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2008

18 08 2008 la breve estate

Sì, lo so, da voi ci sono ancora 35° e si boccheggia anche di notte: non infierite. Qui se va bene si arriva a 20° e se va male piove a dirotto e fa un freddo cane. Si dice in giro che questa sia stata l’estate più brutta del decennio, ma non è vero: me ne ricordo di peggiori. Almeno quest’anno ogni tanto spuntava il sole e per intere settimane non ha piovuto. Per botta di culo enorme noi siamo andati in vacanza nelle tre peggiori settimane di luglio – dal punto di vista meteorologico – e siamo tornati all’inizio dell’ondata di caldo subtropicale che è durata ben 3 settimane. Ma basta parlare del tempo e invece parliamo delle vacanze di quest’anno che mi hanno riportato in un luogo della mia infanzia: San Remo.
Celebre località balneare della riviera ligure di ponente, ormai da decenni in dolce declino dopo il culmine dei fasti negli anni della dolce vita - quando era meta ambita dal jet set, dai politici affermati e dai nobili non ancora decaduti – San Remo gode del microclima della Cote d’Azur, per cui è più affollata d’inverno che d’estate. Il mare faceva abbastanza schfo già trent’anni fa e, come giustamente dice la Diana, adesso che non ci passano più i motoscafi e le navi a 100 metri da riva almeno non nuoti nelle chiazze di petrolio e non ti devi raschiare il catrame dai piedi. A differenza di Ischia, San Remo è una normalissima cittadina che vive solo marginalmente di turismo, tanto che in pieno centro molti negozi a luglio erano chiusi per ferie!
Il mio rapporto d’amore con San Remo risale agli anni settanta, quando ogni estate e spesso anche nelle vacanze pasquali ci mettevamo in viaggio con tutta la famiglia, nonni compresi, e dopo sei ore di tornanti potevamo rimirare le serre fiorite che hanno reso famosa la città (e che adesso non ci sono più! Orrore!). In virtù di privilegi inesorabilmente cancellati dalla fine della guerra fredda, si alloggiava in un lussuoso albergo militare e si andava in spiaggia in scomodissimi pullmini dell’esercito grigioverdi - una spiaggia ancor oggi riservata ai familiari dei militari, che ha visto parecchie delle mie prodezze sessuali in tempi seguenti e più precisamente nel triennio ’81-’83 quando, ormai maggiorenne, a San Remo ci son tornata da sola. Ricordo che quando mio padre decise di non tornare più a San Remo ne fui talmente sconcerata che mi feci promettere una vacanza proprio lì come regalo per la maturità. Ricordo anche che la vacanza dell’83 – contrariamente alle precedenti – fu una delusione e proprio grazie a quella scoprii il mio grande amore attuale e cioè Ischia.
Tutto questo per dire che quando mia madre mi ha comunicato che aveva trovato un appartamento in affitto per il mese di luglio a San Remo e mi ha chiesto se mi interessava, ho provato una sensazione molto simile alla telefonata di un ex fidanzato delle medie che ti chiede se hai voglia di rivederlo. Ho detto di sì e ho rimesso piede a San Remo con lo stesso nervosismo di chi arriva all’appuntamento con il suddetto fidanzato. E come poi quasi sempre succede con gli ex fidanzati, mi sono chiesta perchè mai avevamo perso i contatti e non ci eravamo rivisti prima. Insomma, aggiungo San Remo all’elenco dei posti in cui mi sento a casa.
Ha contribuito senza dubbio alla sensazione la nostra incredibile sistemazione: un appartamento di 60 mq con 200 mq di terrazzo in un residence superlusso (ovviamente decaduto) sul lungomare in direzione Ospedaletti, con garage per ogni appartamento, cancelli elettrici, portinaio e bagnino per la piscina di acqua di mare in dotazione. La popolazione del residence era composta al 100% da nonne e nonni con nidiate di nipotini al seguito e l’immancabile tata filippina. I genitori della prole si vedevano solo nel weekend e comprendevano capitani d’industria, dirigenti di finanziarie, primari e avvocati di chiara fama dell’area Savoia-Austroungarica. Le nonne passavano tutto il giorno a giocare a canasta in piscina (appositamente dotata di tavoli verdi) e a lamentarsi del bagnino che non rimetteva a posto le sdraio e non faceva più servizio bar. Insomma, una delizia per i miei sensi soggiogati da otto anni di calvinismo inzuppato di capitalismo sfrenato. Ho barato a gogo sui miei allori accademici e sulla mia professione, dando ad intendere di essere una top manager nel terziario avanzato che si diletta di pubblicare opere letterarie nel tempo libero, contando sul fatto che le nonne non sanno distinguere Lulu dalla Mondadori ne’ tantomeno uno strategy director da un managing director. L’ho fatto non per snobismo, ma per godermi la trasformazione repentina delle loro maniere nei confronti di tutta la mia famiglia. Poi il vikingo si è presentato in piscina sfoggiando la sua chioma fiammante e la sua aderentissima tutina da ciclista e la mia quotazione è salita di mille punti. Non avevo mai fatto caso alla cosa in Olanda, ma sotto il sole sanremese il vikingo in tenuta ciclistica è da palpitazioni preorgasmiche, sicuramente tra le ultrasessantenni che non vedono tanto ben di dio dagli anni di piombo.
La nostra giornata standard si apriva con colazione in terrazza, poi il clan Cassone scendeva al mare o in piscina mentre mia madre si occupava delle pulizie (impossibile dissuaderla) e il vikingo se ne andava in giro per le montagne circostanti in bicicletta, poi pranzo in terrazza, pennica in attesa del rientro del vikingo dal suo giro, ritorno in piscina, eventuale spesa nel super a 50 metri, cena e poi lasciavamo Matteo a mia madre e ce ne andavamo a fare la passeggiata fino al porto. Andata e ritorno son più di 6 km: son tornata in Olanda che sembravo un figurino. Ero talmente entusiasta che dopo la prima cena a casa, aiutata da una situazione meteorologica che ricordava il microclima sanremese, ho proposto al vikingo di andare a fare una passeggiata sul lungoparco del quartiere e mi sono depressa immediatamente dopo. E’ incredibile come in Olanda non esista un posto equivalente ai nostri passeggi, sia che siano lungomare o semplicemente in centro città. Ancor più che dopo Ischia – che comunque rimane un luogo da sogno e quindi ben distinto dalla realtà quotidiana – dopo essere stata a San Remo l’Olanda mi sta stretta. Sto pensando seriamente che come passo intermedio prima di stabilirmi permanentemente a Ischia potrei provare ad abitare a San Remo, almeno durante tutte le vacanze scolastiche da qui al 2011.
 
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