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2008

19 01 2008 long time no see!!

Dall'inizio dell'anno sono stata presa da una strana pigrizia, quasi indolenza, che mi accompagna tutt'ora. Non ho voglia di fare assolutamente niente, ne' a casa ne' in ufficio. Ho innestato il pilota automatico per svolgere le mansioni di assoluta sopravvivenza e per il resto vegeto.
Leggo almeno 3 riviste di moda alla settimana ma le foto mi lasciano totalmente indifferente: non mi ci ritrovo, non mi interessa e quel poco che mi solletica é totalmente importabile alla mia etá. Non sono nemmeno andata a vedere i saldi.
Siamo stati a londra 3 giorni, Il vikingo ed io, é stato bellissimo, una passeggiata nella memoria. Ho comperato solo una scorta di the english breakfast, quattro libri che non avevo in lingua originale, due creme di Aveda che a Nijmegen non c'é e lo stretto indispensabile in regali per amici e parenti. Siamo stati a vedere lo Schiaccianoci e Stomp, il British e la Tate. Abbiamo pranzato da Fortnum & Mason e dai giapponesi emergenti. Tutto bellissimo, mi sono divertita un sacco. Peró mi é piaciuto ancora di piú tornare a casa, riabbracciare Matteo, dormire nel mio letto.
Non é che mi sia passato l'entusiasmo per la vita, tutt'altro. La chiamerei piuttosto una pausa di riflessione. C'é un limite alle cose materiali che si possono desiderare, c'é un limite ai ristoranti che si possono visitare, agli spettacoli che si possono vedere, c'é perfino un limite ai libri che si possono leggere perché alla fine il 90% fa cagare e il 10% che vale la pena di leggere l'ho giá letto. E quindi rileggo. Rivedo. Rivisito. Con occhi nuovi, con gli occhi di chi ha passato la boa e ha iniziato il ritorno. Mi sembra di essere Alice nello specchio.
Matteo diventa sempre meno bambino e sempre piú razionale. Perfino nei suoi racconti fantastici di Pokemon e Transformers c'é una logica spaziotemporale, gerarchie di avvenimenti, cause ed effetti. Comincia a capire il valore dei soldi e del tempo. Mi tornano in mente le parole di Bonita, la sua insegnante: "Amo il mio lavoro e lo odio allo stesso tempo. I bambini arrivano qui a 4 anni grandi cosí (con un'immaginario enorme n.d.r.) e noi li comprimiamo fino a farli diventare piccolissimi, tascabili." Forse adesso ho voglia di tornare grande così, come dovevo essere prima che la scuola inizasse a schiacciarmi.
 
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