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2001

14 05 2001 familie reunie

La riunione familiare di sabato 12 maggio è stata contemporaneamente un successone e una sfacchinata micidiale. Il mio contributo è iniziato venerdì con gli approvvigionamenti, fatti in orario d’ufficio tra 2 riunioni e caldo torrido (28º). Fedele alle mie priorità ho chiesto al capo di aspettarmi al bar, sono andata all’adiacente super e mi sono presentata mezz’ora dopo con sportona della spesa traboccante con tanto di ciuffo di sedano sporgente. Molto Moschino 1984 ma lui non lo sa. Meglio così. Si abitui a vedermi in versione casalinga.
Tornata a casa col treno delle 17:45, servito cena al vikingo affamato, la preparazione dei 2 currys mi ha portato già stremata alle 23. A letto a mezzanotte e mezza dopo il film (Lola corre) in piedi sabato mattina alle 9:30, impacchetta tutto e partenza per Deurne alle 10:15.
A Deurne il giardino era stato trasformato in una sala da pranzo, con tendone bianco steso sopra un tavolone lunghissimo apparecchiato con tovaglia damascata bianca, piatti di porcellana bianca e blu, flutes di cristallo, posate del servizio buono e centrotavola di rose color pesca e mughetti: sembrava un matrimonio! 26 coperti, perchè mi ero dimenticata che 2 sorelle sono ahimè decedute, non che tra 26 e 30 faccia sta gran differenza. Appena arrivati mi sono occupata di preparare l’insalatona (1 kg pomodorini ciliegia, 700 gr fagiolini, 600 gr formaggio di capra, condire con sale olio origano e basilico) mentre i genitori del vikingo riempivano 26 bicchieri di cocktails, il vikingo scaldava le zuppe e Anja e Pero badavano alternativamente alla figlia Elena (2 anni e mezzo, una peste) e ai vassoi delle portate. A mezzogiorno preciso (stavano aspettando fuori???) sono arrivati tutti, ad intervalli di 15” tra i gurppi. Io mi sono piazzata vicono ad Anja in posizione strategica tra la porta del giardino e la porta della cucina dove il vikingo, incurante di tutto, stava rimestando le zuppe praticamente nudo fatto salvo per un paio di pantaloncini tipo costume da bagno. Speravo che vedendo arrivare gli ospiti si infilasse una maglietta e corresse in mio aiuto ma non è successo. Così ho affrontato la turba col solo sostegno di Anja che è stata bravissima e ha fatto le presentazioni. L’accoglienza è stata francamente mista. Dall’entusiasmo sfrenato della zia Chica e della zia Angela che mi hanno abbracciato, baciato e congratulato (de che?) all’indifferenza più totale dello zio Henk che nemmeno mi ha stretto la mano, passando per la diffidenza palese della zia Miet che ha chiesto ad Anja senza guardarmi “E questa chi sarebbe?”. Meno imbarazzante di quello che pensavo, allenata da vent’anni di pubblictà sorridevo a 32 denti e rispondevo alle domande parlando solo quando interrogata ed evitando di prendere iniziative. Finite le presentazioni, arrivati i cocktails sono andata in cucina ad aiutare il vikingo. Dopo pranzo sparecchiamento generale, lava i piatti (io Anja e zia Mia), metti tutto via e partenza per il minigolf.
Cioè quando dico minigolf uno immagina un giardino dove tra aiuole e cespugli in fiore ci sono le varie piste in graziosa terra battuta rossa o equivalente sintetico. Invece no. Capannone industriale senza finestre con aria condizionata, filodiffusione e piste in legno con tavolini e sedie di velluto rosso per i drinks. Entrata ho esclamato “Ik wil buiten!” (voglio andare fuori!) e ho fatto dietrofront praticamente correndo fuori dal parcheggio e andandomi a piazzare nel locale parco tra soffioni (soffioni!!!), margherite, ranuncoli e farfalle primaverili. Sole a picco, 30º, mi sono tolta i sandali e ho cominciato a camminare nell’erba. Il vikingo è arrivato 30” dopo e mi ha chisto se andava tutto bene. Adesso che sono fuori sì gli ho detto, scusami ma come fate a stare chiusi in quel sepolcro mentre fuori c’è il sole? E poi naturalmente ci ho pensato, questi hanno la pelle così delicata che si scottano in 30” figurati stare fuori a giocare a minigolf per un’ora o più sotto il sole, roba da pronto soccorso. Il vikingo ha detto OK, io devo tornare dentro, è la mia famiglia, tu stai pure qui ma fatti vedere ogni tanto OK? Infatti dopo dieci minuti sono rientrata e ho cercato di portare fuori Elena che stava allegramente cercando di smontare tutte le piste e riportava tipo retriever le palline ai giocatori non appena venivano lanciate. Siamo state un pò fuori io Elena e Anja a fare le capriole nell’erba (cazzo, mica sapevo che era così difficile, una volta ci riuscivo adesso a momenti vomito) poi quando il colore della pelle di Elena è diventato troppo intenso siamo tornate dentro e devo dire che ho apprezzato l’aria condizionata per quei dieci minuti necessari al mio corpo a riambientarsi. Poi sono andata all’adiacente super a fare la spesa (perchè in tutto questo nessuno aveva ovviamente pensato alla spesa della settimana) e quando sono tornata anche il torneo di minigolf era finito, quindi siamo tornati a casa dove abbiamo preparato il caffè per tutti (e ritira fuori tazze e cucchiaini appena lavati) mentre il padre del vikingo teneva tutti strategicamente occupati con la serie di quiz precedentemente da lui stesso preparati. Devo dire una cosa molto ben fatta, timing impeccabile, lui un istrione.
Io mi sono accasciata sul divano a vedere i Pokemon con Elena e mi sono prontamente addormentata. Mi sono svegliata al suono della pendola che batteva le 18. Occazzo, l’ora del barbecue! Ma tutti sembravano molto rilassati, la carbonella non era ancora accesa, il vikingo stava preparando in diretta la sua famosa torta (budino di pane alla creola), Pero stava oliando la griglia, il padre del vikingo stava servendo gli aperitivi. Mi sono alzata e sono andata a scaldare i currys e a finire l’insalata. Eravamo in 5 in cucina, sono ancora ammirata dal modo in cui tutti si sono aiutati cercando di non intralciarsi a vicenda: non è stato rotto un solo bicchiere, non è stata rovesciata una goccia d’olio o di cibo. Ancora non so come abbiamo fatto. Riapparecchiata la tavola ci siamo accorti che il barbecue andava a rilento, quindi abbiamo cominciato a servire curry e insalate. DIVORATI!!! Mai visto così tanta fame in vita mia! Le prime carni dal barbecue sono arrivate verso le 19, nel frattempo 1 dei 2 currys e la pasta al salmone erano finiti, le 2 insalate erano lì lì per finire e anche la salsa di arachidi aveva bisogno di un refill. Il vikingo ha preso il posto di Pero al barbecue e da quel momento le cose hanno cominciato a marciare un pò più velocemente, io ho finito per andare in giro coi piatti di carne appena venivano pronti. Per le 20 era stato divorato il divorabile, avanzi rarissimi. Abbiamo sparecchiato, io ho rilavato tutti i piatti e le posate tra le proteste generali (ma cazzo, non c’era un centimetro quadro su cui appoggiarli, la cucina era invasa da pentole, la lavapiatti era già carica, mica si poteva lasciarli lì a incrostare fino alla mattina dopo no?) e vai di nuovo col caffè e con i dolci mentre il padre del vikingo teneva tutti impegnati con i risultati dei quiz. Alle 22 finalmente la massa ha cominciato ad accomiatarsi e sono rimaste solo le persone più intime a chiacchierare ancora un’oretta: Chica, Angela e Piet con relativi consorti. A me si chiudevano gli occhi, ho cercato di seguire la conversazione ma mi ronzava la testa e quando finalmente tutti si sono alzati per andare via ho cominciato veramente a rilassarmi.
Zia Angela, nell’accomiatarsi, ha detto al vikingo che avevo lavorato troppo e che è compito suo stare attento che non si ripeta. Carino da parte sua ma avrebbe potuto infilarsi un bel grembiule sul suo prezioso maglioncino all’uncinetto e lavare i piatti lei invece di tirare il culo al vikingo che si era fatto un culo tanto tutto il giorno. Voglio dire: la mamma del vikingo era tesa ed esausta già quando siamo arrivati, avendo preparato montagne di carne marinata e salse il giorno prima, con la febbre (le viene sempre prima di un evento, è l'emozione ma comunque sta da cani), ha dovuto fare la regia della cucina e come tutte le mamme si è seduta 10 minuti in tutto. Anja incinta al 5º mese col mal di schiena, ha dovuto aiutare e badare contemporaneamente a Elena (che vi assicuro è un’impresa). Pero volenteroso ma troppo lento per poterci fare affidamento (vedi barbecue), il padre del vikingo è stato impeccabile nel suo ruolo di maestro di cerimonie, cabarettista e barista e anche lui si sarà seduto forse un quarto d’ora in tutto, il vikingo sempre col suo sorriso sulle labbra e l’aria di non stare facendo un cazzo ha fatto tutti i lavori pesanti per sollevare la madre, incluso il barbecue che non era compito suo e incluso una bella quota di intrattenimento e baby sitting di Elena che – di nuovo – mica è roba da poco. E io che cosa avrei dovuto fare? Stare a conversare e guardare tutta la famiglia Beekman al lavoro? Secondo me ci siamo divisi i lavori in base a quello che ognuno era in grado di fare, senza storie e senza bisogno di consulti: eravamo affiatati e ce l’abbiamo fatta in 6, senza catering a far mangiare 26 persone 3 volte e ad intrattenerle per quasi 12 ore.
Mi sono sentita bene, stanca ma felice, mi è sembrato finalmente di aver fatto qualcosa di concreto, qualcosa di tangibile, reale, lavoro vero, cazzo, lavoro manuale. E poi, come ho detto al vikingo, è tutto allenamento per il Bed & Breakfast. Secondo me ce la si può fare, la famiglia Beekman è troppo unita e affiatata, c’è davvero quel qualcosa in più che rende le cose possibili, come quando in 4 abbiamo traslocato casa mia. E tutto senza lamentarsi, senza recriminare, senza far pesare. Ripeto, non si è rotto un solo bicchiere, non è stato versato un goccio d’olio e non è stato perso nemmeno un cucchiaino. E tutti avevano sempre il sorriso sulle labbra. Certe cose fanno pensare.
 
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