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le eredi della terra

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36.

“C’è un piccolo cambiamento di programma.” esordisce Cat chiudendo la porta dell’ufficio di Diana. Sono passate solo due settimane dal primo notiziario della CNN ma il Parlamento Federale ha già bloccato l’emendamento sull’autonomia contributiva; il parlamento nazionale ha avviato un’indagine formale sull’operato della CPD e si parla sempre più insistentemente di crisi nel governo conservatore.

“Che cosa è successo?”

“Niente di grave. Solo che l’icebreaker ha lasciato una scia nel backup ottico e l’antivirus l’ha rilevata.”

“Questo esattamente che cosa significa?” dice Diana respirando lentamente per controllare i battiti del cuore

“Poco o niente. Ormai la trasmissione era finita da un pezzo e loro hanno tutto l’interesse a far passare la cosa come un mega guasto tecnico o un errore umano piuttosto che ammettere che un hacker ha fottuto i loro sistemi di sicurezza.”

“Immagino che io abbia finito di esistere.” dice Diana dopo un lungo sospiro.

“Not so fast. Tanto per cominciare ho detto solo che hanno trovato la scia del kamikaze, non che sanno chi l’ha messo lì.”

“Avranno dei sospetti.”

“Sì, certo. Pensano che sia stata io.”

“Tu?”

“Beh, perchè? Non sono convincente come hacker?”

“Ma non hanno nessun elemento per sospettare te ed è facilissimo dimostrare che tu non c’entri per niente!”

“Come sarebbe a dire che non c’entro niente? Chi ha comperato il rompighiaccio?”

“Tu hai solo curato una transazione commerciale per conto di terzi. Sai a malapena a che cosa serve quell’affare, non l’hai programmato, non l’hai caricato, non sai il codice del mailer. Puoi dimostrare in qualunque momento che non c’entri.”

“Hey, hey, hey, calma! Lasciami finire. Il guaio con voi strateghi è che trascurate talmente i dettagli da non vedere le opportunità dietro gli squarci nella grande tela che avete tessuto: voi pensate solo a come rammendarli, gli squarci, e così vi perdete le occasioni d’oro che si nascondono sotto. Se io ragionassi come te non avrei mai portato a casa il primo contratto pubblicitario, ma per fortuna noi venditori siamo allenati a trasformare la merda in oro. Ascolta: in questo momento stanno saltando teste a ripetizione, sia di tecnici che di politici; l’intera baracca salterà in aria nel giro di un mese e tu pensi veramente che a qualcuno gliene freghi qualcosa dell’hacker? Ma c’è di più: il tuo piano ha funzionato talmente bene che i mastini dei Media sono scatenati; il bubbone scoppierà molto presto e loro sanno benissimo che quando scoppierà l’hacker in questione diventerà un eroe federale. Se per caso salta fuori che gli è stato torto un capello la folla è capace di linciarli: ricordati che cosa hanno fatto a Craxi. Allora, ti pare che qualcuno con un briciolo di senso pratico possa concepire di rivendicarsi sull’hacker? Ha! In questa situazione è l’hacker ai comandi dell’aereo: avrei potuto portargli via anche le mutande, ma ho preferito non rischiare troppo e mi sono fatta convincere a non parlare mai a nessuno di questa storia e sparire dalla Federazione per cinque anni al solo prezzo di quindici milioni di Euro alla UBE di Zurigo più spese di viaggio.”

“Tu hai fatto che cosa?”

“Sì, ripensandoci avrei potuto arrivare a venti, ma non ho voluto strafare. Però ho insistito per la prima classe IATA e la suite al Plaza.”

“Tu hai fatto che cosa?”

“Hey, mi sono spiegata, no? Quindici stecche, abbonamento gratuito alla prima classe su tutti i voli extra Federazione e alla suite nella catena del Plaza: cinque anni di vacanze pagate, il chip degli abbonamenti e della grana è arrivata stamattina. Non trasferibile, non revocabile, non cancellabile. Sì, mi sembra di aver fatto un discreto affare.”

“Ma tu non sei l’hacker.”

“Ecco, questo è uno di quei dettagli che voi strateghi invece non mancate di ingigantire. OK, io non sono l’hacker, e allora? Loro credono di sì e che interesse avevo io a fargli credere il contrario? Se è una questione di soldi possiamo parlare della tua parte del malloppo.”

“Non ci penso nemmeno!”

“Vedi? E allora lascia perdere. Non ci pensare più. Hai ottenuto quello che volevi: la CPD non esisterà più entro la fine della settimana, i Conservatori si sono fottuti il governo per i prossimi dieci anni, l’Italia è rimasta nella Federazione honoris causa e per di più tu rischi di diventare un eroe federale. Si può sapere che cosa ti disturba?”

“Niente, sono solo frastornata. Sta succedendo tutto troppo in fretta. Lasciami pensare per un secondo.”

Cat si butta sul divano soddisfatta rimirando il suo chip argentato.

“OK, credo di aver afferrato la situazione. Ma perchè dici che rischio di diventare un eroe federale?”

“Mi sembra ovvio, proprio perchè io non sono l’hacker in questione, ma sei tu, e lo puoi dimostrare in qualunque momento.”

“Non mi hai appena detto che l’hacker ha promesso di non parlare mai a nessuno di questa storia e sparire per cinque anni dalla Federazione?”

“Questo dimostra che voi genietti siete proprio tonti! Io ho promesso di non parlare mai a nessuno di questa storia e sparire per cinque anni dalla Federazione, non l’hacker.”

“Questa è una truffa.”

“Alla Starnet non le chiamiamo così. Comunque va bene. Io sono un truffatore, tu sei l’hacker, noi non ci siamo mai viste. So long pal.”

 
37.

La sera è scesa dolcemente sulla città infuocata, la notte arriva silenziosa e nera a coprire le strade deserte. Un’autopompa inizia la sua marcia lenta lungo i viali alberati spruzzando un getto di rugiada nebulizzata che lucida le foglie impolverate e i marciapiedi. Le spazzole ai lati dell’autopompa ripuliscono accuratamente i detriti della giornata. Nei palazzi silenziosi il ronzio elettrico dei computers culla il sonno accaldato degli abitanti.

Pochi riquadri illuminati testimoniano l’insonnia della città. Dietro uno di questi, Fulvia, l’eterna pseudosigaretta penzoloni, batte concitata sulla tastiera.

“Ti faccio un the freddo?” Diana, una t-shirt oversize sotto i capelli arruffati, appare nel riquadro della porta.

“Apri un pinot grigio che la notte è ancora giovane.” Borbotta Fulvia senza nemmeno voltarsi. Diana avanza silenziosamente e si siede sul divano di fronte a Fulvia.

“Stai scrivendo a Cat? Come sta?”

Fulvia smette di battere i tasti, alza lo sguardo e sospira.

“Come al solito, adesso è a far danni in Oceania. Non avrei mai immaginato che mi mancasse tanto.”

“Cat è una di quelle persone che non si può fare a meno di avere intorno, proprio come i gatti.” constata Diana.

“Dici che è arrivato il momento di prenderci un gatto? Ci arrendiamo così allo zitellaggio?” commenta caustica Fulvia.

Diana comincia a ridere, ma viene interrotta dal sibilo dell’interfono.

“Chi diavolo è a quest’ora!” esclama Fulvia stizzita, ma aziona subito il microfono. Un lungo vagito infantile è la risposta.

Fulvia e Diana sospirano all’unisono e azionano l’apricancello. Una Carla sull’orlo della crisi di nervi, capelli sporchi e spettinati, vestiti pieni di rigurgiti lattacei, una borsa rigonfia a tracolla e due occhiaie profondissime accompagna la culla da cui provengono i lunghi e strazianti vagiti. Diana si alza subito e prende la causa di tanto subbuglio, mentre Fulvia la sbarazza dai bagagli.

“Vai a farti una doccia e stenditi sul letto – le dice rassicurante – a Gaia ci pensiamo noi.”

“Grazie, siete la mia salvezza, non ne potevo davvero più!” guaisce Carla e sparisce subito nel bagno.

Il piccolo visetto contorto si distende subito in un grandissimo sorriso alla vista del viso di Diana. La piccola bocca emette ora solo gorgoglii deliziati prima di rimettersi a succhiare il ciucciotto in dotazione.

“Dorme?” chiede Fulvia sottovoce. Diana annuisce.

“Però è strano. Come mai Gaia dorme solo con te? Ha fatto già scappare una tata e per quanto Carla sia probabilmente la madre peggiore che esista ce la sta mettendo davvero tutta, bisogna riconoscerlo.”

“Non lo so – dice Diana pensosa cullando il minuscolo fagottino – però ho sempre pensato che il fatto di essere madre biologica non conti molto al fine del bonding. Contano di più le affinità elettive e secondo me Gaia è più affine a Daniele che a Carla.”

Fulvia sogghigna: “Questo spiega tutto! Mi chiedo se ...” ma il sibilo dell’interfono le taglia la domanda in gola “Ma checazz ...”

“Ho visto la luce accesa, posso fare un salto?” miagola sinuosa Sandra.

“Le do 20 secondi per battersela dall’istante in cui realizza che l’infanta è qui!” commenta Fulvia.

Invece Sandra, in piena tenuta da sera con tanto di tacchi a spillo vertiginosi e petite robe noir peccaminosa, lanciata un’occhiata distratta alla pacifica faccina di Gaia, si siede sul divano e sospira. “Ah, non ne potevo più. Hai qualcosa di fresco da bere?”

“Te lo puoi prendere direttamente dal frigo – ribatte Fulvia acida – la strada la sai.”

Sandra per tutta risposta scalcia le costosissime scarpette in un angolo e si raggomitola danneggiando inesorabilemnte il prezioso vestitino.

“A che cosa dobbiamo l’onore?”chiede Diana.

“Al mio accompagnatore di stasera. Onestamente, quando pensi di aver toccato il fondo ti fanno inginocchiare e scavare con le unghie. Mi sarei buttata fuori dall’auto piuttosto che passare un altro secondo con quello scimmione.”

“Ma dove te li vai a cercare dico io! Possibile che capitino sempre e solo a te?”

Ma prima che Sandra abbia il tempo di rispondere, il wicom di Fulvia inizia a bleepare con urgenza.

“Ma che succede stanotte? E’ luna piena? ... Sì, sono sveglia ... No, non disturbi ... E’aperto.”

“Siamo al completo: è Laura.” dice al pubblico in sala, che nel frattempo si è rinforzato con il rientro di Carla in versione lavata e pettinata.

Laura rimane a bocca aperta di fronte al consesso delle amche.

“C’è una festa?” chiede sbigottita e con una punta appena accennata di risentimento al pensiero di non essere stata invitata.

“Sembrerebbe di sì, ma non fate chiasso che se si sveglia Gaia la festa ce la fa lei.” risponde Carla per tutte.

“Sandra, alza il culo dal divano e vai a prendere una bottiglia di pinot - ordina Fulvia perentoria – e già che ci sei anche qualche stuzzichino.”

“Perchè proprio io?” sibila Sandra, ma è già in piedi ed esegue l’ordine.

Diana deposita Gaia delicatamente nella sua culla e comincia a dondolarla con un piede, come le donne dello Yunnan, come tutte le donne in tutte le epoche.

Carla sbadiglia “Ragazze, bevetevi il pinot alla mia salute, io vado a dormire; non ne posso davvero più. Svegliatemi solo se Gaia è in pericolo di vita. Se va a fuoco la casa mettetevi in salvo voi e lasciatemi morire.” E si trascina stancamente verso la camera degli ospiti.

“Dio come la fa lunga. E’ il giorno libero della tata?” commenta Sandra rientrando con bottiglia, bicchieri e noccioline.

“Taci tu che non sapresti nemmeno cambiare un pannolino.” sibila Fulvia.

“Non rientra nella mia job description, mia cara. Mica gli uomini vengono con me per la mia abilità nel cambiare pannolini.”

“Se è per questo nemmeno per i tuoi pompini.” ribatte Fulvia senza perdere un colpo.

“Che volgare, e poi davanti a una minorenne: vergognati.” dice Sandra versando il vino nei bicchieri.

Diana interrompe il battibecco con tatto: “Come mai sei qui, Laura? Andrea è in tournèe?”

Le teste di Fulvia e Sandra si voltano contemporaneamente e Laura barcolla per un attimo sotto il peso di tanta attenzione e aspettativa.

“Ve ... veramente ... non credevo di trovare tu .. tutta questa gente.” Balbetta Laura prima di scoppiare a piangere. Fulvia alza gli occhi al cielo e commenta sotttovoce “Dev’essere proprio luna piena!” ma Sandra e Diana sono più pragmatiche e offrono all’unisono una sedia e un bicchiere di pinot a Laura.

“Dai, bevi un sorso, calmati e poi ci racconti.” la incoraggia Diana. Laura annuisce tra i singulti, si asciuga le lacrime alla meglio e beve a piccoli sorsi prima di riprendere a parlare.

“E’ che ... è che le cose tra me e Andrea non vanno poi così alla grande ultimamente.”

“Ma cosa dici?!?” esclama Sandra allarmata, subito zittita da Fulvia. “Voi due siete il mio modello di riferimento – aggiunge a volume più basso – Siete sempre così felici insieme, non litigate mai, fate una così bella coppia. Come è possibile?”

Laura sorride controvoglia: “Già, forse se avessimo litigato un po’ di più ... ma ormai è troppo tardi. Colpa mia. Non avrei dovuto giocare alla moglie perfetta, prima o poi sarebbe dovuto succedere...”

“Adesso mi preoccupi seriamente – dice Fulvia – Che sciocchezze vai dicendo? Tu adori Andrea e lui adora te!”

“No.”sbotta Laura buttando la testa all’indietro, gli occhi improvvisamente duri. “Lui non adora me. Lui adora il personaggio che mi ha subdolamente convinta ad interpretare in tutti questi anni. E’ facile adorare qualcuno che dà tutto e non chiede niente in cambio se non un po’ di affetto, come un cagnolino, come un bambino. E’ molto meno facile amare un altro essere umano adulto con opinioni e ambizioni indipendenti Ma è colpa mia! Non ho mai, in tutti questi anni, fatto valere le mie opinioni e ambizioni. Le opinioni e le ambizioni di Andrea venivano sempre prima delle mie e io mi adattavo a lui, mi disegnavo un ruolo intorno a lui. Beh, adesso mi sono accorta che questo ruolo mi va stretto. E naturalmente sono cominciati i problemi.”

Sandra è annichilita e per la prima volta nella serata completamente senza parole. Fulvia guarda Laura come se la vedesse per la prima volta. Solo Diana, continuando a cullare Gaia, non sembra turbata dallo sproloquio, ma anzi, annuisce pensosa, lasciando trasparire la sua silenziosa approvazione. E’ Fulvia che si riscuote e riprende la parola.

“OK, Laura, devo dire che questa tua rivelazione mi lascia un po’ disorientata. Naturalmente ti appoggio in tutte le decisioni che vorrai prendere al riguardo, ma fammi prima abituare all’idea che tu possa avere ambizioni e opinioni in distonia con quelle di Andrea.”

“Concordo con la mozione della compagna!” proclama Sandra dal divano alzando il bicchiere. “Devo dire che finora hai fatto un gran bel lavoro di dissimulazione. Qui eravamo tutte convinte che fare la moglie di Andrea fosse la tua unica ambizione e opinione.”

“Oh, in quanto a dissimulazione non sono seconda a nessuna qui presente.” ribatte Laura amara. “In questi ultimi tempi mi sono chiesta sempre più spesso che cosa ci spinge a dissimulare il nostro vero io.”

“Per me è semplice: la paura di tornare in galera o in esilio.” sbotta Diana divertita.

“E per me la paura di tornare povera.” aggiunge Sandra seria.

“Non guardate me, io sono un libro aperto!” esclama Fulvia e viene prontamente bersagliata di noccioline.

“Abbi la decenza di tacere, criptomaschia!” esclama Sandra e Fulvia, suo malgrado, arrossisce.

“Sì però non è valido – bofonchia – Io mica ho mai fatto finta che mi piacessero gli uomini. La nostra Laura invece ci ha gabbato tutte con la sua recita della moglie perfetta. E non parliamo della finta monaca qui che ci ha fatto credere alla favoletta delle ricerche sulle comunità rurali dello Yunnan per dieci anni!”

“Ma io le ricerche le ho fatte davvero!” esclama Diana e viene prontamente bersagliata di noccioline tra le risate generali.

“Zitte per carità. Gaia si sveglia.” sussurra Fulvia.

“Ma non puoi portarla in camera? – suggerisce Sandra – Se piange la sentiamo.”

“In verità i bambini molto piccoli dormono meglio in mezzo ai rumori perchè sono abituati a stare nella pancia dove sentono continuamente rumori organici, come il battito del cuore e il respiro. - risponde Diana – Se manteniamo un flusso di conversazione continuo e senza troppi sbalzi di volume continuerà a dormire tranquillamente.”

“Adesso mi sei diventata anche una puericultrice? O è il tuo orologio biologico che si fa sentire?”

“E piantala, dai. Stavamo parlando di Laura, non divaghiamo!” ribatte Fulvia troncando la rissa sul nascere.

“Sei molto cara, ma io non ho più niente da dire.”

“Come sarebbe? Lanci la bomba e poi ritiri la mano? Adesso vogliamo sapere i dettagli!”

“Quali dettagli?”

“Ma insomma, che cosa hai detto ad Andrea? Come ha reagito lui? Che fate adesso? Vi siete separati?”

Laura guarda Fulvia stupefatta: “Ma io non ho ancora detto niente ad Andrea! Mi sento sempre più di merda in realtà, perchè non so come cominciare ad affrontare l’argomento. E’ difficile iniziare un discorso di questo tipo con uno che ignora i miei segnali di disagio.”

“E quali sarebbero i tuoi segnali di disagio? Non gli versi più il caffè nella tazza? Non gli stiri più le camicie? Ti fai la manicure mentre scopate?” chiede Fulvia implacabile.

“Quello che Fulvia vuole dirti è che di solito gli uomini percepiscono i nostri segnali di disagio solo se gleli spariamo in faccia e anche allora è meglio mettercisi d’impegno perchè altrimenti pensano che il colpo è partito mentre stavi pulendo la pistola.” aggiunge Sandra.

“Oh, grazie per il supporto. Adesso sì che mi sento meglio!” commenta Laura invocando l’aiuto di Diana con lo sguardo.

“Mi dispiace ma le ragazze hanno ragione. Che cosa ti aspetti da individui che non sanno distinguere un orgasmo vero da uno finto? Ho paura che dovrai affrontare Andrea in un confronto diretto, altro che segnali di disagio ...” replica Diana.

“Oh no, non ci riuscirò mai ...” guaisce Laura e accetta un bis di pinot.

“Quello che non capisco però – riprende Fulvia – è perchè dopo tutti questi anni improvvisamente sei esplosa. Che cosa ha fatto Andrea per portarti a questo punto? Ci deve essere stata una causa scatenante, una ultima goccia.”

“E’ che ... dopo i fatti di gennaio ... sai no, la storia della CPD ... insomma ... tutti gli equilibri sono cambiati. E’ stata la prima volta che ho fatto qualcosa di così ... dirompente, così ... importante ... segreto, indipendente. E mi è piaciuto moltissimo. Mi sono sentita viva. Eccitata. Non mi ero mai sentita così in tutti questi anni con Andrea. E allora mi sono messa a pensare e ho concluso che in tutti questi anni sono stata anestetizzata, come se avessi vissuto in coma. Senza provare alcuna vera emozione. Un automa. Dopo gennaio non sono più riuscita a trovare la mia vita interessante, niente di tutto quello che fa Andrea mi intessa, niente di quello che ha da propormi mi interessa. Trovo tutto noioso, insipido. Ho provato a capire che cosa mi interessa, che cosa mi piacerebbe davvero fare, indipendentemente da Andrea e ho concluso che mi piacerebbe fare qualcosa di utile per la nostra società, per il futuro dei nostri figli.”

“E ne hai parlato con Andrea?”

“Ci ho provato, ma Andrea si limita a guardarmi come se fossi un cagnolino che gli ha riportato la palla. Mi fa pat sulla testa e mi dice certo cara, che bella idea, ma in un modo totalmente scoraggiante, sottintendendo che questo è uno dei miei capricci e che non bisogna darci molto peso. Dopodichè si rimette a suonare o a programmare la nostra vita come se io non fossi nemmeno lì.”

“E tu allora?”

“Io prima mi sono avvilita, poi mi sono detta, ma vaffanculo, e mi sono iscritta al partito progressista. Ho chiesto se potevo aiutare nella commissione per i diritti degli extracomunitari e sto lavorando alla revisione di alcuni articoli della proposta di legge che verrà presentata dalla delegazione parlamentare. Non è una gran cosa, voglio dire, rispetto a quello che abbiamo fatto a gennaio, ma è qualcosa di utile, di mio e mi fa sentire viva.”

“E Andrea, come ha reagito?”

“Malissimo. Se l’è presa come se fosse un affronto personale. Mi ha detto che già ci vediamo poco a causa dei nostri orari di lavoro disumani, senza che mi metta a perdere tempo con la politica.”

“Perdere tempo con la politica? Ma che stronzo sciovinista!” esclama Fulvia.

“E a questo punto sono uscita di casa e sono andata a fare un giro per sbollire la rabbia.”conclude Laura.

“Beh, indubbiamente un forte segnale di disagio.” commenta Sandra ironica. “Secondo me Andrea manco si è accorto che non sei a casa.”

“E adesso che cosa pensi di fare?” chiede Diana.

“Non lo so. Ma non ho voglia di tornare a casa. Non ce la faccio più a fingere che mi interessi ancora la nostra vita insieme.”

“E così siamo tutte single di ritorno.” commenta Fulvia. “Mettiamo su una comune femminile?”

“No grazie – interviene secca Sandra – ma devo confessarvi anche io che la nostra avventura di gennaio mi ha molto appassionato e mi ha aiutato a rifocalizzarmi in un momento di grande confusione. Anche io da allora mi sento molto irrequieta, sento il bisogno di dare uno scopo più nobile alle mie relazioni meretricie. Voglio dire, voi non avete idea di quello che vengo a sapere frequentando l’ambiente diplomatico. Ecco, mi sembra tutta conoscenza sprecata, se non posso finalizzarla a qualcosa di socialmente utile, come a gennaio.”

“Non starai mica proponendo che ci ficchiamo in un altro complotto ai limiti della legalità perchè vuoi giocare alla Mata Hari, spero!” esclama Fulvia scandalizzata.

“Non ho nessuna voglia di giocare alla Mata Hari, anche perchè a fare questi giochetti di solito ci si rimette la pelle. Ho semplicemente detto che mi sono stufata di fare la bella figa e voglio dare uno scopo più alto alla mia vita.”

“In fin dei conti – interviene Diana pacata – forse è arrivato davvero il momento di fare i conti con il nostro orologio biologico. Alla nostra età è opportuno che cominciamo a pensare all’eredità che lasciamo ai nostri figli.”

Lo sguardo di tutte va automaticamente alla culla dove Gaia continua a dormire beata.

“Io non voglio vivere in un mondo dove esistono ancora schiavi e clandestini. Non è ammissibile, nel ventunesimo secolo.” dice Laura pensosa.

“E io non voglio che la lobby degli industriali riduca la nostra Terra una discarica di rifiuti tossici.” dice Sandra con veemenza. “Come ho detto, voi non avete idea delle porcherie che si combinano negli ambienti diplomatici.”

“E io non ho alcuna intenzione di fare un’altra notte in bianco!” esclama Fulvia. “Per cui, mentre voi vi occupate dell’eredità da lasciare a Gaia, io mi occupo della sua manutenzione: ho due poppate e due cambi di pannolini da fare stanotte. Quindi non scassatemi i coglioni con le crociate fuori orario d’ufficio. Buonanotte.”

 

Sandra aspetta che Fulvia richiuda la porta della camera dietro di sè per fare spallucce e commentare “Farà quello che le diremo di fare, come sempre. Che fai Laura, vieni a stare da me? Ad Andrea gli spariamo domani, ti do una mano io.”

“E per la crociata, come ci organizziamo?” chiede Diana.

FINE?
 
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