrimonio di anni (ref: Jack e Marieke). Ammetto che i toni giornalistici non sono necessariamente obiettivi e che di fronte a mariti adulteri che abusano verbalmente, psicologicamente o fisicamente moglie e figli l’unica soluzione ragionevole sia il divorzio accompagnato da una robusta denuncia alla polizia locale, ma da qui a dire che i fligli di genitori separati stanno meglio degli altri c’é un abisso.
In classe di Matteo ci sono cinque bimbi di genitori che si sono separati negli ultimi due anni. Di uno ci si chiede perché i genitori siano mai stati sposati; l’unica attenuante é la verde etá della madre (27 anni) e la sua provenienza etnica (Turchia). Gli altri quattro, per contro, sono ariani calvinisti, divorziati nella piú totale discrezione, seguendo alla lettera le regole del galateo di Donna Letizia, tanto che Matteo é stato invitato con altri suoi otto compagni alla festa di compleanno di una bimba i cui genitori avevano giá le valigie pronte al piano di sopra: nulla nella festa, nei genitori o nella casa avrebbe potuto dare un’indicazione della situazione ad un osservatore esterno. Matteo gioca regolarmente con tutti costoro e io noto con orrore che da qualche mese le sue reazioni e i suoi discorsi a casa stanno assumendo una piega alquanto paranoica. Il vikingo ed io non possiamo piú permetterci un sano battibecco domestico, che so, su chi avrebbe dovuto svuotare la pattumiera o cazzate simili, perché Matteo comincia a piangere e ululare che non vuole che ci separiamo. Domanda allibita “perché mai pensi che ci separiamo?”, risposta freddamente logica “perché litigate sempre!”
Ora, anche volendo, ne’ io ne’ il vikingo abbiamo un carattere litigioso: in generale é difficile litigare con un flemmatico e io mi dimentico invariabilmente entro trenta secondi il motivo della mia incazzatura, quindi vi lascio immaginare a che tipo e quantitá di battibecchi il piccolo puó essere sottoposto. Non ci vuole uno psicologo infantile per capire che Matteo sta proiettando le turbe dei suoi compagni di classe. Per non dire di quando, out of the blue, comincia a farmi dei what if scenarios tipo “Ma se vi separate io dove vado a dormire?” oppure “Ma se vi separate dove rimangono i miei giocattoli?” o peggio ancora “Voglio che vi separate cosí almeno posso guardare la TV tutto il giorno!” e “Basta, mi hai stufato. Divorzio e vado a vivere da solo in un’altra casa!” Io rimango allibita e senza parole, perché che cosa puoi dire di fronte a questa valanga di ansia? Annaspo cercando un appiglio razionale in tanta follia, ma mentre il mio cervello esplora freneticamente codici comportamentali appropriati mi rendo conto che le riviste e i testi di puericultura che ho letto finora offrono consigli e terapie solo a chi si sta separando o si é separato, ma mai a chi é vittima riflessa delle separazioni altrui. Cosí mi spiego parzialmente i risultati della ricerca.
Tema correlato é la procreazione complusiva multipartner e qui esco dal terreno minato perché i miei lettori non praticano questo abominio, che infatti, per ragioni puramente religioso-culturali, tende ad essere una caratteristica degli strati sociali piú bassi e di quelli piú alti (vedi principesse con doveri dinastici) di cultura protestante. Non perché i cattolici siano migliori, ma perché il divorzio tra cattolici é molto meno facile che tra i protestanti e per fare figli con un secondo marito la moglie cattolica praticante deve passare dalla Sacra Rota. Non vi sto a ricordare la storia di Enrico VIII e delle sue sei mogli ma é grazie a lui se oggi l’intera area WASP é afflitta da questo crimine che per me sta appena sotto l’incesto, la pedofilia e lo stupro. Qui invece un’altra opportunistica ricerca ha assicurato l’opinione pubblica che i figli di padri diversi non subiscono grossi traumi purché affidati alla madre che assicura continuitá e stabilitá emotiva. Ora io dico solo che il ricercatore che ha osato fare una simile affermazione non ha mai conosciuto una di queste madri seriali.
Nella mia gioventú internazionale sono stata ospite (pagante) di due famiglie tedesche con madre pluriseparata e prole pluripadre. Si era nei trasgressivi anni settanta, dove era giá molto se sapevi chi era tuo padre; giá allora era un gran casino, tanto che ho opportunamente rimosso gli angoli piú scabrosi di quell’esperienza. Mi ricordo peró che le figlie (e io con loro) erano completamente abbandonate a se stesse praticamente tutto il giorno e gran parte della notte dalle madri le quali, lungi dal fornire alcun tipo di stabilitá, si comportavano come adolescenti in calore con fidanzati che, perfino ai miei occhi di vergine adolescente, avevano scritto in faccia ‘Il mio IQ sta nelle mutande’.
Poi sono usciti films come Ladybird Ladybird e Nobody Knows – nota bene, basati su storie vere - e documentari talmente allucinanti che ti fanno quasi rimpiangere i reportage su Auschwitz. Nell’ultimo documentario che ho visto, la pratica é stata definita 'appropriazione della femmina per inseminazione'. Per me avrebbe dovuto essere definita 'appropriazione del maschio tramite procreazione' perché sono fermamente convinta che in questo caso la responsabilitá del crimine sia solo ed esclusivamente della donna. Non nascondiamoci dietro stereotipi da National Geographic! L’appropriazione della femmina per inseminazione é un fatto genetico. Che esistano uomini con il cervello nelle mutande é un fatto altrettanto genetico, ma dall’invenzione della pillola la gravidanza é diventata una scelta esclusivamente femminile al punto che, nei paesi protestanti, la pillola é sovvenzionata dallo stato proprio per evitare alle donne indigenti gravidanze indesiderate. Per questo, come a suo tempo ebbi modo di dichiarare pubblicamente e per iscritto, ‘Le uniche donne che si fanno sposare in quello stato [incinte NdR] sono puttane senza scrupoli o cielline senza cervello’ (ref: In attesa di notizie).
Fonte di tanto sdegno era allora una delinquente che si é aggiudicata il mio fidanzato adultero e indeciso grazie ad una gravidanza abilmente pianificata (la signora si é poi confermata madre seriale). Ora invece si tratta della mia parrucchiera, esuberante amica di Sonja, madre recentemente separata e prontamente risposata con un quarantenne pure separato e con prole a carico. Insieme all’annuncio del matrimonio é arrivato anche l’annuncio della gravidanza; vi lascio tirare le somme da soli, siete persone intelligenti.
Mentre tutti si complimentavano con i due novelli sposi e genitori in attesa, io mi sono preoccupata di sapere come la pensava il figlio di primo letto della parrucchiera. Nonostante vigorose asserzioni che questi non aveva problemi con la separazione, che andava d’accordissimo con il suo nuovo papá e che era felicissimo di avere una sorellina, il suddetto é progressivamente sbiadito e poi sparito dalla circolazione. La presenza del nuovo marito e della nuova figlia si fa invece sempre piú prominente. Amici e conoscenti, conniventi, fanno finta di non vedere ed evitano di fare domande imbarazzanti; di fatto si comportano come se il figlio originario non fosse mai esistito. Ho litigato con Sonja sull’argomento, uscendone come al solito perdente perché non c’é verso di far capire a queste teste di formaggio che non si possono usare i figli nati e nascituri come piastrelle sul pavimento della tua realizzazione personale.
Certo non desidero tornare ai tempi in cui le famiglie stavano insieme solo per mancanza di una legge sul divorzio e gli adulteri seminavano bastardi in giro per il mondo, ma nella societá postindustriale del ventunesimo secolo si puó anche pretendere un minimo di responsabilitá procreativa da parte di chi ha il potere decisionale sull’argomento.
E insomma! A rischio di giocarmi l’ultima goccia di popolaritá che mi resta, non solo condanno le donne che si fanno mettere incinte per conquistare lo status di favorita e le madri divorziate che pianificano nuove gravidanze, ma sostengo la scelta di tutte quelle donne che riescono a tenere in piedi il loro matrimonio anche solo per amore dei figli.
 
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