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2001

22 08 2001 wadlopen

Il regalo del vikingo per il mio compleanno è stato quello di portarmi sul mare del Nord per camminare sulle acque (durante la bassa marea, per l'alta marea non siamo ancora pronti). Detto così suona una meraviglia e infatti io - memore di camminate su battigie tropicali di sabbia corallina con tramonti da urlo - da brava babbea ho fatto un sorriso a 34 denti e ho esclamato: che romantico!
Solo gradualmente ho capito che l'impresa propostami di romantico ha solo il nome.
Per cominciare con le banalità, il mare del nord a fine agosto se va di culo son 24º con vento forza 4 e temperatura dell'acqua 18º, quindi l'idea di bikini e piedi nudi è semplicemente ridicola (belakelijk): minimo calze e scarpe da ginnastica, shorts e maglietta - kway /giaccavento dietro che non si sa mai io poi anche sciarpa per la gola che sennò questa ve la raccontavo direttamente dall'ospedale. Poi il vikingo mi fa non fare la fighetta con le newbalance, prendi il paio di scarpe più vecchie che hai che poi le butti. Cioè???? Si cammina nel fango, altro che spiaggia corallina! Ci si sporca parecchio, quindi niente robe eleganti ma io ho SOLO robe eleganti, perfino gli shorts sono di calvin klein checcazzo! Vabbè, partiamo.
Allora, avete presente la lotta nel fango? Ecco, immaginate di dover camminare per 8 km in una palta in cui il piede affonda dai 10 ai 50 cm in una fanghiglia nera e puzzolente tipo sabbiamobile. All'inizio della camminata ti dicono: segui il gruppo ma non mettere i piedi nelle orme degli altri che sennò non li tiri più fuori. Rassicurante eh? E infatti i primi passi nella fanghiglia ti dici cazzo io da qui non esco viva! Dopo 500 metri o ti arrendi e torni indietro o ti viene spontanea una tecnica a metà tra il pattinaggio su ghiaccio e la danza classica per cui alternativamente saltelli e scivoli sulla poltiglia in modo da non lasciare il peso per più di un secondo su ogni passo. Anche così dopo 5 minuti sei ricoperta da uno strato spesso 3 cm di fango nero e vischioso (qui si estrae il petrolio e il sottosuolo trasuda perciò alternativamente gas zolfo e olio) dai piedi al ginochio, le scarpe sono un blob informe attacato alle caviglie e cerchi di non pensare a quanto fango c'è tra scarpa e calza.
Quando la fanghiglia finisce e tocchi la parte più sabbiosa ti sembra di camminare in paradiso. A questo punto ti prendi anche il lusso di guardarti intorno non essendo più occupata a vedere dove metti i piedi ed effettivamente ti accorgi che la costa colle mucche e i mulini a vento sta a qualche km a sud e il mare sta qualche km a nord e tu sei in un paesaggio lunare fatto di sabbia nera, conchiglie, gabbiani e fiumi, già perchè quando la marea defluisce lascia dietro dei fiumi di acqua salata che scorrono verso la nuova costa del mare e poi ricominciano a scorrere verso terra quando la marea risale. Per cinque minuti stai davvero bene: sospeso nel nulla, in una terra che non esiste, nel silenzio più totale, ti senti piccolissimo e enorme al tempo stesso, pensi che la sensazione vale lo sforzo.
Perchè ancora non sai che il bello comincia adesso. Per passare da un'isola di sabbia all'altra bisogna guadare i fiumi! Il primo guado ti ripulisce le scarpe dalla fanghiglia e l'acqua ti sembra perfino calda (solo perchè stai sudando come un pazzo), coi successivi ti accorgi di quanto è fredda anche perchè nel punto più profondo ti arriva più o meno alla vita quindi hai tutto il tempo di degustarne livello di pulizia, odore e temperatura mentre passo dopo passo affondi sempre di più! Esci dal guado e ti assale il vento del Nord bello fresco che ti gela istantaneamente l'acqua addosso così al posto del fango adesso hai un bello strato di sale. Poi si torna indietro e si rifà tutto alla rovescia. Il divertimento dura 3 ore e bisogna anche sbrigarsi perchè tra una marea e l'altra l'autonomia è di 4-5 ore al massimo.
Il ritorno noi l'abbiamo fatto praticamente di corsa perchè all'ultimo guado a momenti qualcuno ci lascia le penne e abbiamo dovuto fermarci per 10 minuti supplementari. Arrivati al campo base infangati fino ai capelli, sembriamo mostri della laguna silenziosa e ci laviamo allegramente in trogoli di acqua nerastra estraendo dalle scarpe e dalle calze tre o quattro chili di fango. Poi tutti a casa a farsi la doccia e a buttare nella spazzatura scarpe calze shorts e maglietta. Lavarli? ... mah ... ci si può provare avendo tempo e detersivo da perdere. Io ci provo almeno con gli shorts di Calvin Klein.
Che ci crediate o no è stata un'esperienza grandiosa e l'anno prossimo voglio riprovarci. Sarò masochista!
 
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