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2001

25 01 2001 zachte g

che non c'entra niente col punto G quindi non agitatevi. Non mi ricordo se vi avevo parlato della pronuncia olandese: ci sono alcune peculiarità tipo il dittongo 'ui’ che si pronuncia una roba tipo 'aou’, oppure il dittongo 'ij' che si pronuncia circa 'aei’. Ma fin qui sarebbe niente ... la vera lotta è sulla G, che non si pronuncia MAI, cioè il suono g di 'gatto’ o di 'giro’ non esiste. La G si pronuncia SEMPRE e SOLO tipo scaracchio, un pò come il 'ch' tedesco, ma qui viene il bello. Ad est il suono assomiglia di più a una 'c' toscana e viene chiamato 'zachte G', cioè G dolce (giuro!), mentre più si va verso ovest più il suono assomiglia ad un vero scaracchio e viene chiamato 'harde G' cioè G dura. I fighetti di Amsterdam/Rotterdam hanno la G più dura di tutti, che fa paura solo a sentirla e devi essere allenatissimo per non battere ciglio mentre qualcuno di loro ti dice a venti cm dal naso 'geen zorge, graag gedaan' che vuol dire 'non c'è di che, prego’. È una raffica, provare per credere: (scaracchio)N SOR(scaracchio)E (scaracchio)RA(scaracchio) (scaracchio)DAN Ora, per me già è un problema ricordare che la g non esiste, figuriamoci lo scaracchio. Quindi approfittando del fatto che vivo a Nijmegen cioè a Sudest, se e quando mi ricordo pronuncio la g come 'c' toscana e via andare. Fine dei problemi? Nooo! Infatti al di fuori della regione, la zachte G è considerata tamarrissima come un napoletano che parla dialetto in via Montenapoleone. Quindi vengo regolarmente sbeffeggiata dai miei colleghi che magari sono di Utrecht, ma fanno i fighi e ogni volta che pronuncio una zachte G mi correggono in coro (immaginate il piacere). Ma non finisce qui. Dopo una giornata di ufficio particolarmente densa di conversazione, a cena con il vikingo e i suoi coinquilini non mi scappa mica un 'geen idee’ (non lo so) con una harde G da primato? Io per due secondi orgogliosissima, loro a momenti mi ammazzano. Il vikingo mi guarda come spero non mi guarderà mai più e mi dice "Hey, dove hai imparato quella schifezza?". Io rido debolmente ma capisco subito che non c'è niente da ridere, sono tutti offesissimi come se avessi sputato nel piatto (ci guardo anche per essere sicura di non averlo fatto davvero nell'entusiasmo linguistico). Morale. Adesso pronuncio la g come 'ch' con un debole aspiramento finale (quando mi ricordo) e cocciutamente mi rifiuto di adeguarmi alla pronuncia dell'est o dell'ovest: ho deciso che la pronuncia della g sarà la prova eterna del mio essere straniera. E se me la menano ancora gli dico di ripetere gnomo aglio gnocchi e coglioni.
 
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