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2008

23 06 2008 oranjegekte

Colgo l’occasione della simultanea eliminazione di Olanda e Italia dai fottuti Europei di calcio per un doveroso commento alla follia di massa scatenatasi qui nelle scorse settimane. Abitualmente cerco di ignorare questo barbaro e insensato spettacolo che gli uomini si ostinano a chiamare sport per rimuovere i sensi di colpa collegati allo smodato uso di birra, patatine e violenza gratuita che lo accompagna, ma quest’anno mi é stato impossibile in quanto quotidianamente e ripetutamente esposta, sia a casa che al lavoro, al tifo scatenato di familiari, amici, colleghi e clienti. Sono stati giorni difficili. Un sentito grazie a Russia e Spagna per aver terminato le mie sofferenze.
Mai come in queste ultime settimane ho constatato che l’Olanda é un’enclave di repressi pronta ad esplodere come la Germania negli anni trenta. La miccia quest’anno é stata fornita da Marco van Basten (nota per le signore: allenatore della nazionale calcistica olandese), che nell’anno preparatorio agli Europei é stato vittima di una massiccia campagna denigratoria a seguito delle sue – mi di dice – discutibili scelte. Il nostro, dopo che la selezione delle poules é stata resa nota, ha dichiarato perfino di volersi ritirare al termine di questi Europei, indubbiamente per evitare il linciaggio su pubblica piazza. Non intendo assolutamente dilungarmi in discussioni tecniche su uno ‘sport’ per il quale ho una fortissima antipatia e una scarsissima conoscenza, riporto esclusivamente i commenti di giornalisti accreditati.
Insomma, l’Olanda tutta si é preparata a questi Europei come Anne Boleyn e Mary Tudor si sono preparate per il patibolo; non sto scherzando: la poule in cui Olanda, Italia, Francia e Romania si trovavano é stata subito ribattezzata ‘Il braccio della morte’. Tutti i miei clienti hanno richiesto di pianificare le campagne correlate agli Europei in previsione di una disfatta olandese nelle eliminatorie. Le vendite di spazi pubblicitari attorno all’evento sono state bassissime e l’umore generale prima del fatidico 9 giugno é stato sobrio, austero e calvinista.
Poi l’Olanda ha battuto l’Italia 3 a 0.
Nel giro di una notte l’Olanda si é trasformata in una gabbia di matti urlanti da far impallidire il ricordo della finale dei mondiali nell’82.
I titoli sui giornali del 10 giugno, a caratteri cubitali, annunciavano la vittoria come se gli olandesi avessero vinto la finale. L’incredibile equazione sottesa: abbiamo battuto i campioni del mondo = abbiamo praticamente giá vinto il campionato. La cosa mi avrebbe anche blandamente divertito nella sua maschia puerilitá, senonché il mio cellulare ha squillato alle 8.10 ed un Matteo esultante mi ha urlato, in olandese: “Abbiamo vinto! Tre a zero! Non hai più bisogno della cittadinanza italiana!” Giuro che ha detto esattamente cosí meno la parola cittadinanza che non conosce ancora. Chiusa la comunicazione con mio figlio, mi sono accorta che la bustina degli sms lampeggiava e ho aperto la messaggeria: ben due sms di un mio collega, con il quale ho rapporti poco meno che formali, mi annunciavano rispettivamente alle 22.35 della sera prima “Fantastica partita!” e alle 22.53 “Domani offri da bere.” Non mi ero ancora ripresa dallo shock che ho avuto il piacere di vedere la porta del mio ufficio adornata della pagina del quotidiano che annunciava la vittoria nei toni piú trionfalistici. Dopodiché sono stata assalita ad intervalli regolari da colleghi che a turno mi chiedevano se avevo visto la partita e come mi sentivo dopo la incredibile batosta che l’Italia si era presa dalla fantastica squadra di Marco van Basten. E nota bene che nell’organizzazione per cui lavoro la mia posizione si traduce in enorme formalitá nei rapporti con i colleghi, tanto che dalla direzione ci viene ordinato di mangiare nella mensa comune almeno due volte la settimana per familiarizzare (questa ve la racconto un’altra volta). Una mia collega italiana, semplice assistente, ha dovuto prendersi mezza giornata di ferie e ha lasciato l’ufficio in lacrime a seguito dello sbeffeggiamento continuo da parte dei colleghi.
Il giorno dopo ero da un cliente per l’annuale apertura dei lavori di strategia per il 2009, occasione formalissima in cui il cliente presenta il team e gli obiettivi per l’anno seguente. L’ultima chart della presentazione, anticipata dal commento del direttore marketing “Perché sapete bene che con il team giusto si raggiungono grandi risultati”, raffigurava la faccia esultante di un calciatore olandese e la didascalia ‘Con questo team abbiamo battuto i campioni del mondo’. A quel punto mi é scappata un’esclamazione di stupore che ha suscitato naturalmente le risare di tutti. Il direttore marketing mi ha soavemente chiesto se la sconfitta bruciava e io, dominando il desiderio di urlare, ho commentato con perfetto aplomb inglese che il calcio non rientra nei miei interessi, ma che sono stupefatta che un popolo cosí pragmatico e razionale possa dimenticare che questa é solo la prima delle eliminatorie, e constato che gli olandesi hanno dato in questa occasione un display di emotivitá che nemmeno gli italiani avrebbero potuto eguagliare. Questo non era un complimento. Gli olandesi, come tutti gli anglosassoni, hanno un profondo disprezzo per l’immoderato uso di emotivitá di noi mediterranei: temperamento italiano non ha qui una connotazione positiva, a meno che tu non sia un’auto sportiva.
Comunque, per farla breve, sbeffeggiamenti e festeggiamenti sono saliti esponenzialmente lungo tutte le due settimane delle eliminatorie e sono culminati lunedí scorso quando lo stesso collega degli sms mi ha chiesto di ringraziarlo per il risultato di Olanda-Romania che aveva permesso l’entrata dell’Italia ai quarti. A quel punto avevo seguito le partite a sufficienza per acquisire un minimo di competenza tecnica e ho ribattuto che semmai avrei dovuto ringraziare la Francia per essersi fatta battere dall’Italia, al che mi é stato risposto con sufficienza che se l’Olanda non avesse vinto, il risultato di Italia-Francia non avrebbe cambiato una virgola. A quel punto ho sorriso a trentadue denti e ho commentato che le regole calcistiche sono l’ultimo baluardo rimasto di cosiddetta supremazia maschile e che ringraziasse lui me se non lo mandavo a cagare in cinque lingue.
Arrivati alla vigilia dei quarti, l’opinione pubblica era schierata unanime nel dichiarare Marco van Basten un genio ingiustamente incompreso (e qui annoto a margine che il paraculismo dei giornalisti non ha fondo); la squadra che fino a due settimane prima veniva definita ‘di dilettanti’ veniva ora osannata con un’isteria che avrebbe fatto impallidire i discorsi hitleriani di dominio europeo e 100.000 tifosi in arancione sono calati su Basilea per assistere allo scontato trionfo degli ariani sugli slavi e possibilmente occupare la Svizzera in preparazione dell’Anschluss di Austria e Germania.
La tifoseria rimasta a casa si é prearata alla partita in un crescendo di eccitazione e di parafernalia arancione. Per dire, nella parte piú popolare del nostro quartiere un’intera via é stata tappezzata di bandierine arancioni, perfino sospese attraverso la strada come la biancheria nei bassi napoletani. Alla radio e sui giornali si sprecavano servizi e reportage di costume su come l’Olanda si stava preparando alla partita, incluso un servizio interattivo, sentito con le mie allibite orecchie, sui rituali scaramantici degli olandesi in occasione delle partite. Cioé, gente vera smsava in radio che non si era cambiata le mutande dal 9 giugno o che aveva mangiato solo carote o altre assurditá del genere. E meno male che non surfo su internet perché non oso pensare che cosa é stato bloggato su youtube, geenstijl e hyves!
Si dá il caso che il 21 giugno sia anche l’anniversario di matrimonio e il compleanno di un amico del vikingo (nota per le fans: il marito di Loes), il quale ci aveva invitato alla sua festa in tempi non sospetti. Il tipo é un simpatico sballatone, endemicamente rimasto nella partyzone punk/new wave della sua adolescenza e credo non sappia nemmeno che quest’anno ci sono gli Europei. Nell’invito – per le ore 21 - era specificato il dress code Rock Heroes of the Eighties. Ovviamente tutti si sono presentati mezz’ora prima e vestiti integralmente di arancione. Solo un’amica pia (nota per le fans: Veronique) ha pensato di indossare almeno la maglia di un calciatore degli anni ottanta, rientrando per un pelo nel tema. Il povero festeggiato ha dovuto frettolosamente attrezzare il soggiorno di megaschermo e patatine e aspettare pazientemente che la partita finisse per poter dare inizio alla sua festa. Io mi sono scavata tra il primo e il secondo tempo per riportare a casa la prole che – fortunatamente - aveva perso tutto l’interesse nella partita grazie alla nutrita collezione di giocattoli presenti in giardino e che mi ha fatto sudare sette camicie per farsi convincere ad andare a nanna. Dopodiché mi sono messa a lavorare dietro al PC e non mi sono accorta del tempo che passava. Verso le undici mi sono chiesta perché non sentivo urlare o strombazzare e la risposta mi é arrivata con la faccia sobria del commentatore sportivo sulla TV di stato che, con voce sepolcrale e lo sguardo di chi é appena stato impalato da un rinoceronte, ha ammesso la sconfitta. Dopo settimane di urla, botti, strombazzamenti e fischi a tutte le ore del giorno e della notte, in un attimo la follia collettiva é sparita ed é tornato il silenzio assoluto che regna di solito in questo bizzarro paese. Il giorno dopo tutti i segni del tifo erano stati accuratamente e maniacalmente eliminati: non si trovava una bandierina arancione nemmeno a cercarla col lanternino e tutti andavano in giro come se gli Europei non ci fossero mai stati. Nel TG serale l’annunciatrice ha relazionato, sobria e distaccata, il fermo di 23 persone che si erano radunate nella piazza principale di Berg op Zoom e avevano cominciato a sfasciare tutto a seguito della sconfitta dell’Olanda. La notizia non ha fatto nemmeno dieci righe in cronaca; sulle prime pagine di tutti i quotidiani odierni si parla di tutto tranne che degli Europei. Al rientro in ufficio mi aspettava la stessa atomosfera di normalitá, nemmeno forzata; nessuno ha fatto alcun commento sugli avvenimenti calcistici del weekend, ne’ io peraltro ho chiesto niente. Tutti si comportavano semplicemente come se le due ultime settimane non ci fossero mai state. E francamente non vi so dire se mi spaventa di piú la parentesi di follia o questa rimozione collettiva. Se questi sono capaci di rimuovere in meno di otto ore due settimane di tifo selvaggio sono anche capaci di rimuovere un olocausto. Forse l’hanno giá fatto. Oddio, adesso mi prende la paranoia ...
 
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